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Arrivederci, Irene, ciao

Cara Irene,
noi non ci siamo mai visti personalmente, però un po’ ti conosco perché sono il papà di Martina, che mi ha spesso parlato di te.
Come Martina ti avrà sicuramente già detto sono un imbranato nei lavoretti di casa, per appendere un quadro mi serve un pomeriggio, e anche nei rapporti interpersonali ho tanto da imparare.
Però la mia professoressa delle scuole medie diceva che ero bravino a scrivere, magari non era vero ma sono stato in gamba nel convincere gli altri, perché da vent’anni lo faccio per mestiere.
È per questo che ho deciso di scriverti, anche se non so di preciso se e quando potrai leggere i social network. Magari qualcuno ti avviserà.
 
So che sei una bambina intelligente e coraggiosa, che avevi pochi anni quando hai scoperto di avere un mostro nella pancia. Uno vero, non come quelli che nei film puoi fare fuori con un raggio laser. Credo si chiami neuroblastoma, ma tu non ti sei arresa, con il supporto dei tuoi genitori e dei medici l’hai sconfitto, anche se ti avevano dato solo il 25% di possibilità di farcela.
 
Purtroppo, però, come se questo non bastasse la terapia ha avuto un brutto effetto collaterale. Può succedere, è raro ma succede. La nostra vita è piena di effetti collaterali. Una battuta che pensiamo divertente e invece ha l’effetto di fare soffrire qualcuno. Una zuppa di fagioli saporita che tiene svegli i compagni di camera.
Per non parlare del fatto che molti di noi, senza saperlo, sono l’effetto collaterale di un momento di passione (se siete terzi figli è matematico, dai).
 
Quell’effetto collaterale ti ha costretta ad anni di sofferenza, perché anche il minimo virus avrebbe potuto ucciderti. Per fortuna, accanto a te c’è sempre stata la speranza di un trapianto. Intanto i tuoi compagni di classe, compresa Martina, si sono vaccinati contro l’influenza, per poterti stare vicini almeno un po’.
Poi è arrivato il maledetto coronavirus, di nuovo rinchiusa in una bolla, di nuovo da sola.
 
Ho deciso di scriverti pensando a tutti quelli che in queste ore fanno i loro calcoli miserabili sugli effetti collaterali, su quanto gli conviene o no farsi vaccinare. Senza pensare a chi, come te, questa scelta non ha mai potuto farla. Perché sei stata vittima di un effetto collaterale, ma non avevi alternative.
E non hai potuto nemmeno scegliere se usare o no la mascherina, se mangiare dentro o fuori.
Chi invece può scegliere, per un attimo dovrebbe smettere di fissarsi l’ombelico, alzare lo sguardo verso l’orizzonte e guardare verso gli altri, quelli che hanno più bisogno del nostro vaccino.
Non puoi saperlo, ma ti scrivo con il cerotto al braccio, mi sono appena vaccinato.
 
Cara Irene, temo che il nostro incontro di persona dovrà essere rimandato.
Da qualche giorno sei volata via, uno stupido adenovirus, di quelli che a noi provocano un semplice raffreddore, ti ha portata via prima che arrivasse il trapianto.
Io lo so che ci sei ancora e hai meglio da fare che leggere i miei stupidi post, ma spero che a leggermi siano quelli dell’ombelico, del me ne frego, dell’andate avanti voi. Avete una vita, fate qualcosa per meritarla. Amate, ridete, viaggiate, proteggetevi e proteggete anche per chi, come la cara Irene, non ha avuto la stessa fortuna.
 
Ciao cara Irene.
Per il prossimo festival di Sanremo, che ti piaceva tanto, io e Martina alzeremo un po’ il volume, così potrai sentirlo anche tu

Sanremo: cantano tutti (e poi patteggiano)

musicaE comunque il colorito di Carlo Conti non esiste in natura. Io c’avevo un Big Jim di quel colore, ma era perché lo lavavo con il sapone da bucato.

