Top-ten delle cose “che non si fanno” che puoi fare da grande

10 – Addormentarsi con la tivù accesa

9 – Togliersi le scarpe senza slacciarsele, con un colpo sul tallone

8 – Lavarsi i denti e dopo, se viene voglia, mangiarsi un biscotto

7 -Bere il té con un risucchio numeroso

6 – Mangiucchiare in salotto

5 – Tirare su con il naso anziché soffiarselo

4 – Infilare il dito nel vasetto di yogurt per recuperarne le ultime gocce

3 – Bere la coca-cola dalla bottiglia

2 – Lasciare la minestra senza averla mangiata tutta

1 – Farsi la doccia dopo pranzo e scoprire compiaciuti che non si muore

 

 

 

Perché non mi convince l’I-pad

Non ho mai nascosto di essere un amante delle nuove tecnologie, specialmente quelle legate alla comunicazione. D’altronde quello che state leggendo è un blog, non un volantino.

In particolare mi entusiasma la possibilità dei nuovi media di avere un ruolo attivo: non più soggetti passivi come per la televisione e la radio (per la lettura il discorso è più complesso), ma attori del processo comunicativo con un ruolo partecipe. Su Internet leggiamo, ma commentiamo, scriviamo, citiamo.

E produciamo contenuti: foto scattate con il cellulare, testi scritti con il netbook, video registrati con la videocamera o il cellulare, canzoni o discorsi registrati in mp3. Ebbene, tutto ciò non è possibile con l’I-pad.

Immagine tratta dal sito Apple. Copyriight Apple (c)

L’I-pad è, da un un punto di vista teorico, un passo indietro, perché di fatto è pensato per utenti passivi della comunicazione. Non ha la fotocamera, non registra, nemmeno permette il collegamento di questi accessori. E scrivere con quelle tastiere virtuali, non scherziamo, è più faticoso che digitare un sms. Avete provato a selezionare uno dei tasti di un word editor con le dita? Nonostante gli equilibrismi e il ritorno sulle scene del mignolo finalmente non relegato alla pulizia delle cavità auricolari, è difficile, suvvia.

Certo che ci sono applicazioni pensate ad hoc per questo strumento, ma l’impressione è che comunque il principio dell’utente passivo rimanga (non avendo un i-pad non ho certo potuto provare le migliaia di applicazioni, per questo parlo di impressione). E smettiamola poi con questa storia della portabilità, un netbook pesa poco di più… So che l’Ipad 2 dovrebbe risolvere molte di queste carenze, ma insomma, avrete capito che non mi troverete in fila per acquistarlo.

Fratelli d’Italia

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta;
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci;
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Dall’Alpe a Sicilia,
dovunque è Legnano;
ogn’uom di Ferruccio
ha il core e la mano;
i bimbi d’Italia
si chiaman Balilla;
il suon d’ogni squilla
i Vespri suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
le spade vendute;
già l’aquila d’Austria
le penne ha perdute.

Il sangue d’Italia
e il sangue Polacco
bevé col Cosacco, ma il cor le bruciò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò

Canzoni stonate

© (c) & TM 2004 Cartoon Network

Per ragioni familiari sono diventato un esperto commentatore di cartoni animati, e prima o poi potrei realizzare il dizionario “Caputo” dei programmi per piccoli.

Ultimamente ho scoperto il mondo di Cartoon Network (in chiaro visibile anche su Boing, K2 e Frisbee) caratterizzato da tratti fortemente bidimensionali, colori vivaci, umorismo che talvolta strizza l’occhio agli adulti senza scadere nellavolgarità. E’ soprattutto un fustaccio biondo (Johnny Bravo, che però con curioso atteggiamento burocratico mia figlia chiama Bravo Johnny) ad essere diventato protagonista delle mie giornate televisive. In fondo questo genere di cartoni surreali e poco realistici fa la sua più che onesta figura se confrontato con gli effetti 3d e i miliardi di investimento del cinema rivolto ai più piccoli, con un piccolo ma. Un piccolo ma rivolto alle agenzie che curano la versione italiana di questi programmi: non parlerò qui della traduzione (caso scandaloso è “Il mondo di Bo”, di cui però parlerò in un altro post perché non c’entra con Cartoon Network), ma è troppo chiedere un doppiatore intonato?

Le canzoncine che spesso riempiono questi cartoni sono infatti infarcite di stecche clamorose che non si ascoltano. Sarà che il mainstream Disney-Dreamworks ci ha abituati a cantanti professionisti, ma questi tromboni stonati proprio non si sopportano…