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	<title>Carmine CaputoCarmine Caputo | Carmine Caputo</title>
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	<description>Le testine si allineano, le teste pensano</description>
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		<title>Top-ten dei dieci comportamenti su Facebook che proprio non capisco</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 21:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[10) Quelli che pubblicano la foto del loro piatto appena servito al ristorante. Ma cacchio, metti via il cellulare e mangia che si fredda, no? 9) Quelli che usano la bacheca per messaggi molto personali. &#8220;Ricordati di passare a prendere Ciccio domani, e mi raccomando al ristorante prenota un tavolo vicino al bagno che c&#8217;è anche zio che c&#8217;ha la prostata&#8221;. Vabbe&#8217; che Facebook è l&#8217;altare su cui si immola la privacy, ma usare una e-mail o la messaggistica di FB è così difficile? 8 ) Quelli che &#8220;ti taggano&#8221;, cioè segnalano la tua presenza in una foto o un articolo, ma lo fanno solo per costringerti a leggerlo, coinvolgendoti a volte in discussioni che si ripercuotono con decine di e-mail inutili nella tua casella. Se anche tu fossi Gabrel Garcia Marquez e avessi qualcosa da dire al mondo, sono io che devo venire a leggerlo nella tua bacheca, e non tu che me lo infili sotto l&#8217;uscio della porta di casa come i volantini delle pizzerie 7) Quelli che pubblicano brani interessanti e si dimenticano di citare l&#8217;autore. Tanto con google ci vogliono due click a smascherarvi, perché fare queste brutte figure? 6) Quelli che pubblicano delle foto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/05/facebook.jpg"><img src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/05/facebook-290x290.jpg" alt="" title="facebook" width="290" height="290" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1806" /></a>10) Quelli che pubblicano la foto del loro piatto appena servito al ristorante. Ma cacchio, metti via il cellulare e mangia che si fredda, no?<br />
9) Quelli che usano la bacheca per messaggi molto personali. &#8220;Ricordati di passare a prendere Ciccio domani, e mi raccomando al ristorante prenota un tavolo vicino al bagno che c&#8217;è anche zio che c&#8217;ha la prostata&#8221;. Vabbe&#8217; che Facebook è l&#8217;altare su cui si immola la privacy, ma usare una e-mail o la messaggistica di FB è così difficile?<br />
8 ) Quelli che &#8220;ti taggano&#8221;, cioè segnalano la tua presenza in una foto o un articolo, ma lo fanno solo per costringerti a leggerlo, coinvolgendoti a volte in discussioni che si ripercuotono con decine di e-mail inutili nella tua casella. Se anche tu fossi Gabrel Garcia Marquez e avessi qualcosa da dire al mondo, sono io che devo venire a leggerlo nella tua bacheca, e non tu che me lo infili sotto l&#8217;uscio della porta di casa come i volantini delle pizzerie<br />
7) Quelli che pubblicano brani interessanti e si dimenticano di citare l&#8217;autore. Tanto con google ci vogliono due click a smascherarvi, perché fare queste brutte figure?<br />
6) Quelli che pubblicano delle foto di posti incantevoli e trovano disdicevole scrivere anche dove ca*** le hanno scattate, caso mai a qualcuno interessasse saperlo.<br />
5) Quelli che ti chiedono quand&#8217;è il tuo compleanno tramite strane applicazioni, ma non si azzardano a chiedertelo di persona (o con un messaggio)<br />
4) Quelli che ti propongono di fare amicizia con persone che non hai mai visto in vita tua, che difficilmente incontrerai e di cui tutto sommato non ti interessa granché<br />
3) Quelli che da tre anni ti invitano a giocare a Farmville, continuate pure, per carità, chissa che al decimo anno non capirete che non mi interessa&#8230;<br />
2) Quelli che pubblicano una bonazza (o un bonazzo) come foto del loro profilo. Eh eh, a chi volete darla a bere?<br />
1) Quelli che usano la visualizzazione &#8220;Diario&#8221;, l&#8217;impaginazione web più brutta che si sia mai vista</p>
