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Buon Natale, bue.

Come vedete, il bue non c’è più

Il paese stava attraversando un periodo di profonda crisi. Erode, sulla base dei sondaggi della sua società di marketing, aveva dapprima ordinato di uccidere tutti i primogeniti maschi, poi aveva diramato una smentita accusando gli Esseni di essere i soliti comunisti che travisano la realtà, quindi aveva proclamato di essere disposto a lasciare il posto ad Ananiele. Alla fine aveva fatto uccidere i primogeniti mentre aveva salvato le femmine per garantire il ricambio generazionale alle sue cene eleganti.

Proprio in quei giorni un tweet avvisò Melchiorre: l’ora era arrivata. Un po’ se l’aspettava visto che erano nell’anno zero avanti Cristo. Cercò subito su Linkedin altri due re con i curricula adatti alla spedizione, e alla fine selezionò Gaspare, che si vantava di avere il dono del secolo, la mirra, e Baldassare, dotato invece di un potente navigatore satellitare, il Comet Star 2.0, che avrebbe dovuto condurli dritti alla meta.

Purtroppo il Comet Star aveva calcolato la strada più breve senza passare da pedaggi, che però non sempre è la più agevole, per cui i tre furono costretti ad attraversare il deserto del Gobi, quello del Taklamakan in Cina e il Rub’ al-Khali in Arabia tra gli accidenti di Melchiorre che aveva due piedi piatti e larghi quanto un 32 pollici mentre Gaspare di tanto in tanto tirava fuori un po’ di mirra e riacquistava il buon umore.
Finalmente raggiunsero la terra promessa, la terra del popolo che aveva ricevuto da Dio la legge direttamente su due tablet, anche se aveva dimenticato di regalargli il caricabatteria per cui il popolo dopo un paio d’ore di uao uao se l’era bella e dimenticata.

Qui purtroppo le tasse di Ananiele sulle case avevano costretto gli abitanti a vivere in grotte, ricoveri di fortuna e alberghi, tant’è che non si trovava un solo posto libero, e tutti i luoghi che Melchiorre – che aveva ormai due piedi quanto un 42 pollici – si era appuntato su Trip Advisor erano stati chiusi per fallimento. Per fortuna c’era Gaspare a tirarli su di morale con la sua mirra che condivideva e faceva passare loro serate di spensierata allegria.
Finalmente la voce nasale del Comet Star (Baldassare infatti non aveva scaricato le voci femminili per risparmiare) disse: seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto, fino al mattino. Rincuorati, fecero l’ultimo sforzo, con i piedi di Melchiorre grandi ormai quanto un 50 pollici 3D con dei calli che si vedevano bene anche senza occhialini.

Arrivò il mattino, arrivò l’ora di pranzo, e un pastorello che con il suo cane teneva a bada i suoi maiali in un’aia indicò loro la strada. Raggiunsero la misera capanna dov’era nato il Salvatore. Accanto a lui c’era sua madre, Maria, mentre un angelo cantava “I said, young man, ‘cause you’re in a new town, there’s no need to be unhappy, many ways to have a good time, it’s fun to stay at the Y-e-ru-sa-lem”. Melchiorre gli fece notare che erano a Betlemme e l’angelo, offeso, smise di cantare. Accanto al bambino, nella mangiatoia, c’era un asinello, che gli teneva caldo. Giuseppe offrì braciole di bovino per tutti e invitò tutti a non lesinare, che tanto avrebbero mangiato carne di bue per altri tre o quattro giorni almeno. I tre portarono i loro doni: oro e incenso, perché una guardia doganale alle porte della città aveva sequestrato la mirra a Gaspare, e poco male, visto che ne era rimasta veramente poca, giusto una modica dose per uso personale.
Giuseppe li ringraziò a lungo e volle segnarsi su un bigliettino i loro nomi, perché era importante non dimenticarli.

Di fronte alla bellezza di quel momento persino i piedi di Melchiorre sembrarono tornare alla dimensione di un 14 pollici (erano comunque due belle scialuppe), e i tre, pervasi dalla pace e dalla serenità, decisero di cliccare su “mi piace”. Ma niente, non riuscivano a trovare il profilo del bambino su Facebook. Trovarono quello del pastorello e dei suoi animali (e sì che ormai un profilo Facebook ce l’hanno cani e porci), ma non quello di Gesù. Cercarono qualche foto su Instagram, ma niente, un sacco di foto di Buddha che piaceva molto perché non veniva mai mosso, ma del piccolo nulla, nemmeno Flickr, nemmeno su Twitter. Cercarono persino su Google Plus dove però trovarono solo Mosè, Isaia e altri profeti morti secoli prima perché si sa che su Google Plus non c’è anima viva.
Allora i tre abbracciarono il piccolo, e ripartirono felici, accettando un paio di bistecche che Giuseppe diede loro.

Perché avevano capito che se vuoi davvero bene a qualcuno glielo dici abbracciandolo, e non cliccandolo su un pulsante.
Abbracciatevi. Buon Natale.

