Come si scrive una fiction – prima puntata

Volete provare l’ebbrezza di scrivere la sceneggiatura di una fiction poliziesca? Vedrete che è molto più facile di quanto non appaia in un primo momento.
Dell’ambientazione non dovrete occuparvi. Quella dipenderà dalla film commission – nome figo per dire finanziamento pubblico regionale – che offrirà di più per ospitare le vostre storie per promuovere turistacamente la regione. Per cui evitate storie che richiedano necessariamente la presenza di mare, montagne, fiumi, o tutto ciò che un cambio di location potrebbe complicare. Mantenetevi sul generico, parlate di città, piazze del duomo, viali della repubblica e parrocchie di periferia e andate sul sicuro.
Sappiate subito che le storie devono avere un lieto fine. Se nei romanzi questo talvolta non accade e nel cinema ci sono raree eccezioni, per la fiction non si discute, il cattivo alla fine va in prigione e i buoni vincono.
Nonostante l’ignoranza delle più elementari procedure investigative debordi dalle nostre storie televisive, documentatevi un minimo: i commissari e gli ispettori stanno nella polizia, i marescialli e i capitani nei carabinieri e nelle altre forze armate. A seconda del protagonista che scegliete, sarà lui l’anello più importante delle indagini: se è un giudice, guiderà l’inchiesta, coordinerà gli uomini a sua disposizione e commissari ed ispettori saranno solo pedine che eseguono gli ordini. Se è un commissario, avrà un giudice ottuso e con probabili intrallazzi politici che vuole archiviare tutto, e un ispettore impacciato e buono a nulla a dargli una mano. Se è un ispettore, ormai avete capito come funziona, i suoi superiori sono dei burocrati, l’unico che si sporca le mani davvero è lui.
Qualunque sia la vostra scelta, sappiate che il questore nelle fiction è un patetico imbecille spaventato dall’idea di creare problemi ai potenti e attento solo alle conferenze stampa. Nella fiction poliziesca ci sono poche certezze, e la mediocrità umana e professionale del questore è una di queste. Nella prossima puntata ci occuperemo del protagonista.

Il pesce monnezza

Un paio di volte, l’ammetto, l’ho mangiato. Così, per cambiare, per non mangiare sempre carne.
Magari era un venerdì di quaresima, magari non avevo voglia del solito tacchino.
Ho mangiato il pangasio, il pesce-monnezza. Non a casa mia, ci mancherebbe; al self-service, durante la pausa pranzo. Immaginavo che lo proponessero perché a buon mercato, ma pensavo si trattasse di pesce d’allevamento non troppo pregiato ma neanche così male.
Il sapore non era cattivo, per carità si dimentica dopo pochi minuti, ma d’altronde mangiare in un sel-service in pausa pranzo non è certo in generale un’esperienza memorabile. Oggi una collega mi ha fatto notare che non solo non è prelibato, il pangasio, ma se mangiassi un vecchio paio di ciabatte arrosto della guardia giurata della coop probabilmente farei meglio.
Vive nei fiumi più inquinati nel mondo, sguazza nel fango di cui mantiene il sapore (ma in mensa anche i tortellini sanno di fango a volte, per cui), viene trattato chimicamente per non spappolarsi e non ha alcun valore nutritivo. Praticamente è fatto di grasso e mer%a.
Mizzica.
L’ho mangiato un paio di volte, sono ancora vivo, ma quando verrà il mio giorno, spero il più tardi possibile, so già che un po’ sarà anche colpa di quel pesce monnezza che ho ingoiato con troppa leggerezza…

PS Se volete documentarvi, basta cercare "pangasio" su google…

Che delusione l’ultimo Harry Potter!

L’ultimo romanzo di Harry Potter è stata una cocente delusione.
Non l’ho letto, beninteso. Devo ancora cominciare a leggere il quarto. Però me l’hanno già regalato. Ma appena l’ho messo in fila accanto agli altri, mi sono accorto dello scempio: la casa editrice aveva cambiato il formato. Sto parlando dell’edizione economica in inglese della Bloomsbury.
Ma perché mai? Perché farlo più basso e tracagnotto (che oltretutto mi ricorda qualcuno di poco simpatico) degli altri? Sulla mia mensola sta malissimo. Il settimo nano era muto, lui è… deforme. Largo, basso, poco maneggevole… Magari lo ristamperanno uguale agli altri nella versione deluxe in cofanetto, perché non credo proprio che facciano un cofanetto con un libro fuori serie, magari è una trovata commerciale.
Non lo so, ma ci sono rimasto male. Mancano ancora tre romanzi, ma so già che questo sgarbo dell’editore mi renderà il settimo meno piacevole degli altri.