Tutti “Je suis Charlie”, tutti liberi e libertini, poi Siani fa una battuta infelice su un bambino sovrappeso (ciccione non si può dire) e apriti Cielo siora Maria dove mai andremo a finire.

Certe nuove proposte sono talmente vecchie che per televotarle serve il piccione viaggiatore.

Ciribiribì Kodak! Ah, no, è Nesli.

Dopo la Premiata Forneria Marconi posso anche andare a dormire

Qualcuno sa come si fa a televotare il tatuaggio più tamarro a Sanremo?

Sanremo: vincono tre giovani che fanno cose che nemmeno due secoli fa. La perfetta sintesi dell’era renziana.

Sanremo, il papa e le elezioni. Troppa roba

Mengoni, Modà e Annalisa in testa a Sanremo? Capperi, se alle politiche si votasse con il televoto avremmo i Gormiti al governo…

È impossibile con gli strumenti tecnici impedire gli abusi durante la pratica del voto (Sanremo). Io lo scriverei anche nella cabina elettorale.

Quella di Mengoni non è un un’acconciatura ricercata. È che è arrivato a Sanremo con un volo Carpatian Air

Il papa si dimette. Il guaio è che in Vaticano non gli hanno mai versato i contributi. Un altro esodato…

Grave violazione della par condicio. Il Cagliari ha osato fare goal al Milan in piena campagna elettorale.

In momenti di tensione e domande inevase come questi si avverte la necessità di una puntata di Voyager che spieghi come dietro le dimissioni del Papa si celi un complotto dei Templari che dopo essersi nascosti nell’Area 51 ritornano coperti dai servizi segreti moldavi. E Nostradamus aveva già previsto tutto.

Berlusconi odia l’Imu perché non è ancora riuscito a trasferire la Sardegna alle Cayman.

Al Milan non lo dicono, ma nel contratto di Balotelli c’é una clausola che dice che se Berlusconi non vince le elezioni lo danno in prestito alla Pro Patria.

Il bello di non avere un euro da parte è che non hai un euro da parte in Monte dei Paschi.

Il vero problema della politica italiana sono gli elettori impresentabili.

Dicono che Clooney abbia fatto un lifting allo scroto talmente efficace che gli ha risolto anche il problema del doppio mento

Prima ancora che per i falli Mexes andrebbe espulso per l’acconciatura

Ti fai un mazzo così per darti un tono da giornalista di qualità, e cosa ottieni?  La rete ti taglia il programma per gli scarsi ascolti, tuo marito fa il mentore di Renzi e si fa trombare alle primarie, e tutto mentre tua sorella batte ogni record di vendite pubblicando ricette su come friggere le uova in padella.
Coraggio Cristina, passerà.

Il festival della nazione italiana

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Oggi non puoi definirti un blogger se non commenti Sanremo, e quindi non ci esimeremo dal farlo, nonostante qualche imbarazzato legato al fatto che ho potuto seguire solo spezzoni delle varie serate, perché il mio status di lavoratore con figlia a carico questo mi offre. Propongo allora una pagellina che fa tanto tecnico e quindi in linea con i tempi.
10 Papaleo. E la smettano quelli che parlano di “sorpresa” o “rilevazione”, Rocco Papaleo è un attore presente in televisione, alla radio e al cinema da tanti anni, ovvio che chi guarda le isole dei famosi, i grandi fratelli e le dirette sulle disgrazie non lo conosceva. Il bello del successo ottenuto, e meritato, da Rocco è che è la dimostrazione che in Italia il talento c’è eccome: basta far fare le cose a chi sa farle. Si prende un  intrattenitore e attore completo, lo si mette sul palco e lui fa il suo mestiere bene. Ovvio che non è la stessa cosa se si pretende che una modella presenti o che un cantante conduca. A ognuno il suo. Ma nel paese dove i figli dei professori insegnano medicina all’università anche se sono laureati in legge, questo è pretendere troppo.

