Piccoli geni

Uno dei problemi del giovane papà è quello del confronto con i suoi simili, cioè con gli altri giovani babbi.
Il nostro infatti è diviso tra la naturale tendenza all’onestà, e la tentazione di rispondere per le rime all’amico che spiega che suo figlio parla correntemente tre lingue. A due anni.
Ecco un paio di risposte che il giovane papà può dare all’occorrenza.
"Mio figlio già mi sorride quando mi guarda"
"Guarda che sono movimenti intestinali"
"Mio figlio ha lo sguardo pensieroso, si vede che è intelligente"
"Che sia intelligente non lo so, ma lo sguardo è dovuto al fatto che ad un mese vede solo ombre"
"Mio figlio agita le braccia per attirare l’attenzione"
"Può darsi. Ma non sa ancora che sono sue, quelle braccia"
"Mio figlio si guarda intorno con curiosità"
"Stavolta hai ragione. Si guarda intorno e cerca la porta"

Consigli per gli amici concessionari

Si torna a parlare di crisi del mercato dell’auto, forse perché le famiglie di tre persone hanno capito che la quinta non gli serve, o forse perché se non hai i soldi per comprare il latte puoi fare a meno di EPS. Siccome di recente ho avuto modo di visitare qualche autosalone, mi si contrae lo stomaco quando sento parlare di aiuti di stato (quando va bene i dividendi sono i loro, quando va male dobbiamo aiutarli di tasca nostra…) e mi sento di dare alcuni consigli ai concessionari per risollevare la loro situazione

  1. Lavorare non è divertente, lo sappiamo. Però evitate di alzare gli occhi dal giornale con aria innervosita se un cliente vi si avvicina e vi fa qualche domanda: è un suo diritto, prima di staccare l’assegno.
  2. Un preventivo è più professionale se glielo stampate al computer invece di scarabocchiarlo su un post-it
  3. Tutti sanno leggere i prezzi e le caratteristiche su Quattro Ruote. Da voi si aspettano un po’ di più
  4. Si capisce subito che la casa vi premia se vi liberate di quelle spider fuorisedie venute male: ma se vi hanno chiesto un’utilitaria, non insistete
  5. In tempi di crisi economica chiedere lo straordinario forse è eccessivo, ma certo chiudere in anticipo non aiuta
  6. Non raccontate che quel modello sta andando a ruba, che è l’ultimo rimasto nel salone. I clienti li hanno visti i cinque modelli uguali parcheggiati sul retro
  7. Non è detto che il cliente acquisti alla prima visita. Fate qualcosa perché ce ne sia una seconda…

Sabato pomeriggio – terza parte

Il giovane papà lava con delicatezza la piccola che mostra di gradire. Man mano che il blub giallo lascia le parti intime della bambina aderisce perfettamente alle mani del giovane papà dove ne rimarrano traccia per giorni e giorni. Nuovo pannolino. Ok. Tiriamo su la bimba, si lascia sollevare con estrema docilità, ora che ha il culo pulito la sua visione del mondo è più serena. Infilare il pannolino. No così ovviamente no. E neanche così, il giovane papà ricorda di aver notato che la parte colorata andava avanti.
Facile, più facile del previsto. Ce l’ho fatta.
Povero illuso scemo ecc. ecc.
Il giovane papà non sa che i body per bambini sono disegnati da stilisti frustrati che non potendo dedicarsi al pret a porter autunno inverno confezionano tessuti che niente hanno a che fare con la fisiologia umana. Uno si aspetterebbe due buchi per le gambe, due per le mani e uno per la testa. E invece sono quattro. Cosa sacrificare? Magari le attacchiamo il braccino al petto, non se ne accorge neanche. E poi, dove diavolo sono i bottoni? Il body usato dalla mamma ha una comoda apertura a strappo, quello che tra le mani il giovane papà solo una serie di inutile orletti.
Povero scemo, prendi una decisione e fallo in fretta. Decidi, il body o la bambina.
Il giovane papà lancia il body ancora più lontano e corre a prenderne un altro. Corre all’indietro per non perdere di vista il fasciatoio e ciò complica le operazioni e causa un fastidioso mal di testa post zuccata, ma comunque ce la fa. Il nuovo body non è stato concepito per marziani, la bimba collabora anche perché comincia a temere che quel deficiente le procuri un raffreddore. Tutina: si infilerà da sopra o da sotto?
Da sopra, direi. Ma la testa non ci passa. Non possiamo rischiare di far agitare la piccola ulteriormente, questa ci cresce naziskin. Vada per l’entrata dal basso, allora, meno elegante ma più efficace.
Fatta.
Ritorna la mamma.
Com’è andata data, chiede.
Tutto bene, dice il giovane papà celando a fatica i segni che la battaglia ha lasciato nel salotto e sul suo viso.
La bimba piange: ha fame.
E il ciclo riparte.

