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Lisbona non è una città per turisti, è una città per viaggiatori.

Perché quando senti il profumo dell’Atlantico che risale il fiume e ti inebria le narici puoi anche essere un impiegato pantofolaio o un pensionato sedentario, la senti quell’energia, quell’elettricità che smosse gli uomini e portò loro a domandarsi cosa ci fosse oltre, cosa ci aspettava al di là delle colonne d’ercole.

È una città per viaggiatori perché non si distende ruffiana con le solite strade del centro in cui gongolano i soliti ristoranti più raffinati: qui si può mangiare benissimo spendendo poco, ma bisogna avere la pazienza di cercare, osservare, spiare.

Elegante, malinconica, imprevedibile, Lisbona è una città che affascina il viaggiatore disposto a scarpinare su e giù per i colli, con il fiato che si fa più pesante mentre cerchi di conquistare quella terrazza da cui si gode una vista fantastica. Il turista prende la metrò perché vuole vedere i posti migliori e vuole farlo in fretta.

Il viaggiatore prende il tram perché vuole vedere cosa c’è tra i posti migliori.

E Lisbona è una città per viaggiatori.

Abbiamo camminato tanto, a Lisbona.

Pur non essendo una metropoli, infatti, la città si estende su un territorio collinare intorno alla baia del fiume Tago ed è tutta un saliscendi. I mezzi di trasporti funzionano discretamente, ma la metro è poco utile perché di costruzione relativamente recente: permette un raccordo tra centro e periferia, ma poi per visitare i tesori che la città nasconde in tanti quartieri diversi occorre muoversi a piedi oppure sui meravigliosi tram immortalati da Wim Wenders nel suo Lisbon Story.

Non è certamente un caso se Lisbona è una città amata da scrittori e cineasti.

Ha la varietà, inanzi tutto: e siccome il valore nasce dalla differenza, non c’è posto che meglio
solleciti la fantasia creativa di uno in cui il labirinto delle stradine strette di un quartiere “fricchettone” come il Bairro Alto convive con il malinconico e lussuoso Chiado o con le case arrampicate sulle alture di Alfama.

E poi è una città che, proprio come Roma, con le sue colline e le sue viste panoramiche si presta a quella teatralità data da scene e palcoscenici naturali che alle città di pianura mancherà sempre.

Portatevi assolutamente una macchina fotografica con voi, a Lisbona: sarà tanto più utile quanto più potrete scoprirvi cacciatori, alla scoperta di uno scorcio bellissimo e imprevisto, di una ceramica (azulejos) che adorna una stazione di metro o la parete di una abitazione.

Ecco cosa colpisce di Lisbona: il fatto che ogni quartiere conserva una cifra che lo distingue dagli altri e che lo reputa degno di una visita.

Mi riferisco ovviamente ai quartieri principali, non ho avuto certamente modo di visitare la periferia anche se prenotare in un albergo non centralissimo può essere molto utile sia perché si risparmia un po’ sia perché in autobus (o in tram) in questo modo si assaggia progressivamente l’avvicinarsi al centro, la Baxia, con il suo via vai costante di visitatori.

Chi conosce la storia di Lisbona sa che questa città è stata martoriata da calamità naturali che ne hanno spesso distrutto interi quartieri.

I portoghesi però sono stati bravi e lungimiranti nel ricostruire rispettando il tessuto e le storie che ogni spazio ha da raccontare. Per cui non si troveranno, come in altre capitali europee, orribili cubi di cemento novecentesco a interrompere un ricamo di eleganti disegni neoclassici. Anzi, è tutta una splendida sinfonia neoclassica, Lisbona, in cui però le epoche storiche, come succede spesso nelle città di mare, si sono divertite a spostare volta per volta il cuore economico e sociale della città.

Quello che nel settecento era un quartiere residenziale per ricchi (il Bairro Alto) ora è un quartiere alternativo in cui si incrociano locali dove cenare ascoltando la malinconia musica lusitana o centri di cultura giovanile.

A Lisbona ci tornerei subito se non altro per la qualità e la quantità straordinaria di pesce che ho mangiato. E non solo il pesce è buono: qui sanno anche cucinarlo, dettaglio non insignificante per chi ha avuto la sfortuna di provare un merluzzo cucinato da un irlandese.

Gamberi e gamberoni enormi e saporiti, aragoste, frutti di mare. Lisbona è il paradiso di chi ama il pesce e vuole farne scorpacciate senza pelare il portafoglio. Occorre solo un po’ di pazienza perché i locali sono tanti, ma io per esempio ho mangiato il pesce migliore e più fresco in piccoli localini dall’apparenza spartana di cui però ti convince la faccia soddisfatta di chi esce leccandosi i baffi.

A proposito, per tutti quelli che almeno una volta nella vita hanno pregato San Antonio di Padova, correggetevi: il santo semmai è da Padova (e qui che visse gli ultimi anni della sua vita e morì), perché nacque e crebbe proprio nelle stradine che si arrampicano su per il colle dell’Altada.

Non credo che i santi siano patriottici (questi sentimenti non possono appartenere a chi si eleva tra gli uomini) ma se la prossima volta vorrete rivolgervi a lui come San Antonio di Lisbona, probabilmente ve ne sarà grato. Abbiamo visitato la chiesa dedicata al santo che non ha niente del monumentale e vistoso del santuario di Padova, ma proprio per questo forse al fraticello sarebbe piaciuta di più.