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Babbo Natale non molla mai

babbonataleCome ogni anno con l’approssimarsi delle festività il quartiere si vestiva a festa per celebrare nel migliore dei modi il Natale. Sulle porte apparivano coroncine colorate di fiori e nastri, dalle finestre rilucevano candele e piccoli alberi addobbati, sui balconi apparivano festoni, babbi natale e luci varie.
Il vecchio Babbo Natale di stoffa e plastica ne aveva viste tante, di festività natalizie. A dire il vero da guardare per lui c’era poco, visto che se ne stava puntualmente di spalle a fingere l’arrampicata presso il tubo di scarico dell’acqua pluviale, ma era sempre contento dei bambini che lo indicavano ridacchianti, sempre meno ingenui però e sempre più disattenti. Ormai il suo rosso era diventato un grigio sbilenco a causa della polvere che gli si era accumulata addosso e il sacco sulla schiena era scucito in più punti, ma lui testardamente affrontava quella scalata immaginaria a cui veniva chiamato ogni dicembre.
Quell’anno però l’attenzione dei bambini era contesa da nuove attrazioni. Una nuova spettacolare serie di luci led si avvinghiava al balcone con un set di giochi di luce intermittenti, a ritmo di rock, di salsa cubana e persino di musica italiana (quest’ultima facile da individuare: acceso, spento, acceso, spento). Le lucine lo guardavano dall’alto in basso mormorando a bassa voce che era ora di rimuoverlo, era ormai superato e doveva farsi da parte perché faceva fare loro brutta figura.
Come se non bastasse questa umiliazione, da pochi giorni sulla veranda di fronte era apparsa una nuova figura: un enorme, gigantesco pupazzo di neve, alto più di due metri, che si gonfiava grazie ad una pompa interna che gli permetteva persino di muovere le braccia mentre la sciarpa svolazzava intorno. In poche ore tutti i bambini della zona vennero a osservare l’ultimo increbile ritrovato della tecnologia, fresco, giovane, al passo con i tempi e prodotto dagli indefessi elfi del distretto industriale del Guandong. Il pupazzo non perdeva occasione di dileggiare apertamente il Babbo Natale, che se ne rimaneva immobile mentre l’omone continuava a ripetere “rottamatelo! Rottamatelo, è l’Europa che ce lo chiede”.
Pochi giorni prima del Natale, però, una perturbazione si annunciò con fulmini, tuoni e temporali. Un lampo colpì l’alternatore delle lucette led mandandolo in cortocircuito. Il finto pupazzo di neve sulle prime resse bene il colpo dell’acquazzone, ma poi il suo braccio agitandosi andò a infilzarsi contro il rametto di una pianta rimasta in veranda. In pochi istanti il pupazzo si sgonfiò, e di lui rimase solo una sagoma bianca per terra.
Il vecchio Babbo Natale resse ai fulmini, al vento e addirittura la pioggia portà via un po’ di quella polvere che aveva addosso. Quando il giorno dopo tornò a splendere il sole, le maldicenze delle lucine led finirono nel bidone dei rifiuti speciali, mentre del pallone gonfiato rimase solo la pompa che servì a scaldare la veranda. Il Babbo Natale di stoffa e plastica era ancora lì, tornato rosso, con le sue scuciture e la sua improbabile scalata sullo scarico che l’avrebbe impegnato fino alla festa dell’Epifania almeno.

Cari amici, se intorno a voci ci sono lucine led e palloni gonfiati che vi fanno sentire un vecchio inutile pezzo di stoffa, non dategli retta. Verrà la pioggia e tornerà il sole, e vorrei sarete ancora lì, nella vostra scalata impossibile, alla faccia loro e delle loro chiacchiere.
Perché sarete anche dei babbi natale, ma Babbo Natale non molla mai.

Auguri.

