Sulla neve coi tacchi

Cosa mai penseranno i miei colleghi quando mi vedranno dieci centimetri più vicina al suolo del solito? Cosa ne sarà del mio sex-appeal quando il ragazzo che ho cominciato a frequentare non risuscirà più a guardarmi negli occhi e dovrà chinarsi per (se quel lesso si decide una buona volta) baciarmi? Come farò a essere sicura di me e decisa in ufficio, guardando il mondo da una prospettiva diversa, molto più vicina all’orizzonte? Cosa dirà il mio capo quando, anziché sbirciare nella scollatura mentre gli parlo, si troverà a guardarmi la messa in piega? No, non è accettabile, neanche a parlarne. Finchè non inventeranno degli scarponcini da neve col tacco (col tacco come dico io), non ci penso neanche a indossare quei mostruosi calzari che mi deformano e mi fanno più bassa. No no, non se ne parla neanche, non scherziamo. Cosa vuoi che sia un po’ di neve, posso andare a lavoro con i miei tacchi come se niente fosse, al limite indosserò un paio di calze velate un po’ più pesanti. Ma sì, mi aggrapperò a qualcuno in autobus, strillerò prima di scivolare sui marciapiedi, mi toglierò le scarpe appena arrivata a lavoro e mi asciugherò i piedi in bagno, tanto ho il phon Turbine Caliente 2000 sempre in borsetta. Cosa vuoi che sia un po’ di neve, non sono una che si lascia spaventare così. Sono una donna del terzo millennio, io.


Nevica a Bologna

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