Don Chisciotte

Una città merita di essere visitata per le emozioni che sa regalarci.
E stare dietro, piccoli piccoli, quasi timidi, a due personaggii immensi come Sancho Panza e Don Chisciotte
è più che un’emozione. È la consapevolezza che i più fortunati sono nani sulle spalle dei giganti.
Noi altri siamo nani alle spalle dei giganti, ma se sono come questi due, ci va bene così.

C’è una chiesa francescana, a Madrid, dedicata al poverello d’Assisi.

Una chiesa tutto sommato graziosa, considerando gli eccessi straripanti del barocco madrileno. Ebbene, la chiesa è dedicata a San Francisco “El grande”. In quell’aggettivo c’è tutta l’essenza di Madrid, la città dove persino un santo che ha fatto dell’umiltà la sua missione diviene “el grande”. Una città scelta come capitale e tracciata sulla mappa nel diciasettesimo secolo che ad un certo punto ha deciso di ovviare ad un passato inesistente con un presente maestoso, imponente, grandioso. La città dei “galacticos”, insomma.

Il modo migliore di mangiare a Madrid è quello di affidarsi alle “cafeterias”: un po’ bar, un po’ ristorante, offrono un buon pasto (due porzioni, bibita e pane) per meno di venti euro, specie se ci si accontenta del menu del giorno. Meglio evitare i soliti orribili fast-food (da queste parti va molto una catena chiamata Vips) anche se sono molto più belli e curati che in altri stati europei (e anche un tantino più cari).

Nei ristoranti di categoria superiore c’è molta attenzione alla presentazione delle pietanze e alla cura del cliente, ma inevitabilmente tutto ciò va a discapito delle porzioni.

A Madrid quasi tutti i locali vi offriranno pesce: niente di male, se non fosse che Madrid è nella favorevole condizione di essere equalmente lontanissima da Mediterraneo, Atlantico e canale di Gibiliterra. In effetti sarà pure magnificente e galattica, ma questa città, oltre a non avere un passato, non ha neanche una tradizione culinaria, per cui si affida a quella valenziana, delle Asturie o di qualche altra regione sottomessa.

Se la parola movida l’hanno inventata da queste parti un motivo ci sarà.

Complici anche le condizioni climatiche (il sole d’estate tramonta verso le dieci di sera) la vita notturna è molto intensa, dopo le undici di sera le strade del centro sono piene di gente come nelle migliori località di villeggiatura e non presentano quelle tristi serrande abbassate tipiche delle grandi città estive.

Almodovar, che della rinascita spagnola negli anni ottanta è stato protagonista, ha detto che la vita nottura di Madrid è diventata come quella di Oslo.

Non so cosa si faccia nella città norvegese, ma sicuramente è ancora una Las Vegas rispetto alla vita nottura di Bologna, dominata dai vecchi e dai loro circoli di residenti che si battono per imporre il mortorio ovunque. Ma questa è un’altra storia.

La principale ricchezza di Madrid è anche il suo limite maggiore: tutto ciò che merita una passeggiata, una visita o una fotografia si trova nel raggio di pochi chilometri. Il barocco seicentesco domina la città in ogni suo angolo, in una omogeneità che presto diventa monotonia, specie di fronte a palazzi in cui gli ornamenti arricchiscono le decorazioni che fregiano gli abbellimenti in un’orgia di fronzoli.

Mancando la tipica disposizione a croce delle città di origine romana ed essendo assente un quartiere medievale, le principali strade cittadine si fanno notare per la loro vastità (credo di aver contato 12 corsie sulla Calle de Alcala, una delle direttrici principali del traffico cittadino) e la loro lunghezza.

C’è anche una bella piazza, Plaza Mayor, che però è più un salottino per turisti che non un punto di ritrovo cittadino come siamo abituati a considerarle in Italia.

Ci sono città in cui visitare un museo è un modo come un altro di passare il tempo evitando la calura pomeridiana. Per Madrid questo non è vero, a Madrid una visita al Museo del Prado è una scelta obbligata, sia per la ricchezza del museo, sia, dall’altra parte, per la “povertà” di una città che è molto bella ma che sul piano dell’offerta turistica e culturale non è nemmeno paragonabile a città come Londra, Parigi, Roma o Berlino.

Oltre tutto il Prado oltre a presentare parecchie opere interessanti dell’arte spagnola e non è anche un bel museo dal punto di vista organizzativo e di gestione degli ambienti. Chi si ferma più a lungo a Madrid può visitare anche il Museo Thyssen e il Reina Sofia; per un weekend, come nel mio caso, uno può bastare.

Concludo dicendo che secondo me la qualità di una città e della civiltà di una comunità può essere giudicata da come la stessa si prende cura del verde pubblico. Madrid è una città piena di verde, di giardini, di viali alberati, con un parco, il Parque del Ritiro, tra i più belli che mi sia capitato di visitare, con un perfetto connubio tra natura incontaminata e i soliti immensi, maestosi, (tronfi?) viali madrileni.

E qui si conclude il mio viaggio a Madrid, una piccola capitale di provincia che per fortuna è molto meno galactica di quanto non creda di essere.