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		<title>Arrivederci Vodafone</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 15:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personal Edition]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta un mio amico per prendermi in giro mi disse che solo i televisori in casa mia non erano a marchio Coop. La verità è che quello delle cooperative insieme a quello del commercio equo e solidale è l&#8217;unico marchio a cui sono davvero &#8211; come direbbero gli esperti &#8211; fidalizzato. E proprio in quest&#8217;ottica ho fatto un altro passo avanti, lasciando Vodafone per CoopVoce. Una cambiamento per me epocale perché erano dodici anni che mantenevo il gestore di telefonia in cui tutto ruota intorno a te. Il motivo del cambiamento è, come sempre, economico: avevo uno di quei contratti in cui se chiami un utente non vodafone il tuo credito viene prosciugato come la pensione di un operaio alla slot machine. Cifre veramente incredibili, decine di euro per una ventina di minuti al telefono. In alcuni casi non posso escludere che sia stato questo ad allontanarmi da alcuni conoscenti dotati di cellulari Wind o Tim. Ma se una volta il numero di cellulare ti aiutava a indicare una persona, con la mobilità mi capitava di chiamare 347 o 349 convinto che fosse uno dei nostri, per poi trovarmi il cellulare esanime e sanguinante, privato di tutti i soldi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/05/coopvoce.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1801" title="coopvoce" src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/05/coopvoce.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a>Una volta un mio amico per prendermi in giro mi disse che solo i televisori in casa mia non erano a marchio Coop.</p>
<p>La verità è che quello delle cooperative insieme a quello del commercio equo e solidale è l&#8217;unico marchio a cui sono davvero &#8211; come direbbero gli esperti &#8211; fidalizzato. E proprio in quest&#8217;ottica ho fatto un altro passo avanti, lasciando Vodafone per CoopVoce. Una cambiamento per me epocale perché erano dodici anni che mantenevo il gestore di telefonia in cui tutto ruota intorno a te.<br />
Il motivo del cambiamento è, come sempre, economico: avevo uno di quei contratti in cui se chiami un utente non vodafone il tuo credito viene prosciugato come la pensione di un operaio alla slot machine. Cifre veramente incredibili, decine di euro per una ventina di minuti al telefono. In alcuni casi non posso escludere che sia stato questo ad allontanarmi da alcuni conoscenti dotati di cellulari Wind o Tim. Ma se una volta il numero di cellulare ti aiutava a indicare una persona, con la mobilità mi capitava di chiamare 347 o 349 convinto che fosse uno dei nostri, per poi trovarmi il cellulare esanime e sanguinante, privato di tutti i soldi dalla scheda.<br />
E quindi adesso passo ad un servizio che per 9 centesimi al minuto mi fa parlare con tutti, niente fronzoli, niente cards, niente offerte speciali<em> chiamatuttiituoicuginimasoloneigiornidisparideimesidi30giorni</em>.<br />
Anzi, se proprio dovessi dire cos&#8217;è stato di Vodafone che mi ha irritato per non dire offeso sono state certe pseduo-promozioni. Vuoi farmi un regalo? Dammi due euro di credito, e sono contento. Non regalarmi un servizio che a soli 5 euro mi permette di inviare un milione di sms al giorno a tutti miei amici nati a maggio con il nome che comincia per P. A caval donato non si guarda in bocca, ma se il cavallo scalcia, che se ne torni da dove è venuto.</p>
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		<title>Non indurci in tentazione</title>
		<link>http://www.carminecaputo.com/2012/04/25/non-indurci-in-tentazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 15:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personal Edition]]></category>

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		<description><![CDATA[La chiamano cucina ad induzione, ed in apparenza sembrerebbe un passo avanti della tecnologia. Un passo in avanti lo è, ma verso il baratro. Mi spiego: si tratta di fornelli che trasmettono il calore direttamente alla pentola tramite, appunto, un procedimento elettromagnetico di induzione. Certo ci vogliono nuovi fornelli, certo ci vogliono pentole adatto, ma vuoi mettere che eleganza? Non c&#8217;è fiamma, perché il calore si trasmette direttamente alla pentola, il piano di cottura si pulisce in un attimo, i tempi di cottura sono più rapidi e tutto può essere controllato elettronicamente perché la temperatura può essere controllata con precisione. Allora dov&#8217;è la fregatura? Secondo quanto riporta il giornale di Mediaworld, che fa il suo mestiere e prova a vendere questi prodotti che dovrebbero essere resi illegali, per cucinare un piatto di spaghetti