Vallettopoli e me

Immaginate per un attimo di essere famosi: io l’ho fatto, e mi sono reso conto di non avere una vita adeguata. Penso già al fotografo che chiama al collaboratore.
"Allora?"
"Buone notizie, capo. L’abbiamo pizzicato due volte con le dita nel naso".
 "Tutto qui?"
 "Be’, la seconda volta era un bel primo piano".
"Non basta".
"Ho un informatore che sostiene di averlo sentito scoreggiare in autobus"
"Hai la registrazione?"
 "No…"
 "Allora non so che farmene. Passami l’agente speciale X"
 "Pronto?"
 "Allora, abbiamo ottenuto qualcosa?"
"Qualcosa c’è. Sembra si sia guardato online un po’ di donnine nude".
"Ottimo! Su quali siti? Siti per pervertiti, perversi, maniaci?"
"La Repubblica e il Corriere, capo".
 "Al diavolo. E in tivù?"
 "In tivù l’abbiamo pizzicato a guardarsi un servizio in tarda serate sulle letterine".
" Se non c’è di meglio…"
"Ehm…capo…"
"Si, agente X?"
"Durante il servizio dormiva."
"Maledizione…"
Mi rendo conto che sarei un famoso di una noia mortale, senza neanche un vizio ricattabile.
E forse è proprio per quello che non diventerò mai famoso…

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