Le Ferrovie dello Strazio

Una capotreno è stata multata ed ha subito anche un provvedimento disciplinare perché pare abbia trasgredito al severo manuale di comunicazione dell’azienda. La dipendente infatti, in un annuncio ai viaggiatori, ha osato parlare di “guasto”, quando invece avrebbe dovuto parlare di “controllo tecnico”. Secondo questo meraviglioso manuale alla cui redazione avrebbero partecipato degli accademici, bisognerebbe parlare di “intervento dei vigili del fuoco”, e non di incendio, e chissà quali altre capriole lessicali. Ci sarebbe da indignarsi se non fosse che questo determinismo linguistico risale ormai al secolo scorso – e anche prima – e l’idea che orwelliana che un linguaggio censurato avrebbe potuto omologare le coscienze sembrava messa in soffitta. Non per le ferrovie dello stato, per le quali bisogna parlare di soluzioni, e non problemi.
Allora mi propongo di suggerire qualche altra nota al manuale: anziché di treni maleodoranti, potremmo parlare di vetture “diversamente profumate”; al posto dei sedili sporchi, potremmo inserire un “vagoni dal tocco esoticamente selvaggio”; anziché di ritardo, potremmo fare riferimento a “orari di arrivo alternativi”. Così si che noi viaggiatori saremmo felici nelle nostre carrozze stipate all’inverosimile, anzi, pardon, “con un contatto umano più ravvicinato”

In cima al mondo con il cellulare

Sono su una spiaggia dorata di fronte alle acque cristalline dell’oceano”, “Non pensavo che dalla cima dell’Himalaya ci fosse una vista così mozzafiato”, “Che bello passeggiare sui boulevard parigini”, “Il panorama delle Ande che si stagliano contro il cielo è semplicemente magnifico…”.

Probabilmente sarà capitato anche a voi di avere un amico, un amico di amico, un conoscente o uno che è finito nella vostra lista di amici di Facebook senza che ve ne siate resi conto che ad un certo punto decide di pubblicare il suo sentire durante le vacanze. Ebbene, se in fondo condividere le foto di un viaggio è una delle più antiche e odiose attività con cui appestare i conoscenti vantandosi ancora una volta di un viaggio a cui si è partecipato, farlo in diretta è davvero diabolico. Ma santa pazienza, con la crisi che c’è ti sei pagato un viaggio dall’altra parte del mondo, se di fronte ad un meraviglioso panorama e non trovi di meglio da fare che pistolare sul tuo cellulare?

Il minimo che ti possa accadere è che cominci a piovere, e poi vai a scoprire che dei tuoi amici ti ha mandato il malagurio azzeccato…

Tutti pagano e pochi incassano

Sono tornato quest’estate a Marina di Ginosa, una delle più belle località di mare in provincia di Taranto, una delle poche a fregiarsi della bandierina blu quasi ogni anno. Ma non è stato il mare a colpirmi. E’ stata la villa comunale. Quell’angolo di verde che da bambino mi sembrava una foresta smisurata è rimasto lì, un polmone al centro del paese, eppure qualcosa è cambiato. Venticinque anni fa c’era un chioschetto al centro. Adesso una fetta di parco è adibita a giochi gonfiabili per bambini (gestiti da privati e a pagamento), un’altra è in concessione ad un albergo, al centro troneggia una enorme pista da ballo con bar, un altro bar ha conquistato un altro angolo (ricoprendo il suolo con moquette verde, agghiacciante). Insomma i privati stanno colonizzando il parco: un bene di tutti diventa fonte di lauti guadagni di pochi. E pazienza poi se si trovano anche rottami, spazzatura e angoli secchi. Mi sembra una metafora meravigliosa dell’Italia di oggi, in cui tutti dobbiamo pagare, ma poi ad arricchirsi con i beni pubblici sono i pochi furbi (vedi autostrade, energia, televisioni).
Mi va bene un sistema di mercato in cui un privato si costruisce un giardino e lo adibisce a bar, e mi va bene un sistema pubblico dove il giardino è accessibile a tutti. Ma un giardino pubblico in cui bisogna pagare il barista che se ne è appropriato -legalmente, ci mancherebbe –  proprio no.

Top-ten di quelli che non sopporto in autostrada

10) Quelli che si comprano le smart, le Citroen 107 o le Toyota IQ e poi pretendono di caricarle come station wagon

9) Quelli che si portano dietro la casetta in lamiera con soggiorno e frigobar (chiamasi roulotte o caravan è lo stesso) e poi pretendono di sorpassare

8) Quelli che non possono noleggiare una bici in vacanza, devono portarsi la loro, la issano sul tetto e sbandano come aquiloni nella tormenta

7) Quelli che quando i tir non possono circolare circolano lo stesso con i loro tir

6) Quelli che viaggiano sempre sulla corsia di sinistra

5) Quelli che, se vedono uno del punto precedente, suonano all’impazzata
4) Quelli che, se vedono uno del punto precedente, lo sorpassano da destra

3) Quelli che viaggiano con i finestrini aperti a 120 km all’ora

2) Quelli che escono dall’autogrill a tutta velocità e chissenefrega se invadono la corsia di qualcun altro

1) Quelli che gettano cicche dal finestrino. O cartacce. O caramelle. O qualunque altra cosa.