ci vuole&#8230;ehm&#8230; 750 W. SETTECENTOCINQUANTA WATT? Come accendere contemporaneamente 75 lampadine a basso consumo, una roba che neanche le luminarie della Festa della Madonna del Rosario, più o meno come lavorare contemporaneamente con quattro computer o guardare sei o sette televisori. Per non parlare della scellerata ipotesi in cui mentre preparo la pasta scaldo anche il sugo e preparo il soffritto: a quel punto il contatore scatta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1799" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/induzione.jpg"><img class="size-full wp-image-1799" title="induzione" src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/induzione.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">Tratta da &quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Induction_cooking&quot;</p></div>
<p>La chiamano cucina ad induzione, ed in apparenza sembrerebbe un passo avanti della tecnologia. Un passo in avanti lo è, ma verso il baratro. Mi spiego: si tratta di fornelli che trasmettono il calore direttamente alla pentola tramite, appunto, un procedimento elettromagnetico di induzione. Certo ci vogliono nuovi fornelli, certo ci vogliono pentole adatto, ma vuoi mettere che eleganza? Non c&#8217;è fiamma, perché il calore si trasmette direttamente alla pentola, il piano di cottura si pulisce in un attimo, i tempi di cottura sono più rapidi e tutto può essere controllato elettronicamente perché la temperatura può essere controllata con precisione.</p>
<p>Allora dov&#8217;è la fregatura? Secondo quanto riporta il giornale di Mediaworld, che fa il suo mestiere e prova a vendere questi prodotti che dovrebbero essere resi illegali, per cucinare un piatto di spaghetti ci vuole&#8230;ehm&#8230; 750 W. SETTECENTOCINQUANTA WATT? Come accendere contemporaneamente 75 lampadine a basso consumo, una roba che neanche le luminarie della Festa della Madonna del Rosario, più o meno come lavorare contemporaneamente con quattro computer o guardare sei o sette televisori. Per non parlare della scellerata ipotesi in cui mentre preparo la pasta scaldo anche il sugo e preparo il soffritto: a quel punto il contatore scatta sicuramente perché i 3 KW non possono bastare, alcuni modelli possono arrivare ad avere bisogno di 7000 watt.</p>
<p>Magari sono i primi passi, non so, in futuro riusciranno a ridurre i costi. Ma per ora, in un mondo in cui ci si amazza &#8211; letteralmente &#8211; per disporre delle risorse energetiche,  lo spreco  impunito di energia elettrica dovrebbe essere considerato criminale. L&#8217;energia elettrica non va usata per produrre calore, è un controsenso, perché per produrre energia elettrica si disperde calore! Ci vuole uno scienziato per capirlo?</p>
<p>Invece di lamentarci sempre per la crisi, cominciamo a buttare fuori casa forni elettrici, bollitori, asciugatori (mostruosi anche loro) e valutiamo se serve davvero un phon da 1600 watt. E la cucina induzione se la possono tenere in magazzino&#8230;</p>
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		<title>L&#8217;album delle figurine completo</title>
		<link>http://www.carminecaputo.com/2012/04/21/lalbum-delle-figurine-completo/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 09:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovane papà]]></category>
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		<description><![CDATA[Superata la brizzolata soglia dei 37 anni, il &#8220;giovane&#8221; papà, per la prima volta in vita sua, si trova di fronte un album delle figurine completato. Quella che trent&#8217;anni prima era poco più che un&#8217;idea astratta, un oggetto dell&#8217;olimpo dei pensieri assoluti come la pace universale o il Taranto in serie A, si materializza davanti ai suoi occhi. Certo non si tratta di una raccolta per la quale sono stati fatti investimenti particolari: mi riferisco infatti all&#8217;album di figurine Coop dedicato agli animali e realizzato con il wwf.  