Paparinze paparinze paparinze…

“Sarà vero, dopo Miss Italia avere un papa nero? Non mi par vero…” cantavano alcuni anni fa i Pitura Freska, gruppo ska-reggae veneto. In effetti non pare vero a nessuno, se in questi giorni tutti sembrano escludere la possibilità che sia eletto un papa di colore. La chiesa non è ancora pronta, avrebbe ammesso Arinze, cardinale nigeriano, l’unico uomo di colore che potrebbe ambire alla carica di successore di Pietro. Se non ce l’ha fatto Gatin nel 78 (altro porporato africano piuttosto influente all’epoca), non ce la farà neanche Arinze. La chiesa non è pronta, si dice. Non sono stati sufficienti 2000 anni di tradizione a preparare l’avvento di un papa di colore? Si dice che la popolazione cattolica africana è troppo esigua per ambire a questo riconoscimento; sono comunque più numerosi di noi italiani, che pure candidiamo più di un pretendente (mi sia perdonato questo linguaggio da bassa politica, lo uso perché efficace anche se poco elegante). Si dice che la tradizione del cattolicesimo è europea, occidentale; ho qualche dubbio, visto che Gesù stesso era indiscutibilmente ebreo, e probabilmente non era biondo con gli occhi azzurri come spesso raffigurato. E anche il primo papa, Pietro, non era proprio italiano (e c’aveva pure famiglia, ma questa è un’altra storia). E Sant’Agostino, tanto per citare un santo non proprio di secondo livello, era indiscutibilmente africano, anche se non di colore (nacque in Numibia). E poi, se ci fosse un papa di colore italiano, o francese, o messicano verrebbe eletto? Ho i miei sospetti.
Io spero in Papa Arinze. Spero nella vitalità e nella gioia della chiesa africana. Nella speranza di riscatto che un papa di colore può portare a quella gente. Suona anche bene, paparinze paparinze paparinze. Se la chiesa non è pronta, che si prepari…

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