Vi è mai capitato di arrivare ad una partita di calcio a metà secondo tempo?
Oppure ad una festa quando il cibo è finito e già i primi invitati cominciano a tornare a casa?
Oppure in spiaggia, al tramonto, mentre le persone con la pelle arrossata radunano ombrelloni e teli e si preparano al rientro? Non riesco ad immaginare niente di più triste.
Meglio non assistere del tutto ad un evento, non vederlo, non conoscerne l’esistenza, che assaporare il triste sapore del finale. Tutto ciò per dire che nonostante le gengive sanguinanti, il dolore e la futura parcella del dentista, provo un po’ di compassione per il mio dente del giudizio. Il poveraccio è spuntato poco tempo fa, a trentatre anni compiuti. Oddio, non è che io pensi di morire presto: ma insomma, rispetto agli altri denti che sono lì da più di venticinque anni, lui se n’è perso di spettacolo.
I suoi fratelli sono ingialliti, devitalizzati o piombati, ed ecco che arriva lui, sgomita per conquistare spazio, mentre tutti preferiscono ignorarla.
Poveraccio, proprio un destino avverso.
 E dire che non gli ho ancora spiegato che fra qualche mese conto di tirarlo via…