Le figurine sono piovute numerose grazie alle quantità industriali di latte, latte in polvere, pannolini e cibarie varie acquistate dalla famigliola nelle settimane di promozione. Ma il risultato non conta, gli album completi di figurine esistono davvero. Da bambino ne avevo sentito parlare in televisione, ma per me, che con la paghetta potevo acquistare un paio di pacchetti alla settimana, e al massimo potevo sperare di aumentare la quantità giocando d&#8217;azzardo sui marciapiedi fuori la scuola, rimane lo stupore e l&#8217;incredulità. E mi domando cosa stupirà i nostri bambini, per i quali le figurine arrivano in mazzi da 30, 40, gli album si completano in poche settimane, si possono persino regalare ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Superata la brizzolata soglia dei 37 anni, il &#8220;giovane&#8221; papà, per la prima volta in vita sua, si trova di fronte un album delle figurine completato. Quella che trent&#8217;anni prima era poco più che un&#8217;idea astratta, un oggetto dell&#8217;olimpo dei pensieri assoluti come la pace universale o il Taranto in serie A, si materializza davanti ai suoi occhi. Certo non si tratta di una raccolta per la quale sono stati fatti investimenti particolari: mi riferisco infatti all&#8217;album di figurine Coop dedicato agli animali e realizzato con il wwf.  Le figurine sono piovute numerose grazie alle quantità industriali di latte, latte in polvere, pannolini e cibarie varie acquistate dalla famigliola nelle settimane di promozione. Ma il risultato non conta, gli album completi di figurine esistono davvero. Da bambino ne avevo sentito parlare in televisione, ma per me, che con la paghetta potevo acquistare un paio di pacchetti alla settimana, e al massimo potevo sperare di aumentare la quantità giocando d&#8217;azzardo sui marciapiedi fuori la scuola, rimane lo stupore e l&#8217;incredulità.</p>
<p><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/figurine.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1795" title="L'album della Coop" src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/figurine-290x290.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a>E mi domando cosa stupirà i nostri bambini, per i quali le figurine arrivano in mazzi da 30, 40, gli album si completano in poche settimane, si possono persino regalare ai compagni di classe in questa malcelata abbondanza. Io le mie figurine doppie  (principalmente dei calciatori, ma provai anche un paio di raccolte legate a serie tv) me le conservavo in un cassetto e di tanto in tanto andavo a sploverarle, conservando anche quelle degli anni precedenti perché non si sa mai. Perché i supermercati non hanno regalato niente, alla mia generazione, e il massimo del divertimento era impilare la buste del latte della centrale di Taranto, che avevano un&#8217;assurda forma triangolare.</p>
<p>Certo, anni dopo vennero le raccolte punte del Mulino Bianco, ma un po&#8217; di lavoro per raccogliere e incollare andava fatto. I nostri bambini hanno gli album già pieni senza troppa fatica, e non se se sono davvero più fortunati di noi.</p>
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		<title>L&#8217;albero dei ciucci</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 17:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovane papà]]></category>
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		<description><![CDATA[Il più famoso è a Copenaghen, ma ce ne sono sparsi un po&#8217; in tutta la Danimarca. Spesso sono dei salici, ma possono essere anche altre specie di alberi: sono gli alberi dei ciucci. Alberi cioè a cui i bambini di tre anni possono appendere il loro ciuccio, accompagnandolo da una letterina di accompagnamento. Considerando che quando abbiamo provato a togliere il ciuccio a nostra figlia lei, in crisi di astinenza, è andata a succhiarsi quello di plastica del suo bambolotto, capisco bene che trauma possa essere il distacco per un bambino piccolo. Ce n&#8217;è uno anche in Italia, a quanto mi risulta, nel parco acquatico di Oltremare, a Riccione, ma è decisamente più brutto degli originali nordeuropei, è un albero finto in gomma e resina. Il problema è che secondo me se avessimo un albero dei ciucci nelle nostre città, sparirebbero anche quelli, per riapparire magari su qualche bancarella dopo una rapida sciacquatina. Dite che esagero? Forse, ma tenete presente che gli innamorati hanno cominciato qualche anno fa a disostrare il loro amore con un lucchetto sul ponte. Non era per mostrare la forza del loro sentimento: era per evitare che se lo fregassero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1797" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/ciucci.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1797 " title="L'albero dei ciucci di Copenaghen" src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/ciucci-290x290.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine tratta dal sito &quot;http://inalberarsi.WordPress.com/&quot;</p></div>
