Negli ultimi tempi eravamo abituati a guardare con un po’ di stizza i super campioni della nazionale di calcio perché, l’impressione che ne derivava, era di personaggi un po’ altezzosi preoccupati più a difendere i contratti con lo sponsor e quindi a non farsi male in inutili partite internazionali, che non a difendere i colori della squadra azzurra.
L’atteggiamento era insomma quello del "è bravo ma non si impegna, potrebbe dare di più". Frase che milioni di genitori si sono sentiti dire ai colloqui con i professori, e che tutto sommato è rassicurante, perché c’è un problema di volontà ma i numeri ci sono. Magari con una bella strigliata ci si rimette in carreggiata. La nazionale vista purtroppo contro Paraguay e Nuova Zelanda è passata ad un nuovo paradigma. Quello del "poverino, si impegna, ma non ci arriva". Questi hanno corso, pressato, si sono impegnati allo spasimo, ma sono talmente scarsi che più di due punti non sono riusciti a racimolare.
Sarà che sono organizzati male, sarà l’inesperienza, sarà che Lippi ha lasciato a casa tutti i "geni e sregolatezza", ma qui di genio non se vede proprio. Questa nazionale contro l’Inter prenderebbe tre o quattro gol, non scherziamo. Però siccome speriamo che anche gli zucconi prima o poi, a furia di darci sotto, riescono a passare l’esame, non possiamo che augurarci che sia così e fare il tifo per questa nazionale che più che rabbia, poverina, fa tenerezza.