Il
richiamo
La
gente crede che la morte sia qualcosa che ci sta molto lontano,
che si avvicina lentamente e che un giorno incrocia il nostro cammino.
Non è così. La morte non è lontana, la morte
è in mezzo a noi, ci sfiora ogni giorno, ci passa accanto
per strada, nelle nostre case, nei nostri giardini. Poi un giorno
ci abbraccia, e rien ne va plus. Ma è imprevedibile, la morte,
ogni tanto bluffa, ci inganna, fa delle finte che sembrano vere,
e dopo ci lascia spaventati e increduli con in bocca il sapore agrodolce
della limonata che ci preparava la nonna dopo una corsa in bicicletta.
Sono le cinque del mattino e nelle ultime sette ore mi sono accadute
più cose che nei miei precedenti trent'anni di vita. Vago
senza meta sotto i portici di una Bologna accaldata e sorniona,
galleggiando in un'umidità che sembra annacquare i contorni
di Piazza Santo Stefano, devo avere un aspetto cadaverico eppure
mi sento perfettamente a mio agio. Questa è una delle poche
città dove uno può gironzolare aspettando l'alba scalzo,
con indosso una giacca di lino strappata, una camicia macchiata
di sangue, delle orchidee schiacciate in un taschino, i pantaloni
di un pigiama preso in prestito e sentirsi perfettamente a suo agio.
I bonghisti che sonnecchiano dall'altro lato della piazza, per esempio,
mi sembra siano messi decisamente peggio di me, hanno le scarpe,
è vero, ma in questo momento non sarebbero in grado di distinguerle
dal profilo del loro compagno di bevute. E quel tizio che ho visto
uscire da un locale dietro via Castiglione, con indosso un cappotto
zebrato, una bombetta all'inglese e due zoccoli con il tacco non
ha certo un'aria più rassicurante di me.
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