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#Stodadio a Tolé: non potevamo partire meglio

Non l’avevo immaginata così, la prima Il sindaco Giuseppe Argentieri con Carmine Caputopresentazione di “#Stodadio – L’enigma di Artolè”. Avevo fantasticato su un evento collaterale alla festa di Artolè, magari un giorno prima. Mi ero visto su una bancarella nel vicolo dei gatti con i miei libri, tra il via vai dei turisti e qualche bambino curioso che mi chiedeva cosa ci facessi lì.

Ma il Covid-19 ha cambiato, in alcuni casi stravolto le nostre vite, per cui non lamentiamoci. Io non lo faccio senz’altro, quando abbiamo ultimato il romanzo, scegliendo copertina e impaginazione, in pieno lock-down, io e il mio editore non sapevamo nemmeno se saremmo riusciti a organizzare delle presentazioni. Di quelle vere, con il pubblico che ride, fa domande, si addormenta a volte, con i libri autografati, le foto, tutte quelle esperienze che ci fanno sentire vivi e che le videoconferenze non possono restituirci.

E però è andata benissimo, forse addirittura meglio, perché la mia presentazione in fondo è stata una Artolè in miniatura: c’era qualcuno in maschera (compreso il sottoscritto, ma chi mi conosce bene sa che quando si tratta di dare un po’ di spettacolo non mi tiro mai indietro), c’erano i borlenghi, c’era l’arte. Come se non bastasse è stata allestita proprio per il mio primo giorno di ferie, e i lavoratori di tutto il mondo sanno che il primo giorno di ferie è un giorno bello a prescindere. L’associazione Fontechiara, presieduta da Tina Zaccanti, che ha organizzato l’evento, l’ha ribatezzato “Delitti e borlenghi”, titolo azzeccatissimo che potrei persino riciclare per una futura saga toletana.

Dopo la bellissima introduzione a cura di Flavia Malpezzi, che – tanto per restare in tema- ha ritratto il romanzo con un paio di pennellate che ne hanno messo a nudo l’essenza senza svelare troppo, ho chiacchierato con il sindaco Giuseppe Argentieri e l’assessora alla cultura Patrizia Gambari prima del colpo di scena finale. Il disvelamento di un quadro della pittrice Rosa Stassi dedicato al romanzo assolutamente perfetto nel suo dire e non dire.

Chi l’avrebbe mai detto che ci sarebbe stato un quadro ispirato da un mio romanzo? Ma roba da matti.
A completare il tripudio per il mio ego anabolizzato, una bimba di una decina d’anni ha chiesto a suo nonno di potersi fare una foto con me, dopo che gli ho autografato il libro. Ma non è stato quello il punto. A quell’età anche uno scrittore scalcagnato che però riesce a radunare mezzo paese, può sembrare una celebrità con cui farsi una foto. Il punto è stato che nel libro che mi ha allungato, un po’ stropicciato, ho individuato il segnalibro. Era a oltre metà. Ho improvvisamente sentito sulle mie spalle tutta la responsabilità della scrittura. Quella bimba ha letto oltre metà del mio libro, a questo punto spero l’abbia finito: e se le sarà piaciuto, ne leggerà un altro, e poi un altro ancora. Ma se invece l’avrà trovato noioso, l’avrà magari dimenticato tra i giornalini di enigmistica incompleti e i quaderni di seconda elementare da riciclare (da generazioni i bambini comprano più quaderni di seconda elementare di quanti ne servano, e poi ci mettono anni a riciclarli tutti). Capite, che responsabilità, la scrittura?
Speriamo non di aver deluso una giovane lettrice. Non potrei mai perdonarmelo.

“Sto da Dio – L’enigma di Artolè”: l’Appennino bolognese in un giallo in libreria da luglio

La copertina del romanzo di Carmine CaputoArriverà in libreria all’inizio di luglio “#stodadio – L’enigma di Artolè” il romanzo di Carmine Caputo edito da Damster Edizioni, ambientato a Tolè, piccola frazione di montagna del Comune di Vergato.

