Una straordinaria recensione di Sanremo

Quella che sto per scrivere è una straordinaria recensione sul Festival di Sanremo.
A Sanremo arriva Bonolis e con lui i grandi ascolti, pare che infatti qualche centinaia di famiglie campione dell’Auditel abbiano seguito la prima puntata. Il conduttore giogioneggia tra le due donne che lo accompagnano, una sorta di Gianni e Pinotto in (mini)gonnella chiamate evidentemente più per dare sfogo all’umorismo pecoreccio del Paolo nazionale che per le loro doti, destinate a essere ridicolizzate come spesso capita a chi circonda il presentatore romano. E le canzoni? Quelle latitano, come al solito, sono più un noioso rallentamento del ritmo tra uno sketch e l’altro, tra un Francesco Renga che ammicca e fa rimpiangere i bei tempi dei Timoria (ricordate la meravigliosa “L’uomo che ride”? Mamma mia. E il guaio è che questo Renga vincerà..), tanti semi famosi che lottano per emergere e i soliti ex-famosi dimenticati scartati da Music Farm. Un Sanremo leggero leggero, allora? Non del tutto, perché Bonolis ha capito che gli spazi stile “Il senso della vita” non solo gli danno spessore morale ma fanno anche audience, e li porta quindi sulla riviera ligure.
Cos’ha di straordinario questa recensione?
Semplice. Non ho visto neanche cinque minuti del Festival, nè penso di dedicargli molto tempo nelle prossime serate, ma ogni tanto mi piace fare il tuttologo che parla a vanvera…

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