<p>Il più famoso è a Copenaghen, ma ce ne sono sparsi un po&#8217; in tutta la Danimarca. Spesso sono dei salici, ma possono essere anche altre specie di alberi: sono gli alberi dei ciucci. Alberi cioè a cui i bambini di tre anni possono appendere il loro ciuccio, accompagnandolo da una letterina di accompagnamento.<br />
Considerando che quando abbiamo provato a togliere il ciuccio a nostra figlia lei, in crisi di astinenza, è andata a succhiarsi quello di plastica del suo bambolotto, capisco bene che trauma possa essere il distacco per un bambino piccolo.<br />
Ce n&#8217;è uno anche in Italia, a quanto mi risulta, nel parco acquatico di Oltremare, a Riccione, ma è decisamente più brutto degli originali nordeuropei, è un albero finto in gomma e resina.<br />
Il problema è che secondo me se avessimo un albero dei ciucci nelle nostre città, sparirebbero anche quelli, per riapparire magari su qualche bancarella dopo una rapida sciacquatina. Dite che esagero? Forse, ma tenete presente che gli innamorati hanno cominciato qualche anno fa a disostrare il loro amore con un lucchetto sul ponte. Non era per mostrare la forza del loro sentimento: era per evitare che se lo fregassero.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>No, anche il derby no</title>
		<link>http://www.carminecaputo.com/2012/04/09/no-anche-il-derby-no/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 11:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Bari]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[derby]]></category>
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		<description><![CDATA[Io non lo so cos&#8217;è che spinge noi tifosi di calcio a continuare a soffrire, gioire, cantare, esultare e deprimerci per 22 giovanotti in mutandoni che rincorrono un pallone. Soprattutto dopo che ci siamo resi che spesso quei giovanotti buttano al vento milioni di euro, sono pessimi esempi dal punto di vista umano ma soprattutto sportivo, non hanno nessun attaccamento ai colori che indossano ma solo quello ad un contratto e alle remunerazioni collegate. Ma tant&#8217;è, sono professionisti, se uno vuole la passione va a seguire i campionati di dilettanti dove odontotecnici e ragionieri se le suonano di santa ragione la domenica pomeriggio solo per il gusto di rincorrerre un pallone. Però un professionista è lautamente pagato per vincere, o almeno provarci. Non può chiedere 250 mila euro per fare gol nella propria porta, è qualcosa di intollerabile, impensabile, al di là di ogni soglia di ribrezzo. In un derby, poi! Secondo le ingagini della magistratura alcuni giocatori del Bari si sarebbero venduti per far vincere il Lecce. Si tratta di una profanazione indicibile, impensabile, come imbrattare con lo spray il Cenacolo di Leonardo o far squillare il cellulare alla prima della Scala e parlare ad alta voce con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/campo_di_calcio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1792" title="campo_di_calcio" src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/campo_di_calcio-290x290.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Io non lo so cos&#8217;è che spinge noi tifosi di calcio a continuare a soffrire, gioire, cantare, esultare e deprimerci per 22 giovanotti in mutandoni che rincorrono un pallone. Soprattutto dopo che ci siamo resi che spesso quei giovanotti buttano al vento milioni di euro, sono pessimi esempi dal punto di vista umano ma soprattutto sportivo, non hanno nessun attaccamento ai colori che indossano ma solo quello ad un contratto e alle remunerazioni collegate.</span></p>
<p>Ma tant&#8217;è, sono professionisti, se uno vuole la passione va a seguire i campionati di dilettanti dove odontotecnici e ragionieri se le suonano di santa ragione la domenica pomeriggio solo per il gusto di rincorrerre un pallone. Però un professionista è lautamente pagato per vincere, o almeno provarci. Non può chiedere 250 mila euro per fare gol nella propria porta, è qualcosa di intollerabile, impensabile, al di là di ogni soglia di ribrezzo. In un derby, poi! Secondo le ingagini della magistratura alcuni giocatori del Bari si sarebbero venduti per far vincere il Lecce. Si tratta di una profanazione indicibile, impensabile, come imbrattare con lo spray il Cenacolo di Leonardo o far squillare il cellulare alla prima della Scala e parlare ad alta voce con il cugino che chiede un consiglio sull&#8217;automobile usata da acquistare.</p>