Più che fungere da contesto, Tolè è la vera protagonista di questa storia, come spiega l’autore: «Nelle mie storie sia i protagonisti che le vicende sono completamente frutto della mia fantasia. Sono veri invece i contesti in cui ambiento gli avvenimenti: in passato è accaduto per Statte, il mio paese natale in Puglia, per Bologna, la città che mi ospita da 25 anni. Stavolta invece racconto l’Appennino bolognese e in particolare Tolè, un piccolo borgo dove ho vissuto per un paio d’anni e che porto nel cuore».

I fatti narrati si svolgono durante il week-end del 23 e 24 agosto dell’estate del 2014, particolarmente fredda e piovosa. Un maresciallo dei carabinieri, Antonio Luccarelli, che opera nella Val di Setta, decide di prendere un paio di giorni di vacanza e di approfittarne per partecipare ad Artolè, manifestazione realmente esistente che dal 1997 porta artisti, scultori e pittori a decorare con le loro opere le vie del centro appenninico.

I piani però non vanno nel verso giusto. La visita inattesa di un amico di vecchia data (Leo Stasi, che insieme a Luccarelli ancora bambino fu protagonista di un altro romanzo dell’autore, “Ballata in sud minore”, nel 2009) costringe infatti il maresciallo a rivedere il suo programma. Anziché fare la corte a Simona, una affascinante volontaria che partecipa alle parate in costume che contraddistinguono la festa, il carabiniere si trova così a fare da guida al suo amico, aspirante scrittore di favole, che ne improvvisa una per ognuno dei quartieri del borgo antico di Tolè: quello dei mulini, quello dei gatti, quello del Natale e, appunto, il borgo delle fiabe. La mattina dopo però il maresciallo sarà chiamato al lavoro extra: il cadavere di una anziana signora è stato ritrovato in casa trafitto da un pugnale. E il capitano avrà bisogno del suo aiuto, visto che i suoi uomini in servizio sono impegnati in una delicata operazione che coinvolge la criminalità organizzata. C’è un solo indizio per il maresciallo, un elenco di numeri di telefono sul comodino della vittima, e poche ore per trovare la soluzione dell’enigma.

Carmine Caputo è un giornalista che da cinque anni segue l’ufficio stampa per l’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese. Ha pubblicato per Nonsoloparole Edizioni “Bello dentro, fuori meno” nel 2003 e “Bologna l’oscura” nel 2007, nel 2009 è uscito “Ballata in sud minore” per 0111 Edizioni e nel 2014 “Chiamami Legione”, edito da Sesat Edizioni. Nel 2017 è stato curatore della raccolta di racconti “Misteri e manicaretti dell’Appennino bolognese”, edizioni il Loggione.

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I generi letterari

bibliotecaChi mi conosce sa che secondo me esistono solo due generi di romanzi: i buoni romanzi e quelli cattivi. Però i generi letterai piacciono, piacciono sopratutto agli editori che si sentono rassicurati, piacciono ai lettori che non vogliono rischiare, piacciono alle biblioteche che si danno un ordine. Volete davvero i generi letterari? Li volete da uno che ha mescolato il noir con l’umoristico e il giallo con il fantasy, scatenando le ire degli ortodossi? Eccoli.

Giallo: c’è un cattivo che ammazza qualcuno, e alla fine viene catturato
Noir: c’è un cattivo che ammazza qualcuno, ma importa il giusto perché tutti sono cattivi e, a modo loro, ammazzano
Orrore: ci sono cattivi che ammazzano, ma con doverosa perizia di particolari
Rosa: c’è un lui bello e maledetto, c’è una lei forte e voluttuosa, e alla fine si amano
Erotico: c’è un lui bello e maledetto, c’è una lei forte e voluttuosa, e fanno sesso. Cavolo se ne fanno. Dall’inizio alla fine. Probabilmente si amano anche loro, ma non è rilevante
Epico: ci sono cavalieri, battaglie, miti, buoni e cattive, ma soprattutto tante pagine o, se l’autore ha fortuna, tanti libri
Fantastico: non si capisce se quello che succede è vero o falso
Fantascienza: non si capisce se quello che succede è verosimile o no, o se lo sarà in futuro
Avventuroso: succedono un sacco di peripezia al protagonista, almeno quante ne bastano a riempire un eventuale film di due ore
Romanzo di formazione: non è detto che accada qualcosa, ma se accade, accade ad un personaggio tra i quindici e i vent’anni
Fantasy: ci sono nani, elfi, principesse, maghi e draghi, e si menano le mani in terre misteriose e grandi abbastanza da starci in una mappa di una pagina disegnata da un bambino di cinque anni
Gotico: qualunque cosa accada, c’è da avere paura
Umoristico: qualunque cosa accada, c’è da ridere
Biografia: la storia di una persona che ha avuto una vita interessante
Autobiografia: la storia di una persona che millanta di aver avuto una vita interessante