Sabato pomeriggio – seconda parte

Non si può aspettare l’arrivo della mamma. Come giustificare il fatto che la bimba è stata lasciata a contatto con quella sostanza giallo fosforescente radioattiva per più di qualche minuto?
Negare è impossibile, nessuno potrebbe affermare di non essersi accorto che la bimba ha evacuato e continuare a pretendere il rispetto e la considerazione che si dà ad uno sano di mente. Fra qualche minuto se ne sarà accorto anche il vicino che la bimba ha evacuato, e rischiamo seriamente l’arrivo della polizia alla ricerca del cadavere. Non si può aspettare. Il giovane papà agisce. Il fatto che i calzini siano sporchi di giallo ocra non depone a favore di una prima ottimistica previsione del tipo "che sarà mai cambiare un pannlino".
Man mano che ci si avvicina all’epicentro, i danni della violenta esplosione si fanno più drammatici. La tutina è andata. Anche il body ha perso il colore originale. Del pannolino praticamente si sono perse le traccia.
È incredibile osservare quanta roba purulenta possa uscire da un corpicino così piccolo e angelico. Ci credo che piangevi povera piccola, ad occhio e croce dovevi essere piena dall’ombelico in giù, talloni compresi. Il giovane papà si lancia al soccorso della giovane erede: via i calzini, lanciati, via la tutina, lanciata più lontano, via il body, praticamente dai vicini. Ecco il pannolino, c’è l’infame, ma non è servito a nulla visto che l’eruzione ha tracimato ovunque. Lanciarlo lontanissimo. Dal balcone, se possibile.
E poi? Lavare, che cavolo. Ma serve l’acqua calda. Portare la bimba con sè è da escludere, lascerebbe tracce difficili da occultare. Il giovane papà corre in cucina e apre l’acqua calda e torna indietro. La bimba è ancora sul fasciatoio. Il giovane papà prende una bacinella e torna indietro.
La bimba è ancora sul fasciatoio ma si agita. Il giovane papà riempie la bacinelle d’acqua calda e torna indietro dalla bimba che è ormai visibilmente incazzata e si domanda chi è il deficiente in balia al quale l’hanno lasciata e che non è capace di cambiare un pannolino.

Sabato pomeriggio -prima parte

Il giovane papà sa che rinunciare al sabato pomeriggio è uno degli atti che il suo ruolo prevede e che gli garantirà la retta dell’ospizio in cui la figlia lo rinchiuderà prima del previsto.
Per cui offre alla giovane mamma la possibilità di uscire per distrarsi, garantendo di occuparsi della piccola. Cosa vuoi mai che accada, si chiede il giovane papà? Illuso. Me ne starò sul divano a leggere il giornale mentre la piccola dorme. Povero illuso. La bimba comincia a lamentarsi appena la giovane mamma ha chiuso il portoncino. Il colorito roseo modello angelo caduto dal cielo viene sostituito da uno rosso tendente al bordeaux modello angelo caduto dal cielo e atterrato di faccia. Il giovane papà spera che basti il succhiotto a calmare la pargola.
Povero patetico illuso. La piccola, dopo un attimo di esitazione, si guarda intorno e espelle l’innocuo oggetto di plastica con aria di disappunto e un tantino snob. Non può avere fame, ha mangiato da pochi minuti. E il ruttino? Ha fatto anche il ruttino. Allora è aria. La solita, maledetta, insopportabile aria. Indispensabile per vivere, ma quando ce l’hai nell’intestino, è veramente rognosa. Il giovane papà la mette lunga distesa a pancia in giù. Un minuto di silenzioso rispettoso, poi di nuovo urla. Dondolarla, occorre dondolarla. Non basta. Allora in piedi di fronte, in piedi di spalle, verso l’alto, verso il basso, scuotere con dolcezza ma decisione. Niente. Povero patetico illuso e un po’ scemo. Massaggio: un bel massaggino alla pancia. E poi magari la bicicletta, muovere cioè la gambine su e giù, di solito le piace.
La piccola ha un sussulto, sembra tranquillizzarsi. Forse ce l’ho fatta, adesso torno sul divano. Povero, patetico, illuso, un po’ scemo e tonto. L’odore è nauseabondo, arriva dritto come un colpo di karate in mezzo allo sterno, ti scuote i sensi e per un attimo ti fa perdere i contatti con la realtà.
La bimba ha fatto pupù. (continua)