<p>Non si fa, punto, non è immaginabile. E se pure come tifoso del Taranto potete immaginare quanta simpatia provi per il Bari (in Puglia tutti odiano il Bari tranne i baresi: quelli di città, perché spesso lo odiano pure quelli della provincia), in questo momento mi sento vicino agli amici baresi che sanno che la loro squadra si è venduta un derby.<br />
Ci vorrà un bel po&#8217; per smacchiare il Cenacolo da una traccia del genere, sempre che poi ne valga la pena: sospetto che ci siano altre centinaia di giocatori con lo spray in mano pronti a vendersi al miglior offerente.<br />
Quasi quasi me ne vado a vedere ragionieri e odontotecnici nei campetti di periferia. Anzi, vado a giocare con loro, e al limite ci scommettiamo la pizza e la birra a fine partita.</p>
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		<title>I tagli ci sono eccome</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 17:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pollitica]]></category>
		<category><![CDATA[enti locali]]></category>
		<category><![CDATA[politic]]></category>
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		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sento spesso la gente lamentarsi del fatto che aumentano le tasse ma non i tagli alla spesa pubblica. Sul primo punto sono d&#8217;accordo, sul secondo no. C&#8217;è un&#8217;azienda che dal 2010 ha subito un piano di riduzione del personale dell&#8217;80%. Avete capito bene, 80%. Quell&#8217;azienda sono gli enti locali dello Stato Italiano, con alcune eccezioni (forze di sicurezza, quelle non le tocca mai nessuno). La manovra estiva di Tremonti infatti prevede che ogni 5 dimissioni (pensionamenti, cambi di amministrazione, licenziamenti) si possa fare un&#8217;assunzione. Non so perché in questi anni nessuno sembra essersi accorto di questa mannaja, che avrà ripercussioni enormi sui cittadini, ma prima di gridare che bello, a casa i fannulloni, occorre pensare a qualche effetto immediato sulla vita dei cittadini: meno insegnanti negli asili nido (e in generale meno asili nido), meno operai a curare la manutenzione delle strutture pubbliche, meno impiegati agli sportelli (e quindi più code), per non parlare delle attività culturali e sociali a cui, sempre grazie alle varie manovre estive, si aggiunge l&#8217;80% del taglio delle possibilità di spesa. Se stiamo pagando sempre più tasse è perché ci siamo indebitati con gli usurai le cui pretese stanno diventando sempre più pressanti, non certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/forbici.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1788" title="forbici" src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/forbici-300x135.jpg" alt="" width="300" height="135" /></a>Sento spesso la gente lamentarsi del fatto che aumentano le tasse ma non i tagli alla spesa pubblica. Sul primo punto sono d&#8217;accordo, sul secondo no. C&#8217;è un&#8217;azienda che dal 2010 ha subito un piano di riduzione del personale dell&#8217;80%. Avete capito bene, 80%. Quell&#8217;azienda sono gli enti locali dello Stato Italiano, con alcune eccezioni (forze di sicurezza, quelle non le tocca mai nessuno). La manovra estiva di Tremonti infatti prevede che ogni 5 dimissioni (pensionamenti, cambi di amministrazione, licenziamenti) si possa fare un&#8217;assunzione.</p>
<p>Non so perché in questi anni nessuno sembra essersi accorto di questa mannaja, che avrà ripercussioni enormi sui cittadini, ma prima di gridare che bello, a casa i fannulloni, occorre pensare a qualche effetto immediato sulla vita dei cittadini: meno insegnanti negli asili nido (e in generale meno asili nido), meno operai a curare la manutenzione delle strutture pubbliche, meno impiegati agli sportelli (e quindi più code), per non parlare delle attività culturali e sociali a cui, sempre grazie alle varie manovre estive, si aggiunge l&#8217;80% del taglio delle possibilità di spesa.</p>
<p>Se stiamo pagando sempre più tasse è perché ci siamo indebitati con gli usurai le cui pretese stanno diventando sempre più pressanti, non certo perché abbiamo troppi servizi. Certo se la manovra Tremonti si fosse applicata anche ai parlamentari e ai consiglieri regionali, forse qualche aspetto positivo ci sarebbe stato. Ma no, loro rimangono sempre dove sono, sempre numerosissimi, a gridare contro gli sprechi e a studiare come tagliare altre risorse a quel dipendente che d&#8217;ora in poicdovrà lavorare per 5.</p>