5 Irene Fornaciari. La ragazza è brava e si impegna, ma per fortuna Sanremo non è l’università, un ministero o un’azienda, dove il “figlio di” si piazza sempre e comunque. Non basta una canzone di Van De Sfroos e addirittura Brian May a risollevare le sorti di una prestazione, e di una carriera, che sembra non decollare. Io non so se ha ereditato l’immenso talento del padre, ma se fossi in lei lascerei perdere le grandi collaborazioni con gli amici di papà,  se ha le capacità prima o poi le dimostrerà da sola.

4 Celentano. Celentano oltre ad essere uno straordinario cantante (e l’ha confermato per l’ennesima volta senza nemmeno dover ricorrere ai vecchi successi come fanno in tanti) ha carisma, gestisce bene i tempi teatrali – altro che pause, lui è uno che sa come si tiene il pubblico in sospeso – ha anche un ottimo senso dell’umorismo. Però non è un autore. Affiancato da qualcuno che lo aiuta a scriverei testi, dà il meglio di sé, che si tratti dei vecchi simpatici film firmati da Castellano e Pipolo, fino a successi televisivi recenti (vi ricordate il rock e il lento di Rockpolitick? Dietro c’era Diego Cugia). Altrimenti rischia la catastrofe, come quel Joan Lui in cui mescolava toni apocalittici con battute demenziali. Non è stata una catastrofe, ma un mezzo pasticcio sì, anche perché da uno come lui ci si aspettava qualcosa di più dei luoghi comuni sui preti non parlano del paradiso (senza nemmeno citare le accuse indegne a Famiglia Cristiana e Avvenire). Come ha detto un commentatore televisivo, non puoi inscenare un ambiente beckettiano e poi farlo interpretare a Pupo.

3 le canzoni. Magari qualcuno decente c’era, ma la verità è che ha ragione chi dice che ormai sono solo un contorno. Soliti personaggi da talent, facce note e prive di idee. Anche se chi vorrebbe maggiore spazio per la musica dovrebbe ricordare che il festival della canzone italiana è finito negli anni ottanta, quando durava solo tre giorni, si cantava in playback e Tiziana Rivale vinceva con un plagio di Joe Cocker. Questo è il festival della nazione italiana, quello rinvigorito appunto dai grandi personaggi, che siano Benigni o Celentano conta poco, quello che Fazio, la Ventura, Bonolis e via discorrendo hanno trasformato nell’ultimo varietà della televisione italiana. La musica oggi è altrove, e non ha bisogno di festival.

2 I soliti idioti. Non è stato un gran festival per la comicità, con il turpiloquio di Luca e Paolo che riempiva un vuoto di idee e questa insistente mania dei comici di fare sempre il pistolotto serio (c’è cascato persino Alessandro Siani, l’unico che mi ha strappato una risata con la battuta dei francesi con la puzza sotto il naso perché non hanno il bidé). Ma i solidi idioti non solo sono volgari, non solo sono qualunquisti, non solo solo aggressivi, non solo vanno avanti a tormentoni… il loro dramma è che non fanno ridere. Nemmeno un po’. E questa è una colpa che a un comico non si può perdonare

Essere una donna

Quale modo migliore di festeggiare le donne che citare il testo di quello che è considerato uno dei migliori autori italiani e che ha vinto a Sanremo nella categoria donne?

Essere una donna
non vuol dire riempire solo una minigonna
non vuol dire credere a chiunque se ti inganna.
Essere una donna è di più, di più, di più, di più
è sentirsi viva
è la gioia di amare e di sentirsi consolare
stringere un bambino forte, forte sopra il seno
con un vero uomo accanto a sé
Essere guardata
e a volte anche seguita
mi pesa.
Certi complimenti se son rozzi poi ti senti offesa.

Non ci sono parole per commentare la poesia…