21 grammi

Disperato, cupo, angosciante: 21 grammi è un malinconico inno allo sconforto, al male di vivere, all’avvilimento.
Non ci sono buoni e cattivi, non c’è Dio, non c’è senso: nella storia di Gonzalez Inarritu ci sono solo piccoli egoisti esseri umani che cercano di arrabattarsi tra le difficoltà ma ogni volta che provano a rialzarsi finiscono schiacciati dalla disgrazia. Un filmettino leggero, insomma, roba che in confronto Amedeo Nazzari era Asterix, ma un film comunque notevole, nella sua ostentata negazione di ogni speranza.
Straordinari soprattutto gli attori, Sean Penn che trasuda scoramento e Benicio del Toro condannato alla dannazione sempre e comunque. Peccato solo per la costruzione temporale non sequenziale esasperata e poco funzionale (vediamo pezzetti di trama in disordine, e poi dobbiamo ricostruire i fatti) soprattutto perché a tre quarti di film sappiamo già quale sarà il finale… e sinceramente non vediamo l’ora che arrivi, per poter espellere il dvd, nasconderlo in libreria e ritornare a vivere con Asterix, Shreck o qualunque altro film senza Sean Penn

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