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Autista, indicami la strada

Di solito quando qualcuno per strada mi chiede indicazioni, fidandosi di un essere umano piuttosto che dell’intelligenza artificiale, rispondo volentieri. Almeno se sono in grado, ovviamente, altrimenti ammetto onestamente i miei limiti.

Lo stesso faccio sull’autobus. Se però gli sventurati viaggiatori si rivolgono agli autisti, mi ritiro in disparte e osservo la scena: chi sono infatti io per contraddire un dipendente formato e preparato sulla gestione del pubblico?

Certi giorni, devo ammettere, lo spettacolo è impagabile.

Una coppia di ragazzi, alla fermata, si avvicina in via Mezzofanti alla porta anteriore, attende che si apra, e domanda: questo autobus va in via San Donato? La risposta è sì, anzi è l’unico autobus della zona che ti porta lì. Non attraversa via San Donato, ma ti conduce a pochi passi dall’incrocio da cui puoi proseguire o cambiare linea.
Io almeno avrei risposto così. L’autista scuote il capo deciso, i ragazzi si allontanano e si guardano intorno disorientati, se l’ha detto l’autista, ci saremo sbagliati noi.

Una signora si avvicina, deve andare in Regione, ha un appuntamento ma non è sicura sulla fermata. Ora, piccola nota per chi non conosce Bologna: non vedere gli uffici della Regione è complicato. Un pugno di torri che svettano in mezzo a una distesa di palazzi alti un terzo, li vedi. Li vedi anche a chilometri di distanza, anzi possono servire ad orientarti. Ma la signora evidentemente ha bisogno di essere rassicurata. Glielo dico io, afferma il condottiero.

Bravo, penso, magari non gli piacciono i giovani, ma questa l’aiuta. L’autobus si ferma proprio davanti agli uffici e spesso si ferma anche per una sosta di qualche minuto, non sarà difficile.

Ma arrivati nei pressi di via Della Repubblica, cioè almeno tre fermate prima, la signora chiede: adesso gira a destra? In effetti quello sarebbe il percorso tradizionale.
Però non può girare a destra perché ci sono i lavori, girerà all’incrocio successivo quella dopo, cambia poco. L’uomo sospira, fa segno di no, alza il braccio indicando avanti verso il futuro incerto, i disagi dell’avvenire, l’eternità.
La signora dell’appuntamento è presa dal panico, allora è meglio che io scenda subito, sostiene ad alta voce, tiene stretta la borsa, si volta con una piroetta, corre verso le porte al centro e scende.
Tre fermate prima. Sipario.

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, specie se le indicazioni ve le dà l’autista TPER.