altalenaNon mi è mai piaciuto fare i compiti. Andare a scuola era un dovere, magari noioso, ma, con i limiti della maturità che può avere un bambino, ne comprendevo l’utilità. Ma i compiti no, i compiti erano un’invasione dei miei tempi che tolleravo a fatica. Certo c’era qualche eccezione: non mi dispiacevano i “pensierini” che poi divennero “composizioni” e infine “tema”. E anche gli esercizi di matematica, quelli con il risultato finale previsto che doveva corrispondere al tuo, avevano un che di divertente, una sorta di rompicapo. Insomma però, sempre compiti erano.
Con i ricorsi storici che la vita ci propone, anche i compiti, come i peperoni, si ripropongono. Sono quelli di mia figlia, che ovviamente chiede un sostegno al papà o alla mamma. E se il tempo pieno ci ha liberati dall’incombenza quotidiana, ecco che lo spettro della paginetta fitta fitta del diario si protende minaccioso sugli equilibri del week-end.
E il guaio è che adesso non posso nemmeno farli io, i compiti (anche se la tentazione è forte: con tutto quello che ho da fare, non posso, davvero non posso aspettare che tu colori quella paginetta, tesoro mio). Devo, come dire, sovraintenderli, indirizzando talvolta le scelte (non se ne parla proprio, cominciamo con la matematica: le letture le farai quando sei ormai cotta) sollecitando l’operatività (e basta temperare le matite! Pensa a ‘sta cacchio di sottrazione che siamo fermi da dieci minuti!) sostenendo nei momenti di difficoltà (lo so che scrivere in corsivo è faticoso e ormai quasi inutile e ti servirà a poco nella vita, ma il bello sta proprio nello scoprire quante cose non ti sono servite cammin facendo. Non posso mica toglierti il gusto elencandole tutte adesso!).
Insomma, ho un ruolo di responsabilità. Con l’aggravante che il resto della dirigenza mi boicotta (la mamma mi ha sempre fatto fare così) e che i reparti operativi non nutrono particolare rispetto per i vertici, sapendo che non posso né licenziarli né rifiutare loro le ferie (uffà papà non è così che si fa).
Quali altri ricorsi mi riserva il futuro? Devo prepararmi alle nottate prima delle interrogazioni e al ritiro a inizio della stagione sportiva? Non lo so. Anche perché, con l’avanzare degli anni, più che ricorrere, al massimo queste attività ripasseggiano, che di più non ce la faccio.