26 volte no

Piazza Minghetti prima delle ruspe
FOTOSCHICCHI, da "Il Resto del Carlino"

Non è un momento facile per i sindaci e gli amministratori pubblici in generale, ma di certo i primi mesi della giunta Merola non lasceranno un segno positivo della storia del Comune di Bologna. Alla faccia del rispetto della costituzione, che a sinistra si sbandiera solo quando serve a colpire Berlusconi, il Comune infatti ha esordito con una serie di assunzioni che se ne infischiano dell’articolo 97 della Costituzione. Niente inutili concorsi, graduatorie, esami, gli assunti li sceglie il direttore generale con contratto privatistico, tanto sono a tempo determinato.

Ma il colpo più grosso per chi – come il sottoscritto – aveva ben altre aspettative in questa giunta l’ha assestata la “riqualificazione” di piazza Minghetti, che in questa foto del Resto del Carlino vedete com’era prima del passaggio delle ruspe selvagge del Comune. Il giardinetto è scomparso, e con esso 26 – ventisei – alberi che davano ossigeno alla piazza.

Tutto in nome di un urbanizzazione incomprensibile: e da quando ai pedoni non piacerebbe più il verde? E  c’era proprio bisogno di un’altra piazza di mattoni e cemento a pochi metri da piazza Maggiore e piazza Santo Stefano? Niente da fare, i 26 alberi se ne sono andati, e con essi, se le cose non cambiano e in fretta, anche un bel po’ di voti per questo centrosinistra…

La spesa con papà

Fare la spesa non è di solito un’attività entusiasmante, ma con un po’ di organizzazione (lista della spesa, percorsi strutturati, scelta di orari non troppo frequentati) si possono raggiungere buoni risultati di rapporto costi/benefici.
Questo ovviamente se non si ha una figlia di tre anni accanto.
In questo caso l’approccio non è più funzionalista (faccio la spesa perché ho bisogno di determinate merci) ma ludico (faccio la spesa per far divertire mia figlia visto che fa freddo e non posso andare al parco).
Quindi l’obiettivo non è comprare quanti più prodotti nel minor tempo possibile, ma comprare quanti meno prodotti inutili nel tempo prestabilito. Non si pensi subito a giocattoli o caramelle: il giovane papà infatti evita con accuratezza quei settori, addirittura se può evita gli ipermercati preferendo i centri più piccoli privi dell’angolo (che più che un angolo è un piano sterminato) giochi. Il problema sono gli oggettini che per posizione (ripiani bassi) e dimensione (stanno in una manina) si rendono disponibili alla figlia volenterosa che vuole collaborare alla missione. Tonno, cibo per cani, lustrascarpe, bulloni finiscono pertanto nel carrello, e guai a ferire l’orgoglio dei piccoli rimproverandoli e mettendo via gli oggetti inutili sotto i loro occhi. L’unica soluzione è trovare un carrellino piccolo e affidarglielo. Attenzione, non quelli a forma di automobile in cui si siedono: funzionano una volta sola, poi i piccoli annusano la fregatura e li mollano.

Intendo proprio i carrellini piccoli di plastica: bassi, difficili e imprevibili da guidare, sbattono contro i piedi di tutti, creano confusione, perdono il contenuto che straborda, slittano. Insomma, il divertimento è assicurato. Certo ciò rallenterà di non poco gli spostamenti e non è detto che il rapporto con i vicini tragga beneficio dal fatto che il carrellino guidato dalla piccola insolente li faccia sbandare da una parte all’altra (i papà più ansiosi potrebbero utilizzare supermercati lontani dove non si incontrano i vicini, tranne gli altri giovani papà che vogliono evitare i vicini).

Ma raccoglierete i sorrisi di tutti, specie delle signore, a patto che spiegate alla figlia che il gioco è finito quando, nei pressi della cassa, rischia di intasare la fila con i suoi “io, faccio io” che accennano all’idea impraticabile che sia la piccola a disporre i prodotti sul piano. E insomma, anche dalle giostre più belle bisogna scendere, prima o poi

 

Il terzetto dei fuorisede – seconda parte

Il terzetto dei fuorisede purtroppo è vittima di ogni genere di abusi da parte della città ospitante. Paga prezzi spropositati in bar che gli indigeni non frequenterebbero neanche per aver perso una scomessa, compra molti più biglietti di autobus di quanti non ne sarebbero necessari e per non fare brutta figura li timbra tutti, finisce, esausto e sfiduciato dopo giorni di ricerca, a sistemare l’erede in camere triple ricavate in tuguri senza pavimenti e con il bagno in comune con l’appartamento due isolati più avanti. Sono ancora migliaia i terzetti che frequentano Bologna, talvolta anche nella versione coppia (la più efficiente, perché non c’è l’inutile ingombro del papà) o in quella familiare che comprende anche la zia che ha visto il mondo perché partecipa sempre ai pellegrinaggi in corriera organizzati dalla parrocchia o il fratello minore che pur di liberarsi del porimogenito è disposto a quel gironzolare senza meta.
Se incontrate un terzetto, a Bologna, Roma, Firenze o in qualunque altra città universitaria, siate accondiscendenti con loro.

E soprattutto spiegateli che no, non è normale pagare 500 euro in nero per un posto letto, e che se cercano un altro po’ forse troveranno di meglio.

Il terzetto dei fuori sede – prima parte

La stagione dei terzetti comincia con le prime avvisaglie nella tarda primavera, tra maggio e giugno. Si tratta tuttavia di apparizioni sporadiche, di manifestazioni che rappresentano solo un’anticipazione, per quanto ricca di contenuti, della stagione vera e propria che va dalla seconda metà di agosto fino alla fine di ottobre.
In questo periodo i terzetti sono rinvenibili nelle città universitarie per la classica formazione triangolare: studente davanti con aria sognante e distratta, mamma un paio di passi più indietro che scuote il capo con aria diffidente, papà in linea con la mamma – o appena un po’ più dietro – perso nella consultazione contemporanea e quindi assolutamente insoddisfacente di una mappa turistica, un giornale di annunci e un blocco di appunti. Questa figura negli ultimi anni ha conosciuto una certa evoluzione per cui al materiale cartaceo può sostituirsi un cellulare di ultima generazione con GPS e connessione ad Internet: in risultati sono, se possibile, ancora più deludenti, perché almeno tuttocittà non perdeva la connesione con il satellite e dal giornale di annunci si poteva evitare la pubblicità più invadente.
Il terzetto è quello delle famiglie dei fuorisede che cercano l’alloggio per la giovane speranza: e se ne parlo con affetto è perché anch’io, troppi anni fa, ne ho fatto parte.

Continua con la seconda parte

What the crisis is

If I should answer the question “Which are the causes of this economical crisis?”, I’d make it really simple, with an example. In these days 4 young women died in southern Italy while working in a factory hidden in a basement. Their jobs were under the table, no rights, no holidays, just 5 euros per hour. 5 EURO PER HOUR.
In the same time another woman, definitely luckier, Lorenza Lei, general manager of RAI, asked for a pay raise. She wanted 730.000 euros per year instead of the 420.000 she earned before, but she obtained only 650.000.
That would be more or less 350 EURO PER HOUR, assuming she works five days a week with some weeks of holidays.
No doubt the mrs Lei has a job of great responsibility, she is absolutely skilled, maybe she has great friends too, bla bla bla. But all the way her pay as a public employee is seventy time bigger than the wage of those poor mums.
That’s the crisis, in my humble opinion and it is moral before than economical.