Le poste mi odiano

cassetta_postale“C’è una fila, signore”.
“Ma io devo spedire solo un pacchetto”
“La fila è unica, signore”.
Le poste mi odiano. Sono arrivato a questa amara considerazione osservando le mutazioni del servizio postale negli ultimi anni. Mi odiano perché io non ho il conto bancoposta, non ho la postamat, non accredito il mio stipendio da loro. Non ho mai comprato un televisore o una lavatrice dai loro cataloghi, né un libro dai loro scaffalini improvvisati. Nemmeno un gratta e vinci, e non mi interessano nemmeno le schede telefoniche a tariffe agevolate.
Io dalle poste voglio una cosa semplice: un buon servizio postale. Voglio poter spedire un libro senza che la spedizione costi il doppio del contenuto, voglio ritirare una raccomandata che non ho potuto ricevere perché me l’hanno consegnata alle 11 (ma chi trova in casa, alle 11, il postino? Persino le ottuagenarie a quell’ora sono al mercatino).
Alcuni giorni fa mi sono recato all’ufficio postale più vicino con questa insulsa pretesa. Dovevo spedire un pacco. C’erano decine di persona in fila: dovevano pagare le tasse, ritirare la pensione, ordinare un bonifico, inviare denaro, ritirare denaro. Attività che in un paese normale si fanno in banca.
Per fortuna, in questi casi, c’è sempre uno sportello, in fondo, un po’ in ombra, dove noi altri vecchi nostalgici possiamo ritrovarci con i nostri francobolli e le nostre buste. Mi sono avviato in quella direzione, e immediatamente una voce mi ha inchiodato di fronte alle mie responsabilità. C’è una fila, signore.
E così ho dovuto mettermi in fondo a quella coda di pensionanti, popolazioni al vaglio di vaglia, ricaricatori di credito telefonico, portatori sani di bollettino, con un’unica colpa: le poste mi odiano. E va bene, mi arrenderò, userò i corrieri. Dovrò rinunciare a mangiare tutti i giorni, considerando quello che costano, ma alla fine mi adeguerò.

Frankie viene a casa con me

vitaminiSono 120 euro e 27 centesimi.Vuole lo sconto punti?

– Nessuno sconto punti.

– Le scarico il ristorno?

– Il ristorno resta dov’è, grazie.

– Uh…va bene. Però devo toglierle 50 centesimi di sconto sul dentifricio, fanno..

– Pago i 120 euro, lei non toglie niente, mi stampi lo scontrino. Pago i 120 euro, mi servono quei dannatissimi 6 bollini per portarmi a casa Frankie Fico quindi lei stampa lo scontrino e va bene così. La commessa, colpita da quel papà esaurito che aveva fatto la spesa mancando solo di 27 centesimi in eccesso l’obiettivo, regalò altri 6 bollini. Di questo passo presto anche Bob Broccolo sarebbe stato arruolato

Siamo alla frutta. O a dolce?

pranzo_servitoUno dei campi di battaglia in cui il sudista al nord si confronta (e si scontra) più frequentemente con gli indigeni padani è senz’altro la tavola. Sono tanti i motivi di dibattito, da rifiuto del meridionale di utilizzare olio che non venga dalla tanica dell’amico di papà, alla difficoltà del padano nel capire il concetto di “pasta con le patate”. Non ce la fa, l’uomo della nebbia, proprio non ce la fa. L’abbinamento carboidrato+carboidrato scardina i principi salutistici del nordista, pronto a giustificare un lipide+lipide+lipide in nome della tradizione, ma assolutamente incapace di cogliere la grandezza delle patate come condimento della pasta asciutta.

Ma il tema che oggi voglio affrontare è un altro, e riguarda la conclusione del pranzo. Si chiude con il dolce, come vorrebbe il sudista, o con la frutta, come sostenuto dalle popolazioni del grande freddo? Il nordista, come accade sovente, cerca la risposta tra i suoi libri  – nordisti –  e subito in merito cita il galateo che prevede che si serva prima il dolce. D’altronde Giovanni Della Casa era fiorentino. A parte il fatto che se fosse per il galateo dovremmo pranzare con due forchette, due coltelli, qualche molletta per le verdure e svariati cucchiai: praticamente occorrerebbe prevedere una lavastoviglie a disposizione per ogni commensale. Ma poi, qualcuno di voi sbuccia la mela con forchetta e coltello, come vuole il galateo? O prende le ciliegie con un cucchiaino, facendo attenzione a lasciar scivolare il nocciolo nel cucchiaino stesso prima di posarlo nel piatto? E allora, non tirate fuori il galateo solo per la storia del dolce, suvvia.

Da un punto di vista filologico, molto più notevole è semmai la posizione dell’indimenticabile “Il pranzo è servito”, che, a dire il vero, si concludeva con il dolce. Anche in questo caso, tuttavia, il sudista ha un’arma con cui rispondere: qualcuno di voi ha mai visto, ad un matrimonio, una macedonia nuziale? Persino il più dozzinale dei matrimoni nordisti, di quelli modelli tavola calda con antipasto frugale di mortadella e parmigiano, un solo primo (al limite un bis, ma nello stesso piatto: che scempio), un solo secondo (e non è mai il pesce), contorno e acqua naturale (succede anche questo, ve lo assicuro, succede), dicevo, nemmeno uno di quei matrimoni nordisti con pranzetto di durata inferiore alle tre ore (praticamente una merenda, per il sudista) si chiude con la frutta. E qualcuno ha mai soffiato le candeline sull’ananas? E dai.
La festa si chiude con il dolce. Prima del caffé e dell’eventuale liquorino. Se il pranzo è una festa, non si può concludere con un mandarino.

Si, lo so, il detto popolare dice “siamo alla frutta”, per indicare che abbiamo toccato il fondo. Ma è ovvio: chi è alla frutta è messo male, perché ha già capito che il dolce non è previsto dal menù.