Una casa che suona

Il giovane papà quando davvero era giovane e soprattutto non era papà sapeva muoversi discretamente nel buio di casa sua. Se aveva bisogno di un bicchiere d’acqua o di andare in bagno, poteva farlo tranquillamente ricordando i passi e rintracciando riflessi di luci e spazi conosciuti. Ma quella casa oggi è cambiata. Oggi è una casa che cambia. Il giovane papà dà un calcio all’elefante ogm (è blu!) e quello comincia a suonare la sua cantilena.
Sorpreso ma ancora vigile il giovane papà riacquista la posizione ma calpestando il tappeto musicale (non quello che accompagna la declamazione delle poesie, ma proprio un tappeto che se lo calpesti suona) dà la stura ad un altro motivetto. Prova a sedersi sul divano ma il suo sederone genera un tripudio di campanellini e dindon. E se, stordito, cerca l’interrutore della luce, finisce per scuotere la giostrina dei conigli volanti (ma cosa fumano i progettisti dei giochi per bambini?). Non è ancora finita, però.
A quel punto al giovane papà parte una sequenza di insulti un po’ troppo acuta. Il microfono incorporato nel carrillon elettronico lo interpreta come il pianto di un bambino, e ricomincia a suonare. Una casa che suona, e un papà suonato.

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