Ahia che male

Il giovane papà, tra il primo e il quindicesimo anno di vita si è fatto male in praticamente ogni centimetro del proprio corpo, dalla testa alla punta dei piedi.
E se li ricorda ancora i rimproveri e le sconsolate scrollate di spalla dei genitori che lo portavano al pronto soccorso. E consapevole che qualcosa di quella naturale predisposizione all’infortunio può essere passata alla figlia, cerca di incollare ovunque orribili para spigoli dell’Ikea che quando gli stacchi ti rimane un pezzo di legno in mano (ma quando fanno i paraspigoli gli svedesi dimenticano il materiale con cui hanno fatto gli spigoli? Mah…), sparge tappeti ovunque, propone giocattoli di gomma e stoffa.
Come il padre ex-alcolista che impedisce ai figli di assaggiare lo spumante a capodanno, così io vorrei un mondo dove è impossibile farsi male. Per il momento, inciampando sui giocattoli e lanciandomi dai divani, quello che si fa male continuo ad essere io, e per una volta sono contento di incerottarmi.

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