Little Miss Sunshine

Un nonno erotomane che sniffa cocaina, uno zio intellettuale illustre studioso di Proust cacciato dall’Università perché gay e tentato suicida, un quindicenne che odia il mondo e ha smesso di parlare, una piccola che sogna di diventare Piccola Miss California (La Little Miss Sunshine del titolo), un padre convinto di aver scritto le regole infallibili per il successo e una mamma che tiene disperatamente insieme questa famiglia sgangherata. Sono quesi i protagonisti, solo apparentemente stereotipati, di un viaggio su un vecchio pulmino Wolfswagen che li porterà alle finali nazionali di Miss California, alla scoperta di se stessi e dei veri valori. Una storia non particolarmente originale tenuta insieme da una sceneggiatura strepitosa e una regina sapiente a mescolare i toni della commedia (un paio di scene sono di una comicità strepitosa) con quelli del dramma e della malinconia. Un film straordinariamente americano nella sua capacità di criticare velenosamente un sistema (la filosofia del successo a tutti i costi, la burocrazia insensibile, il mito dell’apparire, la discriminazione degli omosessuali) pur rimanendoci ancorato dentro, con il sano ottimismo dell’America liberal che rompe le regole (scassando il parcheggio dell’Hotel) ma non troppo (il tono ossequioso con il quale il padre si rivolge al vigile che li ferma).
Se amate i Simpsons non potete perderlo.

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