E adesso smettila

E adesso smettila, dai, non puoi proprio lamentarti di me. Semmai io, io dovrei lamentarmi! Ho dato il benvenuto in casa a tutti i tuoi amici. Anche perché io il benvenuto ce l’ho proprio scritto in faccia, è parte di me, non posso farci niente. E loro? Non hanno saputo fare di meglio che calpestarmi, senza ritegno, senza un minimo di senso di colpa poi. Ho sopportato il loro peso con dignità e fermezza. Sono sempre stato fuori dai tuoi affari privati, non ho mai avuto la possibilità di superare la fatidica soglia, sempre fedele.

Qualche volta mi hai fatto entrare, è vero. Ma per cosa? Per sbattermi sadicamente, senza pietà, per scuotermi con violenza, forse per sfogarti di chissà quali delusioni. E adesso hai pure il coraggio di lamentarti, di dirmi che sono ormai vecchio, spelacchiato, opaco. Parlo poco, lo so, sono un tipo sintetico, e con questo? Bella riconoscenza. Dai, avanti, vai in fondo, piuttosto che sentire le tue lamentele preferisco andarmene a vivere in garage. Però fammi una cortesia, non essere ipocrita.

Il prossimo tappeto che metterai sul pianerottolo comprarlo senza scritta stampata sopra.