Il regime dei folletti di Babbo Natale

Il principio è lo stesso che ha fatto le fortune di regimi totalitari come quello nazista o in tempi più recenti quelli del blocco sovietico. Si tratta di organizzare un stato di polizia dove ogni singolo movimento, ogni atteggiamento, ogni comportamento non in linea con le aspettative del potere viene osservato, spiato e registrato e provoca ineluttabili conseguenze negative sul soggetto non allineato. Non è necessario che questi comportamenti siano poi davvero osservati, l’importante è che ci sia la paura che ciò avvenga.
E i risultati non mancheranno, lo consiglio a tutti i genitori. Per più di un mese abbiamo infatti tratto beneficio da una favola ben organizzata che ci ha garantito che mia figlia si comportasse non dico bene, ma almeno meglio del solito. Il motivo era semplice: i folletti di Babbo Natale, posizionati ovunque, dietro ogni angolo, in ogni stanza, con la capacità di vedere e sentire tutto erano in grado di riferire a Babbo Natale del fatto che lei si stesse comportando male, con un’immediata riduzione, se non azzeramento, del parco regali. Ha funzionato e sono decisamente soddisfatto, devo dire, a tal punto che ho prolungato questa situazione di minaccia terroristica: adesso i folletti di Babbo Natale potranno riprendersi i regali in presenza di comportamenti scorretti (capricci, non ho la pipì e invece c’è, non voglio questa pappa). Bisogna stare attenti a non tirare troppo la corda, certo, e prima o poi qualcuno svelerà il segreto. A quel punto quel qualcuno pagherà le conseguenze del suo agire scellerato verificando direttamente il braccio armato dei folletti di Babbo Natale, cioè il mio.

Gli aiutanti di Babbo Natale

Come riusciva Babbo Natale a consegnare ogni anno i regali in tutto il mondo? Grazie al sostegno di un gruppo di aiutanti, sosia uguali in tutto e per tutto che distribuivano i doni seguendo le sue indicazioni.

Ma quell’anno, era il lontano 2009, aveva due problemi da risolvere: l’Afghanistan e l’Italia erano scoperti. Il suo aiutante afgano era saltato in aria con tante altre persone durante un ricevimento di nozze, a causa di una missione di pace che aveva fatto un po’ di confusione. Babbo Natale si rese a malincuore conto che il problema non era poi di così difficile soluzione: avrebbe affidato al suo aiutante in Iraq anche l’area afgana, visto che, una missione di pace dopo l’altra, il numero di letterine che riceveva da quelle aree era sempre minore.
In Italia invece il discorso era diverso. Il suo aiutante infatti era stato espulso durante una retata perché non risultava in regola con il permesso di soggiorno: l’assessore gli aveva riso in faccia quando gli aveva mostrato, come referenza del suo datore di lavoro, la lettera di Babbo Natale. Santa Claus si era irritato non poco e aveva anche rimproverato quel suo aiutante: gli sarebbe bastato dimostrare avere in banca un conto con circa 5000 euro e un assicurazione sanitaria per evitare il foglio di via. In Italia infatti si espellevano solo i poveracci. Ma questa norma purtroppo l’aveva appresa troppo tardi.
Babbo Natale decise allora di sostituire personalmente il suo aiutante, ma le sue renne si rifiutarono di seguirlo: l’Italia era un paese dove una schioppettata non si negava a nessuno, e le nuove leggi a favore dei cacciatori le spaventavano troppo. Provò allora con gli aerei, ma capì che avrebbe trascorso il Natale a Malpensa o Linate. Per non parlare dei treni: a causa del perdurare di uno strato non previsto di ghiaccio sui binari, il treno è stato soppresso… Ghiaccio non previsto, rise Babbo Natale? Nel Sudan o a Santo Domingo, forse, ma in Italia si poteva prevedere.

Sconsolato, si decise a muoversi in corriera o a chiedere l’autostop.Giunto in Svizzera si accorse che centinaia di camion puntavano verso il belpaese.

