Bologna l'oscura
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Bologna
l'oscura
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La
Repubblica, 4 dicembre 2007

Il Bologna, 27 dicembre 2007

Il Domani, 23 gennaio 2008

Polis,febbraio 2008

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"Cinque
gustosi racconti serviti... alla bolognese"
(Il Sole 24 ORE)
"Sguardo affezionato, talvolta cinico, ma sempre molto efficace"
(La Repubblica)
"Cinque storie gli occhi un'umanità brulicante ed eterogenea,
in bilico tra estraneità e senso di appartenenza"
(Il Domani)
"Un dimensione inconsueta e misteriosa della 'città
rossa'"
(Il Bologna)
"Racconti noir eleganti, imprevedibili, scritti con grande
tranquillità"
(Polis)
aL'oscura
quotidianità petroniana"
(La Repubblica, 4 dicembre 2007)
a"Bologna
l'oscura", tenebrosa raccolta in cui si intrecciano 5 storie
quotidiane
(Il Bologna, 27 dicembre 2007))
aCinque
storia nostrane e Bologna diventa oscura
(Il Riformista, 1 dicembre 2004)
aLibri
e dintorni
(Il Domani, 17 novembre 2004)
aLa
seconda fatica di Carmine Caputo che pubblica per NonSoloParole
Bologna l'oscura
(Polis, febbraio 2008)
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Sul
web
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Bologna
l'oscura: la quarta di copertina |
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"Un'inarrestabile
ironia e un tagliente sarcasmo nonché un ritmo ben scandito,
spesso talmente vivace e incalzante da rendere alcuni passi quasi
adatti al palcoscenico, a una sceneggiatura"
(Mangialibri
)
"Cè
davvero tutta Bologna loscura in questi bei racconti
di Carmine Caputo che ci racconta una città moderna ma stranamente
decadente"
(BooksBlog)
"La scrittura
di Caputo si contraddistingue per il ritmo veloce, per lironia
e per la capacità di descrivere i paradossi che riconosciamo
far parte della nostra quotidianità"
(Oltrepensiero)
Caputo
prende in esame gli aspetti più grotteschi e surreali della
città, ma allo stesso tempo caratteristici e buffi.
(Questo
Grande Brasile - il blog)
Intervista
a cura di Codec Video
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Uno
scrittore in crisi accusato di spaccio, un commercialista vessato
dalla fidanzata, un padre alle prese con i capricci della figlia studentessa,
una laureata in filosofia impiegata in un call center, un caso di
amore non corrisposto per un'ex compagna di liceo.
Cinque storie bolognesi che tracciano scenari di vita contemporanea
attraverso gli occhi di un'umanità brulicante ed eterogenea,
in bilico tra estraneità e senso di appartenenza. Città
dalle mille sfaccettature, impenetrabile e seducente, Bologna è
un agglomerato di microcosmi in cui l'eco della Storia fa da contraltare
ad un presente irto di contraddizioni.
Tra routine quotidiana, prepotenti gipponi in doppia fila, mogli brontolone
e centri commerciali, emerge una dimensione inconsueta e misteriosa
della "città rossa", in un sottobosco costellato
di insospettabili giri di droga, rapimenti e colpi di scena che introducono
imprevedibili risvolti avventurosi.
Lo sguardo dell'autore - a volte affezionato, a volte cinico, ma sempre
accattivante - non ha paura di esplorare le zone d'ombra di Bologna,
rivelandone un lato nascosto, oscuro, e dipingendo con straordinaria
ironia e con un pizzico di nostalgia l'incredibile fauna umana di
"una città che gioca, che scherza, che deride, e ogni
tanto bara". |
| Bologna
l'oscura: l'incipit |
La
gente crede che la morte sia qualcosa che ci sta molto lontano, che
si avvicina lentamente e che un giorno incrocia il nostro cammino.
Non è così. La morte non è lontana, la morte
è in mezzo a noi, ci sfiora ogni giorno, ci passa accanto per
strada, nelle nostre case, nei nostri giardini. Poi un giorno ci abbraccia,
e rien ne va plus.
Ma è imprevedibile, la morte, ogni tanto bluffa, ci inganna,
fa delle finte che sembrano vere, e dopo ci lascia spaventati e increduli
con in bocca il sapore agrodolce della limonata che ci preparava la
nonna dopo una corsa in bicicletta.
Sono le cinque del mattino e nelle ultime sette ore mi sono accadute
più cose che nei miei precedenti trentanni di vita. Vago
senza meta sotto i portici di una Bologna accaldata e sorniona, galleggiando
in unumidità che sembra annacquare i contorni di Piazza
Santo Stefano.
Devo avere un aspetto cadaverico eppure mi sento perfettamente a posto.
Questa è una delle poche città dove uno può gironzolare
aspettando lalba scalzo, con indosso una giacca di lino strappata,
una camicia macchiata di sangue, delle orchidee schiacciate in un
taschino, i pantaloni di un pigiama preso in prestito eppure sentirsi
perfettamente a proprio agio. I bonghisti che sonnecchiano dallaltro
lato della piazza, per esempio, mi sembra siano messi decisamente
peggio di me, hanno le scarpe, è vero, ma in questo momento
non sarebbero in grado di distinguerle dal profilo del loro compagno
di bevute. E quel tizio che ho visto uscire da un locale dietro via
Castiglione, con indosso un cappotto zebrato, una bombetta allinglese
e due zoccoli con il tacco non ha certo unaria più rassicurante
di me. (...) |
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