Rovista
Rassegna
di articoli pubblicati in homepage nel 2005
| Dicembre
2005 - Racconto natalizio |
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E
tu chi sei?
Era novembre, me ne stavo in pigiama alle prese con un sudoku
tenace rosicchiando una penna a sfera rossa. Toni entrò
con le sue scarpe sudice e un mozzicone di sigaretta, si tolse
la giacca di pelle logora e la lasciò cadere sul divano
prima ancora che potessi dirgli buonasera. Sempre che avessi
voluto dire buonasera a quel sorcio.
Un
colpo facile, spiegò masticando le parole che sapevano
di vino in brick. La casa dei Rossi sarà
vuota, passano la notte di Natale in montagna. Ho rubato questi
costumi in centro, quella notte nessuno farà caso a
due babbi natale, vero compare? E l'allarme, gli chiesi soffiando
sulla penna, non ci hai pensato? Avresti potuto rubare del
prosciutto e due bottiglie, anziché quei costumi. Ma
all'allarme ci penserai tu, il genio dei numeri, quello che
è andato a scuola per un po'. Si trascinò nel
tinello tirando fuori di tasca un uovo sodo.
Ero
vecchio ma con gli allarmi me la cavavo ancora. Entrammo tranquilli
e avremmo trascorso un Natale più ricco se improvvisamene
non si fosse accesa una luce al piano superiore e Toni non
fosse fuggito imprecando.
E
tu chi sei? Da sempre mi ponevo quella domanda difficile durante
le ore d'aria madide e nebbiose senza trovare risposte soddisfacenti.
Non lo vedi? Risposi. Sono Babbo Natale. Allora è vero
che esisti. Già. La mia amica Simona dice che sono
i genitori a portare i regali. La tua amica è una sciocca.
Adesso fa' la brava e torna subito a letto. La piccola fece
ciondolare un po' la pantofola sulla punta del piede aggrappandosi
al corrimano e squadrandomi. Mi chiese cosa volesse dire essere
brava. Non lasciare mai la scuola, le dissi. Non scappare
di fronte ai problemi. Non credere a chi ti dice che ci sono
modi facili di guadagnare. E studia la matematica.
Mi
sorrise, mi porse un foglietto e fuggì sulle scale
senza voltarsi. Fu il mio ultimo colpo. Penultimo, se conta
anche il pestaggio successivo a Toni. Uscii senza che i Rossi,
che avevano deciso di restare in città, potessero svegliarsi,
portando via solo quel biglietto preparato per me.
Ero sempre stato Babbo Natale e l'avevo capito solo a cinquantanove
anni.
Buon
Natale
Carmine
Esce
"Buia è la notte" volume secondo
C'è
aria di novità e le prospettive per l'anno nuovo sono
buone. Intanto ringrazio tutti coloro che hanno partecipato
alla presentazione di venerdì 28 novembre presso il
Similaun di Bologna. Sarà stato il clima conviviale,
sarà stata l'aria di festa, sarà stato il vino,
ma mi pare che ci siamo proprio divertiti.
Venendo alle novità, Nonsoloparole Edizioni ha pubblicato
"Buia è la notte", volume secondo, una raccolta
di racconti in cui un gruppo di autori hanno provato a narrare
la notte. Racconti scuri, a volta cupi, a volte durissimi,
a volte emozionanti. Io ho contibuito con il mio racconto
"Il richiamo" che potete leggere
qui
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| Settembre
2005 |
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"Bello
dentro, fuori meno" recensito da Progetto Babele
Quando
ormai hai smesso di sperare che la distribuzione abbia un
moto d'orgoglio e, come d'incanto, si metta a lavorare anche
solo per pochi giorni; quando hai capito che partecipare ai
concorsi è una buona idea, ma rimanere delusi dai risultati
non lo è; quando stai pensando intensamente al secondo
romanzo, convinto che il primo ormai abbia dato quel che poteva
dare (e cioè poco e niente); quando i risultati delle
vendite ti hanno convinto che con il ricavato netto puoi permetterti
al massimo un trancio di pizza; quando cominci a dubitare
seriamente sul fatto che questi sforzi siano valsi a qualcosa...
Salta fuori una recensione
come quella di Progetto Babele, una rivista letteraria
interessante perché libera (si basa sul volontariato
e la passione, e per questo può recensire anche autori
come il sottoscritto). Una recensione che riaccende la speranza:
tra quei pochi che hanno letto Bello dentro, c'è chi
l'ha apprezzato. Chissà che non se ne aggiunga qualche
altro. Vedremo.
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| Ecco
il colpevole (giugno 2005) |
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Dietro
un libro c'è la passione, l'intelligenza e il talento di
chi lo scrive; ma anche e soprattutto la passione, l'intelligenza
e il talento di chi lo pubblica. Perché di scrittori ce ne
sono milioni, ma senza editori si resta nel limbo degli aspiranti.
