I Simpsons

La difficoltà di trasportare un prodotto di successo televisivo al cinema sta soprattutto nel tradurre un linguaggio tra due codici che solo apparentemente sono simili. Non mi riferisco solo alle dimensioni dello schermo (4:3 per la tv, 16:9 o anche più per il cinema), ma in generale al fatto che il cinema assorbe lo spettatore e lo conduce all’interno della storia come la tv, alle prese con gente distratta e disattenta, non potrà mai fare.
Non è un caso allora che Matt Groening c’abbia messo vent’anni prima di decidere a portare la sua famiglia gialla al cinema: i rischio era da una parte di fare tre episodi di fila su grande schermo senza aggiungere niente, dall’altra quella di tradire completamente lo schema originale (si pensi ai pessimi risultati, in questo senso, dei film di Scooby-Doo e Garfield).
Il film riesce nell’impresa: grazie ad un ritmo di gag impressionante, ad una straordinaria coralità dei personaggi (tutti i "comprimari", da Nonno Simpson ai Flanders, hanno il loro momento di gloria) ed alla solita maniacale cura dei testi ("io voglio solo che il giorno non mi faccia troppo male prima di tornare sotto le coperte con te, Marge), il film dei Simpsons è probabilmente il miglior film d’animazione degli ultimi tempi (almeno dal primo Shrek non ricordo niente di così divertente). Con qualche concessione all’animazione computerizzata (quei tipici effetti della camera in volo che i registi di film veri possono solo sognare) e al gioco di situazione (ricordate di essere al cinema: niente rutti e puzzette), il film scorre via senza un momento di noia.
Un consiglio: aspettate tutti i titoli di coda prima di andare via.

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