Gli uomini – e probabilmente anche qualche donna – già dal titolo avranno capito a cosa faccio riferimento. Nelle partite di calcetto giocate tra amici, di solito l’organizzatore arriva con scioltezza a convocare i primi cinque o sei fedelissimi, recupera con qualche telefonata gli altri tre, per poi trovarsi di fronte all’incubo che si materializza, inquietante come una raccomandata verde. Trovare il decimo.

Uno è fuori città, l’altro è infortunato, l’altro ha una moglie che preferirebbe lo tradisse con una cavalla del circo piuttosto che vederlo uscire di nuovo per il calcetto; trovare il decimo è più difficile di quello che si possa immaginare. Però non se ne può fare a meno: tra giocare in nove e giocare in dieci c’è un abisso. Non è una questione graduale: se una single non si accontenta perché non trova l’uomo bello, ricco, sensibile, intelligente, carismatico, disponibile, affettuoso, appassionato, che piaccia a mamma e ANCHE divertente, allora puoi dirle: e che cavolo, 9 su 10, accontentati. Che anche tu non che sei proprio Scarlett Johansson. Se fai una visita oculistica e ha nove decimi, cavolo, cosa pretendi, pazienza per un decimo.
Nel calcetto no, nel calcetto dieci è perfezione e gioia, nove disdetta e fallimento.

Ripensando alla ricerca del decimo, a quelle chiamate spasmodiche, a quegli sms inviati a persone che non vedi dalle elementari, a quell’anelito verso il raggiungimento dell’obiettivo, mi sono detto che in fondo una vita alla continua ricerca del decimo, per quanto stressante, è una vita degna di essere vissuta. In verità, il decimo lo cerchiamo continuamente. Lo cercava Colombo con le sue caravelle, Galileo si era dotato persino di un cannocchiale per individuarlo. Gli scrittori fallimentari come me lo cercano in quella frase ad effetto, in quell’aggettivo calato al posto giusto, in quella battuta che almeno per un attimo ti fa sentire meno fallimentare. I pittori lo cercano nella rifinitura che fa la differenza, i musicisti magari in un riff che spezza il cuore ai fan.

Cerchiamo il decimo quando ci impegniamo per raggiungere una posizione lavorativa ambita, quando mangiamo biscotti integrali senza zucchero per far vedere a quei maledetti trigliceridi chi è che comanda, cerchiamo il decimo quando mandiamo un messaggino all’impiegata del palazzo di fronte che abbiamo incrociato al bar e che da mesi non abbiamo il coraggio di invitare fuori. Ed è bello, cercare questo decimo, sperare, incrociare le dita. Che poi si vinca o si perda non ha importanza.

Quello che conta è non mollare, non mandare all’aria il calcetto, sia vero che figurativo, e rassegnarsi a non giocare più. Perché il decimo può arrivare in qualunque momento, magari il ragazzino della partita prima, magari il figlio del gestore. L’importante è cercarlo fino alla fine.