Pussa via, papà!

Finché si tratta di interpretare musetti, gemiti e smorfie, il giovane papà può illudersi che quelle grida siano gesti d’affetto, che i tentativi di infilare le dita nell’occhio del genitore siano slanci d’entusiasmo, che i morsi in fondo siano baci un po’ troppo affettuosi.

Purtroppo però il tempo passa, e la prole acquisisce il miracoloso dono del linguaggio: nei rapporti tra padre e figlia allora entrano i “via tu, voio la mamma” “pussia via papà” “no voio stae con te, voio la mamma”. E per carità, ci sono anche vantaggi da queste scelte, perché il papà ha la scusa di svignarsela di fronte al pannolino strabordante o all’ennesima ninna ninna, però una parte di lui continuerà a illudersi che in fondo è al secondo posto tra i preferiti della piccola, almeno quando non ci sono i nonni…