Il carattere più importante

L’alfabeto italiano ha 21 lettere, poi ci sono quelle “straniere” ma ormai d’uso comune con le quali arriviamo a 26.
E poi i numerosissimi segni di punteggiatura, la virgola, il punto, il punto interrogativo. Non preoccupatevi, non ho intenzione di infliggervi un ripasso di grammatica per principianti. Semplicemente, vorrei farvi notare come il segno in assoluto più importante della comunicazione pubblicitaria attuale non sia una lettera e nemmeno un segno di punteggiatura, ma un carattere tipografico apparentemente modesto: l’asterisco.
L’asterisco è timido, si nasconde, se ne sta all’ombra di un testo in fondo alla pagina pubblicitaria o piccolo piccolo in cima ad una cifra grossa e sgarciante. Ma è importante, quell’asterisco, dannatamente importante perché come le leve nei film d’avventura, se la tirate vi si apre una parete con dietro mostri, belve feroci e trappole mortali. L’asterisco vi svela che il finanziamento non è proprio a tasso zero, perchè c’è un 25% di taeg*; che gli sconti valgono solo fino ad esaurimento scorte (di solito molto esigue); che c’è uno scatto alla risposta che costa 15 euro. Quella stellina a sei punte è importante eccome.
Quando leggete una pubblicità, cercatela subito, ed evitate la fregatura. Poi non dite che non vi avevo avvisato.

*se non sapete cos’è – maledizione! – cercate subito su google, ignoranti.

L’inquadratura col dolly

C’è un metro attraverso il quale si può misurare non il valore artistico ma sicuramente l’importanza che ebbe tra i contemporanei un’opera d’arte rinascimentale, ed è quello di osservare quanto blu veniva usato.
 Il blu oltremare era adoperato soprattutto per i vestiti della vergine e per ottenerlo erano necessari i lapislazzuli, non proprio economici. Per cui se l’artista ne usava molto voleva dire che il suo mecenate era facoltoso, e che credeva molto in lui.
Ho fatto questa riflessione pensando che qualcosa di analogo si può fare per il cinema. Certo, ci sono elementi ovviamente costosi come gli effetti speciali, le esplosioni, gli incendi o tutte quelle caratteristiche di certi film fracassoni. Anche le ricostruzioni storiche sono costose, e le scenografie maestose. Ma se osservate produzioni molto più alla mano e realizzate in economia come quelle delle fiction italiane, vi renderete conto che c’è un elemento che funziona da indicatore: il dolly. Il dolly è un carrello motorizzato in grado di sollevare la cinepresa.
Costa, il dolly, costa noleggiarlo se la troupe non ce l’ha a disposizione, costa usarlo perché occorrono elettricisti, tecnici, fotografi. Ecco perché non vedrete mai un dolly in "Un posto al sole" (che non ho mai visto ma credo lesini in generale di esterni come tutte le soap) e anche certe serie un po’ alla buona dedicate a carabinieri, finanzieri, poliziotti e compagnia bella posso farne un uso moderato. Se vi capita, fateci caso: il dolly viene usato tipicamente nei finali, con il protagonista che cammina lungo una strada e l’inquadratura che lo segue, con la cinepresa che si allontana e sale ingrandendo il campo.
Più il protagonista diventa piccolo, più la cinepresa è salita in alto, più è costata la scena.
Poi magari a voi piace "Un posto al sole" e del dolly non vi importa un fico secco: e c’avete ragione pure voi, de gustibus…

Il successore designato

Due milioni di americani a Washingthon per festeggiare il primo presidente di colore della storia americana. Fotografi, telecamere, l’abbraccio della folla, un momento indimenticabile per il neopresidente e per il suo staff al completo. Per tutti, tranne che per uno: Robert Gates, il segretario alla difesa e successore designato. In caso di attacchi terroristici o disgrazie che vedano coinvolti Presidente, Vicepresidente e tutte le altre alte cariche, il successore designato infatti è chiamato a sostituire il presidente.
Per questo motivo lui deve starsene al sicuro, rinchiuso in una base militare segreta. Niente video, niente festa, niente foto. Quando suo figlio gli chiede: e tu dov’eri? Lui deve rispondere: non posso dirtelo figliolo, se te lo dicessi sarei costretto a sopprimerti: è un segreto militare.
E non solo per questa occasione: tutte le volte che cerimonie imporanti coinvolgeranno presidente e vice, lui se ne dovrà stare rinchiuso nella base a rosicare.
Sì perché tanto non è mai successo che il successore designato salisse al potere, anche se sospetto che alcuni di loro, rinchiusi nelle loro basi segrete, l’hanno sperato…