L’armonia dei sogni spezzati, di Fabrizio Carollo

fabrizioLa morte è un tema ricorrente nella letteratura e non potrebbe essere altrimenti. Può essere un espediente da cui partire per svelare un delitto, come nel caso della letteratura poliziesca, può essere un’occasione per raccontare i sentimenti di chi sopravvive ad un lutto, può essere anche un modo di immaginare a cosa ci sia dopo, se un qualcosa c’è.

Parlare della morte serve in fondo a esorcizzarla, a parlare della vita, di cui la morte è solo una fase. Ebbene, “L’armonia dei sogni spezzati” è una raccolta di racconti di Fabrizio Carollo che mi ha colpito particolarmente proprio per la capacità di raccontare con uno sguardo originale delle storie in cui il tema della morte è preponderante. Non vi aspettate elucubrazioni filosofiche o melense pagine strappalacrime: qui siamo nell’ambito della letteratura fantastica dove il confine tra reale e sogno, fantasia e allucinazione, presente e futuro è labile.

E l’abilità dello scrittore sta proprio nel prenderci per mano con una lingua asciutta e accurata e accompagnarci in cinque storie che più che di paura sono intrise di malinconia. A proposito delle storie, non accennerò alle trame perché il gusto dell’autore è proprio quello di sorprendere con finali che capovolgono le nostre previsioni e i nostri pregiudizi. Ci sono personaggi sperduti in deserti sconosciuti e pugili sfiniti dalla vita, ci sono studenti che ripercorrono i corridoi della propria scuola e innamorati delusi che cercano una soluzione definitiva al loro dolore. I racconti, in definitiva, mi sono sembrati soprattutto un inno alla vita nelle sue innumerevoli forme. Perché, sembra dirci l’autore, se arriva il momento in cui, come un ladro nella notte, la morte interromperà il nostro percorso, allora questo è il motivo migliore per godercelo appieno, questo viaggio senza aspettare o rimandare a chissà quando.

Un autore nella cultura: Fabrizio Carollo intervista Carmine Caputo

intervista_FabrizioLa rubrica “Un autore nella cultura” a cura di Fabrizio Carollo chiacchiera con uno scrittore “galleggiante”, come lui stesso si definisce, per distinguersi dagli emergenti.
Nel romanzo “Chiamami legione” (Sesat Edizioni), Carmine Caputo non ha soltanto mescolato sapientemente generi diversi in una storia che racchiude azione, poliziesco, fantasy ed ironia ma ha anche spezzato la barriera del luogo comune per cui un libro grosso è noioso e difficile.
Nel suo libro (non il primo, perché Carmine ha all’attivo diverse pubblicazioni) l’autore utilizza un linguaggio che scorre bene ed interessa fin dalle prime pagine, catturando l’attenzione del lettore sulle vicende delle due protagoniste (eroine) al femminile letteralmente diverse l’una dall’altra.
Una conversazione piacevole per un tipo di narrativa che dovrebbe essere certamente riscoperta, in compagnia di un autore ed un amico che ha reso speciale questo secondo appuntamento dell’ottava edizione di UANC.

Guarda il video sul sito di Vimeo

Chiamami Legione

coverCi siamo.
Dopo cinque anni di silenzio (anzi, cinque anni di chiasso, vista la presenza delle mie due vivaci nuove coinquiline che hanno preso possesso del mio tempo e della mia casa), torno a pubblicare. Il romanzo si chiama “Chiamami Legione” ed è edito da Sesat Edizioni.
Presto riceverete maggiori informazioni su questa pagina. Intanto anticipo che il romanzo sarà presentato alle Librerie Coop il 28 novembre alle ore 18,15.

Aggiornamento: ecco la pagina dedicata a Chiamami Legione