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		<title>Tutta colpa dell&#8217;articolo 18</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 14:39:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pollitica]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Io temevo che gli investitori esteri non spendessero in Italia perché spaventati da uno dei sistemi di tassazioni sul lavoro più alto al mondo. Credevo che il fatto che anziché un libero mercato ci sia una serie di monopolisti più o meno garantiti nei loro ambiti d&#8217;azione e un antitrust che ha praticamente gli stessi poteri di Afrodite A (e se non avete mai visto Mazinga Z cercate su Wikipedia) li tenesse lontani. Sospettavo poi che anche l&#8217;opacità dei rapporti tra certa politica e certa criminalità ci rendesse meno appetibili. E forse, pensavo, forse il fatto che i dirigenti delle aziende private in Italia hanno quasi sempre il cognome uguale al nome dell&#8217;azienda non aiuta. Invece no. Sbagliavo. I professori ci hanno spiegato che gli investitori esteri non investono perché c&#8217;è l&#8217;articolo 18 che impedisce i licenziamenti. Che poi non deve essere neppure questo granché questo articolo se negli ultimi anni i licenziamenti sono stati centinaia di migliaia. Però adesso lo tolgono, così saremo più competivi rispetto ai cinesi o ai cittadini del terzo mondo. Ora, per essere davvero competivi sul mero piano della riduzione dei costi rispetto a certi mercati del sud-est del mondo dovremmo lavorare 18-19 ore al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/articolo18.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1790" title="articolo18" src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/04/articolo18.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a>Io temevo che gli investitori esteri non spendessero in Italia perché spaventati da uno dei sistemi di tassazioni sul lavoro più alto al mondo.<br />
Credevo che il fatto che anziché un libero mercato ci sia una serie di monopolisti più o meno garantiti nei loro ambiti d&#8217;azione e un antitrust che ha praticamente gli stessi poteri di Afrodite A (e se non avete mai visto Mazinga Z cercate su Wikipedia) li tenesse lontani.<br />
Sospettavo poi che anche l&#8217;opacità dei rapporti tra certa politica e certa criminalità ci rendesse meno appetibili.<br />
E forse, pensavo, forse il fatto che i dirigenti delle aziende private in Italia hanno quasi sempre il cognome uguale al nome dell&#8217;azienda non aiuta.<br />
Invece no.<br />
Sbagliavo.<br />
I professori ci hanno spiegato che gli investitori esteri non investono perché c&#8217;è l&#8217;articolo 18 che impedisce i licenziamenti.<br />
Che poi non deve essere neppure questo granché questo articolo se negli ultimi anni i licenziamenti sono stati centinaia di migliaia.<br />
Però adesso lo tolgono, così saremo più competivi rispetto ai cinesi o ai cittadini del terzo mondo.<br />
Ora, per essere davvero competivi sul mero piano della riduzione dei costi rispetto a certi mercati del sud-est del mondo dovremmo lavorare 18-19 ore al giorno, eliminare le ferie, far lavorare i bambini.<br />
Voi forse non ci avete mai pensato, ma state sicuri, i professori sì.</p>
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		<title>La crisi raccontata a mia figlia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 17:09:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personal Edition]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[poveri]]></category>
		<category><![CDATA[ricchi]]></category>
		<category><![CDATA[tecnici]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta un paese con alcuni ricchi che possedevano campi e fattorie, e molti poveri che nei campi lavoravano. In cambio del lavoro nei campi, i ricchi davano ai poveri di che vivere: grano, frutta, un po&#8217; di carne, qualche vestito. E i poveri spesso se li scambiavano fra di loro, per cui chi aveva due paia di pantaloni li barattava con un cappello. Un giorno i ricchi dissero; ma perché dobbiamo scambiarci frutta, grano e carne? Non è comodo, e poi è così faticoso trasportarli&#8230; Facciamo così: prendiamo dei pezzi di carta e ci scriviamo sopra: un litro di latte, un chilo di frutta, e così via. Chi metterà nel deposito questo cibo, avrà in cambio un pezzo di carta. E andando al desposito si potranno scambiare i pezzi di carta con ciò di cui si ha bisogno. All&#8217;inizio sembrò una buona idea, tutti erano contenti di scambiarsi la carta e poi andare a ritirare la merce al deposito. Ma i ricchi inventarono un modo per arricchirsi ancora di più. Cominciarono a scrivere nuovi pezzi di carta, e ancora, e ancora. Talmente tanti che non sarebbero bastati dieci depositi pieni di merce per scambiarli. Come fare? I poveri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/03/salvadanaio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1785" title="salvadanaio" src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/03/salvadanaio.