bufalaAlcuni anni fa lessi un libro intitolato “Tutto quello che sai è falso”. Lo feci soprattutto incuriosito dal lavoro dell’amico Roberto Vignoli, che allora aveva dato il via all’iniziativa della casa editrice Nuovi Mondi Media con alcuni soci. Il libro mi piacque – nonostante il titolo evidentemente forzato – perché invitava a osservare tante realtà apparentemente assodate con un punto di vista investigativo, diverso, opposto al cosiddetto “mainstream”. Già la quarta di copertina infatti invitava a porsi delle domande di fronte alle realtà spacciate come tali dai mass-media. I temi erano diversi: dall’uso degli psicofarmaci ai dubbi sull’aids, dal ruolo delle banche nella politica mondiale all’11 settembre. Quell’11 settembre che scatenò la voglia di indagare e capire di più che nei decenni precedenti sembrava essersi assopita. Sin dalla prima lettura trovai degli spunti condivisibili, altri mi lasciarono perplesso, su altri finii quasi per sorridere perché mi sembravano ipotesi davvero azzardate. Però non potevo non riconoscere che dietro quelle teorie c’era un metodo. C’era una raccolta di dati (contestabile, limitata, soggettiva, certo), c’era uno schema di analisi della realtà, c’era una sintesi (parziale, discutibile, forse errata). Ebbene, negli ultimi tredici anni purtoppo mi pare che le cose siano cambiate, ma non in meglio.
Si è passati rapidamente da una popolazione narcotizzata che credeva a tutto perché “l’ha detto la tivù” ad una che invece non crede più a nulla se non al complotto. Complici i social media, siamo passati ad un relativismo generalizzato che in realtà nasconde obiettivi di manipolazione ben allarmanti, perché si, crediamo ai complotti, ma solo a quelli che ci fanno comodo. Senza preoccuparci delle fonti, del metodo, della ricerca: mettici su il cappello “quello che nessuno ti ha mai detto”, clicca e condividi. Non vedo altrimenti come spiegarmi le ossessive bufale che mi ritrovo in bacheca da parte di chi continua a pubblicare notizie sugli immigrati che fanno la bella vita, sulle trame nascoste dei potentissimi rom (che hanno sostituito i Protocolli di Sion nelle trame complottiste dei razzisti, triste primato a dir poco), sulla CIA che nasconde la sua volontà dietro le scie chimiche, le pioggie invernali e le scorreggie dopo la pasta e fagioli. Mai nessuno che si prendesse la briga di controllare le fonti, di rendersi conto che il Corriere della Sera e il Corriere del Piffero non sono la stessa cosa. A dire il vero qualcuno c’è, e mi riferisco al prezioso lavoro di quegli operatori “antibufala” che denunciano come spesso dietro queste informazioni ci siano dati distorti quando non completamente inventati.
Le conseguenze sono secondo me sottovalutate, se si considera che questa mania dell’attaccare sempre e comunque gli organi “competenti” finisce per coinvolgere anche i tribunali: penso all’incredibile caso Stamina, che dovrebbe essere studiato in tutte le facoltà di scienze della comunicazione, di sociologia, di psicologia.
Se tutto è un complotto, l’opinione dei tecnici non conta più: i medici sono tutti servi delle multinazionali del farmaco, per cui smettiamo di prendere le medicine e curiamoci coi sassolini e i profumi; i geometri del Comune sono burocrati noiosi, la casa è mia e se mi va di abbattere le pareti portanti per farmi un loft al piano terra della palazzina lo faccio senza problemi; gli storici sono solo degli statali pagati per far niente, quella storia lì dell’Olocausto è tutta una invenzione, l’ha scritto mio cugino su Facebook.
Un popolo che crede a tutto quello che dice il telegiornale può essere educato. Ma per uno che crede al primo imbecille che fotografa un codice a barre e ci trova la data dell’avvento dell’Anticristo non vale nemmeno la pena nemmeno perderci tempo.