Mi invitano nervosamente ad attendere nella minuscola saletta accanto: è il giorno della dichiarazione dei redditi. Il primo giorno, perché so già che tornerò avendo dimenticato qualcosa. Non so cosa, ancora: i cud ci sono, le fatture del dentista pure, dell’ottico anche, stavolta ho preso anche quella dell’oculista, ci sono le scatole dei maledetti dispositivi medici. Non c’è lo scontrino del frigorifero perché porca miseria l’abbiamo comprato la settimana prima dell’avvio degli incentivi.
Tuttavia qualcosa di importante non c’è, sicuramente l’avrò dimenticata nel cassetto, e pazienza.

La saletta è veramente piccola, e guardandomi intorno mi rendo conto che si tratta della sede dello SPI:  Sindacato Pensionati Italiani. Trascorro appena dieci minuti lì dentro, ma sono sufficienti a scoprire che quel matto di Gianni si è rotto un tallone: crede ancora di essere un giovanotto, ha dimenticato le chiavi di casa e per aprire ha tentato di scavalcare un muretto. E no, con il tallone non si scherza. La cugina dell’Agnese si è operata tre volte, e ancora non ne esce, poverina. D’altronde se anche Achille ha fatto quella fine, penso io. Ma povero Gianni, cosa vuoi dirgli? L’età c’è e ne sa qualcosa la Lucia (che poi è la signora che mi ha accolto), quelle aritmie le hanno dato parecchie ansie, e se fosse per il Sant’Orsola chissà dove sarebbe adesso: ogni volta che faceva la fila la facevano attendere così a lungo che giunti alla visita le aritmie le erano passate. Ma dico io. Eh, Bologna. Che poi la colpa non è dei bolognesi, è che a Bologna ci sono gli studenti. Tanti studenti. (Provo a pensare quante volte ho usufruitò della sanità pubblica bolognese durante gli anni dell’Università: mi viene in mente la rimozione di un neo, e poi un paio di controlli specialistici. Evidentemente qualche altro studente bolognese però ha alzato la media con le sue aritmie).

Proprio vero, conferma Teresa. A Bologna ti fanno sempre aspettare. Ne sa qualcosa lei, che è appena stata a Bentivoglio. Lì c’è una dottoressa antipatica che si lamenta perché i bolognesi non dovrebbero andare a Bentivoglio, e invece. Ma lei ci va lo stesso. Una tac dopo dieci minuti! Dico, dieci minuti? Altro che i mesi di Bologna.

fruttivendola ama GeorgeRoba da chiamare tutti gli amici e invitarli ad approfittare a farsi una tac a Bentivoglio che non si sa mai. Che la Teresa la tac l’ha fatta perché aveva problemi di testa. Si è scoperto che era lo stomaco, che glieli causava. Si sa che dallo stomaco il problema poi arriva alla testa, conferma Lucia, proprio così. Meno male che c’è Bentivoglio, dieci minuti per una tac, e per fortuna che la dottoressa fetente non c’era. Lucia però a quel punto si sente in dovere di perorare la causa del Bellaria: lì non c’hanno il pronto soccorso, ma c’hanno una roba che si chiama in modo diverso ma è molto efficiente ed è tipo pronto soccorso senza fila. Vero, interviene Maria di cui quasi non mi ero accorto, nascosta dietro una bandiera del sindacato, lì vai e ti fanno le analisi, così, senza prenotazione.

Non partecipo al discorso perché mi rendo conto di poter contribuire poco con le mie due gastroenterite e con i traumi del calcetto, che non sono ancora al livello del povero Gianni ma fra un po’…La faccenda delle analisi al Bellaria va approfondita, rifletto, pensa che io che per farmi le analisi gratis dono ogni volta mezzo litro di sangue all’Avis.

Mi chiamano nell’altra stanza, finalmente è il mio turno. Ovviamente tornerò: ho la fattura della caldaia nuova ma mi sono dimenticato la copia del bonifico. Sarà l’occasione per chiedere come sta Gianni.

PS. Nella foto: fruttivendola loves George. Non c’entra niente con il pezzo ma mi faceva sorridere.