Chiese ad un autista di che si trattasse, e gli fu detto che erano i soldi dello scudo fiscale: miliardi di soldi nascosti in Svizzera che tornavano in Italia dove i proprietari avrebbero pagato pochissimo le tasse. In Italia infatti le tasse le pagavano solo i poveracci.
Babbo Natale chiese e ottenne un passaggio, e si addormentò in autostrada.
Quando si svegliò, scoprì dove finivano i soldi che venivano dalla Svizzera. A chi finivano.
Strabuzzò gli occhi pensando fosse un brutto sogno. Tutto vero. Sconvolto, decise che quell’anno ancora avrebbe continuato a visitare quel paese, ma sarebbe stata l’ultima volta, se le cose non fossero migliorate.

Se avete ricevuto i vostri regali, godeteveli. Ma impegniamoci a migliorare le cose, se vorremo riceverli anche l’anno prossimo. Buon Natale.

Buon qualcosa a tutti

Quest’anno, mi raccomando, non augurate “Buon Natale” per non turbare i vicini ebrei che potrebbero essere sconvolti da tale augurio e accusarvi di antisemitismo; evitate di mangiare bistecche bovine che come sapete potrebbero turbare il sonno del compagno di classe indù di vostro figlio. Non azzardatevi a comprare spumante perché i musulmani non bevono alcol e potrebbero accusarvi di razzismo.
Se fate il presepe, assicuratevi di inserire almeno una coppia di pupazzetti gay, per evitare di discriminarli con la vostra fissazione retrograda per la famiglia.
E assicuratevi che accanto a Babbo Natale ci sia Mamma Natale (no no no la Befana non è un simbolo di donna evoluta, maschilisti che non siete altro, e poi quella scopa tra le cosce è sessista). Non augurate buon anno a nessuno, perché il nostro calendario non è riconosciuto in tutto il mondo, e limitatevi a fischettare la canzone natalizia di John Lennon, tutte le altre sono clericoreazionarie. Fischiettare, non cantare, perché le parole sono scritte nella lingua della potenza imperialista ed è meglio evitare.
Se mettete una coroncina di fiori alla porta, assicuratevi che gli steli siano immersi nella terra con tanto di radici, perché un ambientalista potrebbe trasalire passando davanti a casa vostra e se proprio volete mangiare tacchino, che sia di un animale morto di vecchiaia. Auguri: ne avete bisogno

Buon qualcosa

Quest’anno, mi raccomando, non augurate “Buon Natale” per non turbare i vicini ebrei che potrebbero essere sconvolti da tale augurio e accusarvi di antisemitismo; evitate di mangiare bistecche bovine che come sapete potrebbero turbare il sonno del compagno di classe indù di vostro figlio.
Non azzardatevi a comprare spumante perché i musulmani non bevono alcol e potrebbero accusarvi di razzismo. Se fate il presepe, assicuratevi di inserire almeno una coppia di pupazzetti gay, per evitare di discriminarli con la vostra fissazione retrograda per la famiglia.
E assicuratevi che accanto a Babbo Natale ci sia Mamma Natale (no no no la Befana non è un simbolo di donna evoluta, maschilisti che non siete altro, e poi quella scopa tra le cosce è sessista). Non augurate buon anno a nessuno, perché il nostro calendario non è riconosciuto in tutto il mondo, e limitatevi a fischettare la canzone natalizia di John Lennon, tutte le altre sono clericoreazionarie. Fischiettare, non cantare, perché le parole sono scritte nella lingua della potenza imperialista ed è meglio evitare.
Se mettete una coroncina di fiori alla porta, assicuratevi che gli steli siano immersi nella terra con tanto di radici, perché un ambientalista potrebbe trasalire passando davanti a casa vostra e se proprio volete mangiare tacchino, che sia di un animale morto di vecchiaia.

Detesto il politically correct.