Dalle 6 alle 8

Alcuni amici mi hanno chiesto quando trovo il tempo per scrivere, considerando il tempo passato in ufficio, un minimo di ore da dedicare al sonno e le funzioni vitali.
La risposta è semplice: la domenica, dalle sei alle otto. In pratica la scrittura ha riempito nella mia quotidianità il vuoto lasciato da Novantesimo Minuto. Sì perché quel clone indegno trasmesso dalle televisioni commerciali, con un gol e venti minuti di dibattito tra la velina e l’ospite fisso che commentano il prezzo del cartellino della nuova promessa uzbeka, proprio non si regge. E così, dalle sei alle otto, prendo il mio storico portatile del 97, e comincio a scrivere. Ovvio che non posso reggere il passo di Grisham e o King, con le loro 400 pagine all’anno. Io scrivo una pagina alla settimana, e mi ci vogliono tre o quattro anni per pubblicare qualcosa di decente.
Però non mi lamento, almeno fino a quando riuscirò a difendere le mie due ore la domenica pomeriggio, la mia carriera proseguirà nel suo lentissimo inesorabile corso di soddisfacente insuccesso.

Io chiedo

Chiedo che chi ha chiesto il voto degli oppressi candidando gli oppressori sia posto in discussione.
Chiedo che chi ha contributo a far cadere il governo non sia posto nelle condizioni di far cadere anche l’opposizione.
Chiedo che chi ha sacrificato le elezioni in nome di una resa dei conti contro gli alleati scomodi adesso accetti di essere lui quello scomodo.
Chiedo che chi ha distrutto tutto per colpire i Filistei ricordi che con loro muore anche Sansone.
Chiedo che chi ha lasciato a metà un incarico che i cittadini gli avevano assegnato realizzi che ai cittadini non piace chi abbandona gli incarichi a metà.
Chiedo che chi ha diretto l’Unità la smetta di predicare la divisione.
Chiedo che chi ha portato il centrosinistra al peggior risultato dal 1948 si faccia delle domande. C
hiedo che chi ha insistito per un modello americano faccia come i canditati americani sconfitti: torni a casa. C
Chiedo che Veltroni si dimetta.
Chiedo troppo?