Il papà in 3d

Il giovane papà trae le sue soddisfazioni più impensate da piccoli momenti, perché per quelli grandi non c’è più spazio.

Ride delle battute di un comico in tivù mentre stira l’ennesimo completino (ma quanti ne ha?), quasi si commuove a risentire alla radio una vecchia canzone della sua adolescenza mentre prepara il latte in polvere, riesce a guardarsi un film in quattro spezzoni utilizzando un po’ la tivù, un po’ il cellulare, un po’ il computer, approfitta del sacrificio della giovane mamma per scarabocchiare qualcosa sul suo blog impolverato, scopre che, se ben equilibrato tra le due braccia, anche il trasporto della secondogenita può essere un esercio per i tricipiti, gode come un riccio nel gustarsi uno yogurt che non è salutista, non è economico, fa ingrassare, non è probabilmente solidale ma cacchio, quello bianco naturale mangiatevelo voi.
Ma sopratutto sa che qualcosa di più importante ha riempito la sua vita e pazienza se non può scrivere, correre o dormire più quanto prima, non saranno in molti ad accorgersene.
Il giovane papà capisce che la vita è tridimensionale perché i momenti più piccoli possono essere molto profondi.

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