Ponte nel boscoQuanto sarebbe piaciuto agli elfi che popolavano il nord di Apul, conosciuti anche come Berfatt, essere gli unici abitanti dell’isola! Ma purtroppo non era così. C’erano gli Gnurket che abitavano più a sud la città di Tardnuestr e i dintorni, così grezzi e trogloditi, poverini. Fondamentalmente pacifici, almeno nei loro confronti, ma certo cambiarsi d’abito una volta ogni tanto avrebbe migliorato la loro vita sociale. Poi c’erano gli Sparatrapp, che confinavano anche loro a sud ma sul confine orientale: simpatici e innocui, potevano essere considerati i fratelli originali della famiglia. E però c’erano anche i mostruosi Mucidi, con le loro angherie e le loro continue minacce, per non parlare di gruppi sparuti come i Vashvash, commercianti gretti e puzzolenti, e i Chiummi, giganteschi esseri con giganteschi problemi di igiene personale. Un tempo Chiummi e Berfatt erano stati stretti alleati, ma quei giorni erano ormai ricordi lontani, e dei Chiummi si era persa traccia.

«Prego, accomodatevi». Fu Capurél, la madre del re, a rivolgersi ai due ospiti invitandoli a sedersi vicino a lei, mentre il figlio osservava qualcosa fuori dalla finestra. Per un attimo anzi costui sembrò voler dire qualcosa, ma la madre lo anticipò.
«Vi abbiamo fatto chiamare perché abbiamo una missione importante da affidarvi. Una missione per la quale abbiamo bisogno delle vostre capacità».
Per quanto i Berfatt preferissero contemplarsi nello specchio piuttosto che confrontarsi con gli altri, di tanto in tanto occorreva mandare un messaggero alle popolazioni vicine. E tutte le volte diventava difficile individuare qualcuno, perché nessuno voleva allontanarsi dalle terre del nord, con il rischio di perdersi o di finire vittima di un’imboscata. La scelta pertanto era stata quella di nominare ambasciatori coloro i quali potevano pure perdersi o finire vittime di un’imboscata senza arrecare danno alcuno al regno, anzi.
Due campioni in questo senso erano stati trovati in Pizzarun e Scapucchiun, due fratelli che condensavano il peggio che il popolo berfatt potesse proporre: pavidi, scarsi nella lotta, piuttosto impacciati con le armi, incapaci di accostare bene i colori di calzini e giubbe. E poi, per quanto cercassero di curarsi con manicure e trattamenti estetici, rituali molto diffusi tra i Berfatt, non riuscivano ad ottenere una sembianza per lo meno accettabile per gli standard di un popolo molto attento alle apparenze come quello degli elfi. Erano “elfi di periferia”, vivevano cioè lontani dalla città, nella quale venivano richiamati solo in grandi occasioni: mandarli in giro, insomma, era una buon modo per tenerli lontani e dimenticarsi del loro mono-sopracciglio. A dire il vero ogni volta che partivano i consiglieri del re rimanevano in trepidante attesa per il loro ritorno. Tremavano alla sola idea che potessero essere uccisi per strada. Che figura avrebbero fatto, i Berfatt, se altri popoli confinanti avessero recuperato quei due cadaveri spettinati, trasandati e fisicamente fuori forma?
Nessun dubbio che se c’era da inviare qualche comunicazione ai popoli vicini, toccasse a loro farla.

«Madre – borbottò Vacandin cercando di prendere la parola – a dire il vero…»
«I Mucidi preparano un attacco epocale. Ci è stato comunicato da un messaggero sparatrapp, e mio figlio Vacandin l’ha rimandato indietro proponendo un incontro. Ma visto che i giorni passano e con essi cresce la paura che qualcosa di brutto gli sia accaduto, è arrivato il momento di andare a scoprire direttamente cosa sta succedendo a Yarubbedd, la città principale degli Sparatrapp».
Quando il gioco si fa brutto, insomma, i brutti cominciano a giocare.
«Mamma – intervenne allora il re alzando la voce – guarda che quelli non sono Pizzarun e Scapucchiun. Non vedi? Di solito i due indossano calzini spaiati e giacche a strisce marroni. Questi invece sono vestiti di blu».
La regina madre ebbe un sussulto e portò la mano al petto.
«Chi siete voi, dunque, e come osate sostituirvi ai nostri due messaggeri?»
«A dire il vero, vostra maestà, noi siamo i loro cugini. Il fatto è che Pizzarun e Scapucchiun avevano troppa paura di presentarsi direttamente davanti a voi. Ma adesso che sappiamo che non volete imprigionarli o peggio ancora depilarli, possiamo andare a chiamarli».

Non erano belli, Pizzarun e Scapucchiun, ma avevano il dono della strizza. Convivevano con la paura in qualsiasi circostanza. Il re poteva fidarsi: sapeva che anche stavolta la loro straordinaria capacità di fuggire a gambe levate davanti al pericolo li avrebbe salvati, consentendo loro di portare a termine la missione.

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