Dieci piccoli indizi – Due di spade

Ti rendi conto che stai invecchiando quando ti è più facile immaginare un futuro in cui tu non ci sei… Ester scacciò via questi pensieri malinconici concentrandosi sulle sue prossime vacanze. La montagna l’avrebbe rilassata. Verdi distese, aria pura che ti riempie i polmoni, acqua fresca a cui dissetarsi alla fontana. E poi lunghe passeggiate con Luca, mano nella mano a raccogliere fiordalisi e recitare insieme versi Neruda, e poi la sera di fronte ad un camino a cantare a “io guiderò per questa notte ed altre notti ancora, mentre intorno si scolora il cielo e tutto porta in su e disferò le mie valigie e non avrò paura…”. Forse stava esagerando. L’immagine dei fiordalisi probabilmente era stata eccessiva. Già se lo vedeva il suo Luca disperarsi perché il suo cellulare non aveva abbastanza campo in quella maledetta vallata tra i monti. Per non parlare del camino, poi. A luglio? Avrebbero potuto cantare di fronte ad un tramonto. Neanche, Luca era stonato, e poi la musica lo annoiava.
Al mare, allora. Sì, al mare si sarebbero divertiti da morire. Svegliarsi la mattina tardi, andare a prendere il sole, abbracciarsi nell’acqua sentendosi persi una nelle braccia dell’altro, e poi ordinare pesce la sera e fermarsi a contare le stelle distesi sulla sabbia. Chissà. Luca non amava il pesce, a meno che non fosse quello senza spine. D’accordo, avrebbe ordinato gamberi. E il sole? Sarebbe probabilmente rimasto sotto l’ombrellone con la sua crema protezione ottanta e un libro di Milton Friedman. Però a Luca piaceva nuotare. Avrebbero nuotato. Tanto. E la sera avrebbero passeggiato in centro, perché non c’era dubbio che il suo fidanzato l’avrebbe accompagnata di sera sulla spiaggia, con il rischio di riempirsi di sabbia le scarpe.
Città d’arte! Un giro per le città d’arte sarebbe stato perfetto. Venezia, Firenze, certo, ma anche Mantova e Ferrara, e magari anche all’estero, Parigi, Barcellona, Londra. Parigi. Che idea. Loro due seduti a fare colazione in un caffè parigino discutendo delle opere apprezzate il giorno prima all’Orsay… Anche in questo caso si rese conto che si stava spingendo troppo in là. Luca non impazziva per le pinacoteche. Diceva che quelle opere non avevano mercato, e per lui ciò che è fuori mercato non esiste. Avrebbero visitato il museo d’arte moderna, allora, e perdinci anche la Bourse de Paris se questo fosse servito ad eccitarlo. Stava sbagliando. Si stava di nuovo piegando ai suoi desideri. Non andava bene. Ma sì, avrebbero deciso insieme. Insieme: in fondo tutto quello che contava era stare insieme.
Luca rientrò proprio in quel momento. Si tolse la giacca e la buttò sul divano, avviandosi verso il bagno senza nemmeno salutare. Ester lo seguì, cominciò a massaggiargli le spalle e lo baciò sul collo. “Tesoro… sussurrò… Vorrei parlarti dei miei progetti per quest’estate”. “Bene – rispose lui – mi hai anticipato. Vorrei portarti a Francoforte”.
«A Francoforte? A luglio?»
«Be’ che c’è di male?»
“Non è che la tua azienda ha aperto una filiale e hai intenzione di nuovo di portarmi con te solo per lasciarmi sola tutto il giorno mentre tu lavori anche se formalmente sei in ferie?»
«Ehm… e se anche fosse? Lo sai che sarebbe importante per la mia carriera…»
Uscì dalla stanza gridando che sarebbe partita da sola per le vacanze.
Anzi, peggio, avrebbe accettato l’offerta che le aveva fatto la sua amica Priscilla, proprio lei, quella divorziata. Ma prima di andar via commise l’errore di rivolgere un ultimo sguardo verso di lui, e cogliere la serenità che era ritornata sul suo viso all’idea che anche quell’anno avrebbe fatto a meno delle vacanze, visitando piuttosto open-space, sale break e uffici direzionali della multinazionale alla quale aveva donato la sua esistenza.

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