Top ten dei motivi per cui un single deve essere felice a San Valentino

10. Se i centri commerciali preparano prodotti monoporzione, vuol dire che tu sei importante per l’economia
9. Per lui: se non ci fossi tu a organizzare, i tuoi amici non giocherebbero a calcetto
8. Il coprisedile del passeggero della tua auto è praticamente nuovo. Fra un po’ puoi scambiarlo con quello del guidatore e andare avanti un altro anno
7. Puoi vedere quello che vuoi in tivù ogni sera, o anche guardarla mentre è spenta solo per il gusto di farlo
6. Nessuno finirà il tuo citypass poggiato sulla libreria lasciandoti a piedi quando meno te lo aspetti
5. Per lei: se non ci fossi tu a invitare fuori ogni tanto le tue amiche impegnate, probabilmente non sarebbero più impegnate
4. Niente cioccolatini, fiori o bigliettini, l’unica cosa che devi ricordare di comprare oggi è la carta igienica, è finita e non puoi continuare ad arrangiarti con i kleneex
3. Quando compri un biglietto aereo devi compilare un solo form. Anzi, nemmeno quello, perché il tuo pc ha memorizzato tutti i tuoi dati
2. Non devi avvisare nessuno se vai a letto tardi, sempre che sia tuo il letto, sennò meglio chiedere prima il permesso
1. Puoi cantare le canzone di Gabbani senza prima dover aprire al massimo il getto della doccia

La pupù degli angeli

Nei ricordi del sudista al nord la neve è un ricordo sbiadito. Certo che l’ha già vista. L’ha vista tre, quatto volte. Le immagini che permeano la memoria sono quasi sempre festose e allegre: giocare a palle di neve nel cortile dietro casa, il pupazzo di neve che comincia a sciogliersi prima di arrivare alla testa, la città silenziosa popolata da persone stupefatte che guardano esterrefatte intorno a sé. Non che ciò si possa generalizzare a tutto il meridione, ovviamente; ma in un paese a una decina di chilometri dal mare per giunta surriscaldato artificialmente dal più grande produttore mondiale di inquinamento, la neve è un’evenienza singolare. Una neve leggera.

Arrivati al nord, improvvisamente, la festa finisce. Intanto perché il sudista si rende conto che qui non c’è la sospensione automatica della vita civile, con allegata chiusura di scuole, uffici, negozi. Qui la gente si ostina a uscire, lavorare, muoversi. Avevo poco più di vent’anni quando vidi sul serio la prima nevicata, quella che supera i quaranta centimetri insomma, quella che sul serio mette a nudo le tue carenze. Perché sulle prime di rendi conto di non avere scarpe adeguate, e compri degli stivali. Poi però capisci che sono i piedi a essere inadeguati, sono loro, che dopo il primo stupore, si sono resi conto che qualcosa è cambiato nelle tue abitudini, e non gli piace per niente. Ero uno studente universitario all’epoca, non che avessi questi obblighi cocenti. Avrei potuto restarmene al chiuso a studiare. Però volevo vivere quello strano spettacolo di una città che vive, fa shopping e beve aperitivi nonostante la neve, una neve sostanziosa.

E con gli anni, ho conosciuto anche la neve pesante. Quella che cominci a misurare in metri. Quella dei paesi oltre i 600 metri di altitudine che si dividono in due, gli indigeni che prendono la pala e cominciano a spalare, quelli venuti da fuori che prendono il telefono e cominciano a chiamare il sindaco perché venga a spalare. Non c’è traccia di festa, in questa neve, perché hai voglia a ripetere che è la tua scorta d’acqua per l’inverno, la verità è che le catene ai pneumatici e i pantaloni fradici toccano a te, l’acqua irriconoscente scende a valle dove i cittadini della città nemmeno sanno che ha cominciato a nevicare. Per il sudista questa neve non è simpatica per niente. Alle mie figlie piccole ho detto che è la pupù degli angeli. Perché quando ci metti otto ore con i mezzi pubblici per fare trenta chilometri, capisci che se ti si palesasse di fronte il pupazzo di neve di quando eri bambino, lo decapiteresti a testate. E ti faresti un bel bernoccolo, perché da queste parti anziché sciogliersi la neve diventa in fretta un pezzo di ghiaccio.
La buona notizia, per il sudista, è che se trova la forza di salire ancora, oltre i mille metri, la neve tornerà a essere una festa. Perché vorrà dire stazioni sciistiche aperte, turisti, denaro. Una neve massiccia come l’oro, benvenuta e invocata. Sempre che qualcuno riesca a convincere il sudista a raggiungere certe altitudini dove non crescono salvia e rosmarino e dove cercare un’orata al forno può diventare complicato.