Vista da un droneLa tecnologia offre possibilità agli appassionati di audiovisivo impensabili solo vent’anni fa. Penso alla straordinaria facilità del montaggio non lineare, che ormai permette persino a chi dispone di uno smartphone potente di selezionare degli spezzoni video, cambiare loro ordine, tagliarli. Prima che tutto ciò vi sembri ovvi pensate alle centraline vhs con cui siamo ammattiti noi figli degli anni settanta, con quel maledetto nastro di plastica che rubava sempre qualche decimo di secondo e ci costringeva a ricominciare da capo. Però, come sempre, la facilità porta agli eccessi.
Gli eccessi delle transizioni, per esempio, con quella drammatica fase in cui i videoamatori non lasciavano che una una clip si concludesse senza che l’altra si aprisse con un libro 3D, un aereo svolazzante, un puzzle, un’esplosione. Le uniche due transizioni accettabili, se non siete John Landis, sono la dissolvenza in nero e quella incrociata, ricordatevelo sempre.

Però mi pare che questa minaccia sia stata rapidamente superata, sostituita da un’altra ancora più efferata: il video dal drone.
Per carità, il drone offre possibilità straordinarie. Certe vedute aeree che potevano permettersi solo ad Hollywood ora sono alla portata di operatori che abbiano investito qualche migliaio di euro. Il sogno di un inquadratura che sale dal dolly ormai è realizzabile anche per i matrimoni più top, per non parlare della sagra paesana con la folla che saluta festante l’ufo telecomandato. Però non esageriamo. Nemmeno il regista turkmeno più sperimentale avrebbe proposto un film fatto solo con il dolly. Ho visto in un autogrill il video realizzato da un comune, di cui non farò il nome per non mettere a disagio il collega che l’ha proposto, integralmente costituito da riprese dal drone. Va bene l’effetto presepe sul borgo antico, va bene l’utilizzo in quelle circostanze in cui non hai alternativa (la scogliera a picco sul mare o la guglia più alta di una cattedrale), ma poi cavolo spezza. vai con un dettaglio della chiesa madre, della piazza del paese, un primo piano di qualcuno che chiacchiera al bar o un’aiuola fiorita.
Abbiamo capito che hai un drone, adesso però dimostraci di avere anche la testa.