E allora eccovi svelato l'incontro di questi due talenti, immortalato
l'8 maggio alla fiera del libro di Torino. Quello con l'aria meno
intellettuale (a sinistra, ça va sans dire) ovviamente sono
io, la maglietta indica il numero di copie vendute dal mio romanzo,
l'altro è Raffaele Calafiore, mente e cuore di Nonsoloparole
Edizioni. A lui e solo a lui si deve la pubblicazione di "Bello
dentro, fuori meno". Pensate che prima di cominciare a fare
l'editore aveva i capelli lunghi che gli cadevano davanti agli occhi
e la coda di cavallo. Ah, l'arte...

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| Ci
vediamo a Torino? (maggio 2005) |
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Sembra
incredibile ma è già passato un anno dalla Fiera del
Libro di Torino in cui presentai al pubblico "Bello dentro,
fuori meno". Prima di cominciare a stilare bilanci, invito
i miei 25 lettori a vederci di persona domenica 8 maggio alle
15 alla Fiera del Libro di Torino, presso lo stand di Nonsoloparole
Edizioni: ebbene sì, sono recidivo, ci torno.
Devo però ammettere che dei 20 lettori che hanno apprezzato
il romanzo probabilmente 10 già mi conoscono, dei 10 rimanenti
forse solo 5 verranno a Torino, e di questi 5 probabilmente almeno
4 domenica pomeriggio andranno a sentire Erri De Luca, Don Luigi
Ciotti o la conferenza sulla letteratura israeliana.
Quindi caro mio unico lettore, se non vieni neanche tu fammi uno
squillo, così mi risparmio il viaggio.
A presto
(spero) |
| Arrivederci
Karol (aprile 2005) |
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Dopo
il chiasso famelico e irrispettoso dei mass-media e prima
che cominci il progressivo distaccamento del messaggio, umano
e concreto del papa, dalla figura mitica e agiografica che
creeranno (la sua salma è davanti ai nostri occhi e
già si parla di Giovanni il Grande...Speriamo solo
non si generino fenomeni laterali come per Padre Pio, sarebbe
il più grande tradimento del suo operato), voglio spendere
due parole per Karol Woytila.
Lo farò sottovoce e in punta di piedi, perché
è di altri il compito di commentare, spiegare, raccontare
quest'uomo straordinario.
Per me lui è sempre stato il Papa: avevo tre anni quando
fu eletto e non potevo certo ricordarmi dei suo predecessori.
Ricordo benissimo però quel giorno di maggio, avevo
solo sei anni ma quell'immagine di una pistola che sbuca dalla
folla puntata verso un uomo sorridente mi rimase impressa.
Ma ancora più impressa nella mia memoria è l'immagine
di sei anni dopo, 1987, gita scolastica a Roma. La piazza
è la stessa, e quell'uomo trafitto da un proiettile
non ha paura di continuare a girare e a salutare i presenti.
Allungo la mano insieme agli altri, lui me la stringe, e penso
che se la base del nostro credere è la convinzione
che Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare
in mezzo a noi, allora il suo vicario non può che stare
qui, in mezzo ai ragazzini che lo salutano, in mezzo agli
africani che lo vedono per la prima volta, in mezzo ai contadini
dei villaggi rurali più sperduti dell'Asia, in mezzo
ai parlamentari, in mezzo ai giovani che raduna.
Il terzo incontro fu altrettanto bello: stavolta non fui io
ad andare a Roma (ci ero tornato nel 1988 con l'Azione Cattolica,
un diluvio che ha segnato l'esordio nella mia esistenza dei
reumatismi) ma lui a venire a Taranto. Un papa a Taranto!
Davvero Giovanni Paolo II merita di passare alla storia, almeno
a quella della mia città d'origine. Due giorni di bagno
di folla conclusasi nello stadio, con un altro spezzone da
tenere custodito nel cassetto dei ricordi: i ragazzi fanno
la ola, si alzano al ritmo della musica, la curva, poi le
tribune, poi la gradinata...Giovanni Paolo saluta contento,
decide di partecipare, e comincia a fare la ola anche lui,
quando il movimento arriva dalle sue parti.
Un papa che fa olè con le mani al cielo.
Tralasciando altre visite a Roma passo a Parigi 1997, un milione
e più di ragazzi con 40 gradi e un tasso di umidità
da palude, una notte all'aperto con lui e per lui, una settimana
di festa; e Bologna 1997, è ancora lui ma stavolta
a dividere il palco con Karol è Bob Dylan, alla faccia
di tutti quei clerici blateranti che dicono che il rock è
di Satana e la vera musica è quella dell'organo. Si
può lodare il Signore anche con il rock, anche con
i balli africani, anche con il ritmo latino, che sono pure
più - diciamocelo - divertenti dei canti gregoriani.
