La ragazza arrossì, nascose le mani dietro al grembiule, si schiarì la voce e disse con un tono flebile appena udibile.
– Sono la nuova inserviente…
– Ecco, appunto, lei non serve. Quando avremo bisogno del suo parere glielo chiederemo.
 – Ma io… – Contratto? – A tempo determinato…
– Ahi ahi. Non lo facciamo determinare prima del tempo.
– Ma no, ma no – l’esperto in pubbliche relazioni sbottò dal fondo della sala.
– Santa, insomma! Non ti riconosco più! Come vuoi che credano in te i bambini se ti comporti in maniera così rude, fredda, autoritaria!
– Ma…veramente…
– Tu devi essere il babbo di tutti, accondiscendente, sereno, sorridente… Scommetto che neanche quest’anno hai letto il mio communication plan!
– A dire la verità…
– Ecco, lo vedi? Devi curare di più la tua immagine. Signorina? Un bicchiere d’acqua, grazie. E poi ci lasci soli, questa è una riunione riservata.
Appena la giovane uscì, Babbo NAtale domandò sospettoso:
– Ma come, fai tante storie e poi sei più rude di me?
– Io non sono Babbo Natale. Ricordatelo. Posso sempre andare a lavorare per l’angioletto dei dentini. Non è un granché motivante ma paga bene.
– Non dirlo neanche…
– Allora ascoltami. La smorfiosa ha ragione. Dobbiamo impostare una bella campagna finalizzata su un target preciso. Un bambino. Uno solo. Dobbiamo convincerlo. Il resto verrà da se. Viral marketing, si chiama. Funzionerà, vedrai.
– E come lo scegliamo, questo bambino?