PS Il viaggio di ritorno durò ancora di più di quello d’andata, perché Gasparre insistette per passare da un suo amico che coltivava mirra.
Giuseppe perse il biglietto con i tre nomi durante la fuga d’Egitto.
Il pastorello cambiò mestiere quando gli spiegarono che gli ebrei non mangiano maiale e aprì un discopub con l’angelo.

Il Natale al tempo del censimento

Era l’anno del censimento, e Giuseppe lo sapeva da tempo perché non c’era programma televisivo in cui un direttore tutto pettinato e ben vestito non avesse spiegato quanto importante fosse il censimento. Ma se c’è già l’anagrafe che aggiorna l’Istat ogni santo mese, disse Giuseppe ad un suo cliente in falegnameria, a che serve il censimento? Serve a pagare il parrucchiere e il sarto del direttore, spiegò il cliente. E Giuseppe per la rabbia si diede una martellata sul pollice.

Passarono i giorni, ma Giuseppe non riceveva il questionario. Cominciò a telefonare ad un numero verde dove una ragazza simpatica annunciava l’apocalisse se i tempi non fossero stati rispettati ed un girone dell’inferno dedicato a chi non avesse consegnato in tempo. Si ma come faccio a compilare se non l’ho ricevuto? Si lamentò Giuseppe, che per la rabbia si morse un labbro fino a farlo sanguinare. Si recò allora alla delegazione di Nazareth, dove gli spiegarono che il postino Ponzio Pilato Sr (il padre di quello famoso) aveva distribuito solo i questionari in centro, dopo di che se n’era lavato le mani e tutti quelli nelle case fuori mano li aveva riportati indietro in Comune a Betlemme dicendo che gli indirizzi non erano in formato standard. Che vuol dire che il mio indirizzo non è in formato standard, chiese Giuseppe che per la rabbia aveva cominciato a strapparsi i capelli? L’abbiamo chiesto anche noi all’Istat, rispose l’impiegata della delegazione, ma stavano stirando i completi del direttore e ci hanno detto che non avevano tempo per rispondere.

Alla fine un ragazzino magro e denutrito cui era stato attribuito il compito di consegnare tutto ciò che Ponzio Pilato non aveva distribuito in cambio di due mandarini e un tozzo di pane gli portò il questionario quando mancavano ormai pochi giorni alla scadenza.

Per fortuna, pensò Giuseppe, il censimento si poteva fare anche online. Provò a collegarsi, ma niente, all’Istat erano stati talmente impegnati a ordinare shampo, balsamo e verificare la piega dei pantaloni del direttore, che non si erano resi conto che se tante persone accedono contemporaneamente ad un computer, il computer fa “uff uff” e poi si spegne.

Maria però era in ansia: sapeva che da un momento all’altro il loro nucleo familiare sarebbe accresciuto, e non le era ben chiaro se questo avrebbe complicato il loro censimento, per cui aveva fretta. Ma hanno detto che conta quanti eravamo l’8 ottobre, spiegò Giuseppe, e quel giorno eravamo in due. Ti ho già detto che l’Angelo non conta perché non era ospite abituale, è andato via prima che io rientrassi dalla falegnameria, non va recensito nel foglio A. Ma la sua compagna era agli ultimi mesi di gravidanza e come tutte le donne in quello stato per ogni problema faceva un chiasso della Madonna, per cui Giuseppe si decise ad andare in posta per consegnarlo.

Non è che Ponzio Pilato Sr avesse tutta questa voglia di raccogliere i questionari compilati. Il primo giorno disse che il computer non andava. Il secondo disse che il computer non andava. Il terzo disse che il computer non andava e Giuseppe, che era un falegname ma non un babbeo, gli domandò perché non accendesse il computer prima di rimandare indietro i cittadini. Perché non gli andava, spiegò Ponzio Pilato che si lavò le mani di nuovo e lo spedì al centro di raccolta a Betlemme mentre Giuseppe per la rabbia si era pestato un piede.

A quel punto Giuseppe prese Maria con sé e la portò al centro di raccolta: ormai era fisicamente talmente malandato che non ce l’avrebbe fatta ad andarci da solo. I capelli gli erano diventati bianchi e per muoversi aveva bisogno di un bastone. Rimasero in coda al centro di raccolta per dei giorni, senza trovare posto negli alberghi e nelle locande perché erano tutte occupate dagli altri cittadini che non avevano ricevuto dalle poste il censimento o non erano riusciti a riconsegnarlo. Alla fine riuscirono a raggiungere un dipendente comunale di Betlemme, un certo Sebastiano Martire, e lo trovarono trafitto da decine di frecce che i cittadini gli avevano lanciato inveendo contro l’Istat. Ma perché ve la prendete con me, che guadagno 10 mandarini al mese, si era lamentato Sebastiano? Perché abbiamo provato a rintracciare il direttore ma era al centro benessere, gli risposero i cittadini inferociti mentre lo infilzavano con altre frecce.

Sebastiano Martire riuscì a consegnare loro la ricevuta del censimento prima di esalare l’ultimo respiro e fu allora che Maria, rilasciata la tensione, disse a Giuseppe che il momento era arrivato.

Poche ore dopo  veniva  al mondo Gesù che salvò l’umanità dai peccati ma non dai direttori, purtroppo.

Buon Natale