I giovani visti dagli altri

"Se volete me ne vado, ma non è che i giovani siano questo granché". "I giovani hanno bisogno di fare esperienza". "Non vedo alternative all’orizzonte".
La più brutta nazionale che io ricordi (quella che nell’83 non ci qualificò all’europeo era pessima ma almeno non fu umiliata dagli avversari) rappresenta una bella immagine del paese di oggi.
Un paese con un primo ministro settanduenne con il parrucchino e la cipria, con una classe dirigente che quando parla di "nuove leve" si riferisce ai quarantacinquenni, con sessantacinquenni che dopo aver ritirato la pensione vanno a fare i consulenti in azienda. Per carità, siamo un paese a crescita zero ed è un bene che anche i più anziani lavorino. L’importante è smetterla con quel "non vedo alternative". Alle alternative va data una possibilità. Finché Lippi vive in un mondo dei sogni che si è fermato al luglio 2006, non vedrà altro che non sia Cannavaro, Toni, Zambrotta e compagnia vecchia. Così come le aziende e le istituzioni dovrebbero ogni tanto fare spazio ai più giovani.
Il problema è che questo comporta rinunciare al potere (e ce lo vedete l’incipriato che fa un passo indietro) e soprattutto accettare la possibilità che i giovani siano davvero meglio e non facciano rimpiangere il passato.
Nel calcio c’è voluta un’umiliazione intercontinentale per capire che è ora di cambiare rotta. Nel mondo reale, purtroppo, per i giovani c’è ancora tanta panchina…

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