Perché non mi convince l’I-pad

Non ho mai nascosto di essere un amante delle nuove tecnologie, specialmente quelle legate alla comunicazione. D’altronde quello che state leggendo è un blog, non un volantino.

In particolare mi entusiasma la possibilità dei nuovi media di avere un ruolo attivo: non più soggetti passivi come per la televisione e la radio (per la lettura il discorso è più complesso), ma attori del processo comunicativo con un ruolo partecipe. Su Internet leggiamo, ma commentiamo, scriviamo, citiamo.

E produciamo contenuti: foto scattate con il cellulare, testi scritti con il netbook, video registrati con la videocamera o il cellulare, canzoni o discorsi registrati in mp3. Ebbene, tutto ciò non è possibile con l’I-pad.

Immagine tratta dal sito Apple. Copyriight Apple (c)

L’I-pad è, da un un punto di vista teorico, un passo indietro, perché di fatto è pensato per utenti passivi della comunicazione. Non ha la fotocamera, non registra, nemmeno permette il collegamento di questi accessori. E scrivere con quelle tastiere virtuali, non scherziamo, è più faticoso che digitare un sms. Avete provato a selezionare uno dei tasti di un word editor con le dita? Nonostante gli equilibrismi e il ritorno sulle scene del mignolo finalmente non relegato alla pulizia delle cavità auricolari, è difficile, suvvia.

Certo che ci sono applicazioni pensate ad hoc per questo strumento, ma l’impressione è che comunque il principio dell’utente passivo rimanga (non avendo un i-pad non ho certo potuto provare le migliaia di applicazioni, per questo parlo di impressione). E smettiamola poi con questa storia della portabilità, un netbook pesa poco di più… So che l’Ipad 2 dovrebbe risolvere molte di queste carenze, ma insomma, avrete capito che non mi troverete in fila per acquistarlo.

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