E ancora Roma, 1998, 9 maggio (oddio se sbaglio data sono
un uomo morto), incontro della Gioventù Francescana
con il Papa, giorno per me importante perché proprio
in quell'occasione mi sono messo insieme alla mia fidanzata,
per cui la mia piccola storia si interseca con quella grandissima
di Giovanni Paolo. E poi, e poi...
Basta chiacchiere. Arrivederci, Karol, è stato bello
conoscerti e vedere come si può rendere testimonianza
con la vita prima che con le parole. Ma siccome di parole
è fatto un blog, ne cito alcune tue che porto impresse,
tra tante:
La
guerrà è un'avventura senza ritorno.
Mai
più la guerra.
Buon
viaggio, goditi questo ingresso in paradiso tra due fila di
angeli che fanno la ola gridando olè seguendo il ritmo
con le braccia alzate al cielo...
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| Orgoglio
zitello (marzo 2005) |
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Ieri
non ho fatto gli auguri alle donne. Non è stata una dimenticanza,
ma una scelta dovuta al fatto che oggi quando si parla di festa
delle donna non si sa di preciso a cosa ci si riferisce. Ci sono
le ultrafemministe che la considerano un festeggiamento per i risultati
ottenuti: e allora se fai loro gli auguri si incavolano come iene,
ti guardano beffarde e ti rispondono che ci sono più parlamentari
donne in Italia che in Afghanistan, e che non c'è un piffero
da festeggiare, porca miseria. Ci sono le tradizionali che invece
dicono che la festa della donna non ha senso, perché non
ha senso discutere di diritti e genere (e costoro spesso pensano,
anche se non lo dicono, che tutto sommato la vita fatta di stare
a casa, accudire la famiglia e dedicarsi agli hobby non era poi
così male se paragonata alla vitaccia tutta ufficio asilo
e supermercato di oggi). Ci sono le soddisfatte per le quali non
serve più festeggiare questa ricorrenza perché ormai
uomini e donne sono pari, nella vita sociale come in quella familiare.
Di solito tra questo gruppo, minoritario, si annoverano le amanti
del capo che hanno fatto carriera: non sempre, ma molto spesso.
E poi ci sono loro, quelle che festeggiano davvero: strappano gli
slip leopardati ai palestrati in discoteca, urlano frasi oscene
uscendo in gruppi femminili e si radunano per parlare male di questi
uomini che non le capiscono e, soprattutto, non le vogliono. Sono
le esponenti di quello che io definisco l'orgoglio zitello, o Single
Pride, se preferite. Ma allora mi domando: c'è bisogno di
una festa per ammettere che vi piacciono gli spettacoli discinti
un po' volgarotti, tra bevuti e sberleffi? Noi uomini non abbiamo
mai nascosto di apprezzarli, e abbiamo fatto "outing"
molto prima di voi. La verità, forse, è che ancora
una volta la parità l'abbiamo raggiunta, ma livellandoci
verso il basso.
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| La
soglia psicologica (febbraio 2005) |
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Gesù
a trent'anni decise che era venuto il momento di fare sul serio,
appese il martello al chiodo, chiese a Giuseppe il TFR e partì
per il suo viaggio. A trent'anni i giocatori comprendono che il
tempo di giocare sta per finire, se sono bravi cominciano a mostrarsi
in giro in giacca e cravatta per convincere il presidente a riciclarli
come dirigenti, se sono scarsi iniziano a commentare i fatti della
giornata in qualche emittente privata. A trent'anni anche le letterine
si sposano. A trent'anni quando guardi una donna non pensi subito
a come starebbe in costume da bagno, ma ti domandi se sa fare le
lasagne al forno. A trent'anni le donne non hanno più bisogno
di mostrare le curve per sedurre, ma semmai devono nascondere quelle
di troppo. Trenta, come i giorni del mese, trenta come la percentuale
di stipendio che se ne va in tasse. A trent'anni ti chiamano signore
quando chiedono un'indicazione, e non sei più obbligato a
cedere il posto in autobus. È già tanto che qualcuno
non lo offre a te. A trent'anni sei grande, hai superato la fatidica
soglia: il tuo stipendio è rimasto di là, lui è
ancora junior, chissà per quanto tempo lo sarà, è
bello sapere che una parte di te rimane giovane.
Sul retro di copertina del mio libro c'è scritto che sono
nato vent'otto primavere e mezzo fa. Sul prossimo, semmai il mio
editore avrà il coraggio di pubblicarlo, ci sarà scritto
che ho trent'anni: li compio fra qualche settimana.
Non sarà un libro comico: cacchio, come fa un trentenne a
scrivere un libro comico?
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