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a>C&#8217;era una volta un paese con alcuni ricchi che possedevano campi e fattorie, e molti poveri che nei campi lavoravano. In cambio del lavoro nei campi, i ricchi davano ai poveri di che vivere: grano, frutta, un po&#8217; di carne, qualche vestito. E i poveri spesso se li scambiavano fra di loro, per cui chi aveva due paia di pantaloni li barattava con un cappello.</p>
<p>Un giorno i ricchi dissero; ma perché dobbiamo scambiarci frutta, grano e carne? Non è comodo, e poi è così faticoso trasportarli&#8230; Facciamo così: prendiamo dei pezzi di carta e ci scriviamo sopra: un litro di latte, un chilo di frutta, e così via. Chi metterà nel deposito questo cibo, avrà in cambio un pezzo di carta.<br />
E andando al desposito si potranno scambiare i pezzi di carta con ciò di cui si ha bisogno.</p>
<p>All&#8217;inizio sembrò una buona idea, tutti erano contenti di scambiarsi la carta e poi andare a ritirare la merce al deposito.</p>
<p>Ma i ricchi inventarono un modo per arricchirsi ancora di più. Cominciarono a scrivere nuovi pezzi di carta, e ancora, e ancora. Talmente tanti che non sarebbero bastati dieci depositi pieni di merce per scambiarli. Come fare? I poveri pretendevano di scambiare la loro carta con la merce, ma non bastava più per tutti.</p>
<p>Allora arrivò un professore. Un tecnico, stimato da tutti i ricchi. E disse: per risolvere il problema tutti i fogli di carta dovranno valere la metà di quello che c&#8217;è scritto. I ricchi, che ne avevano tanti, non si preoccuparono, ma ancora non bastava. E allora il professore disse: i poveri dovranno lavorare di più per avere gli stessi fogli di carta. Ma ancora non bastava.</p>
<p>E allora il professore disse: i proveri dovranno  mangiare di meno,  fino a quando il deposito non basterà di nuovo a tutti.<br />
E i poveri cominciarono  a morire di fame,  stenti e fatica, finché non rimasero solo i ricchi. Non sapevano lavorare la terra, non sapevano allevare gli animali, non sapevano raccogliere la frutta.<br />
Rimasero soli con un deposito pieno di fogli di carta mentre del professore nessuno seppe più nulla.</p>
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		<title>Sintesi</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 16:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovane papà]]></category>
		<category><![CDATA[biberon]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[pianti]]></category>
		<category><![CDATA[pupù]]></category>
		<category><![CDATA[puzzette]]></category>

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		<description><![CDATA[Cacca, latte, pannolino, crema, olio, puzzette, urla, pianti, pupù, borotalco, sospiri, emicrania, merXa, singhiozzo, sonno, ruttino, biberon, feci, polvere, microonde, rigurgito, tutina, puzza di formaggio, succhiotto, deiezioni, moccio. Orgoglio e stupore. Per un papà la sintesi è tutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1783" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a href="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/03/avent.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1783" title="avent" src="http://www.carminecaputo.com/wp-content/uploads/2012/03/avent-290x290.jpg" alt="Non è per fare pubbicità ma questo è il mio biberon preferito" width="290" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">Non è per fare pubbicità ma questo è il mio biberon preferito</p></div>
<p>Cacca, latte, pannolino, crema, olio, puzzette, urla, pianti, pupù, borotalco, sospiri, emicrania, merXa, singhiozzo, sonno, ruttino, biberon, feci, polvere, microonde, rigurgito, tutina, puzza di formaggio, succhiotto, deiezioni, moccio.</p>
<p>Orgoglio e stupore.<br />
Per un papà la sintesi è tutto.</p>
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