Basta con queste card!

C’è stato un periodo non troppo lontano in cui nel nostro portafogli oltre al denaro più o meno abbondante c’era spazio per la carta d’identità, la patente e un calendarietto regalatoci da un orfanotrofio o da una associazione benefica, di quelli con le date scritte piccolissime e i bordi contrassegnati dai centimetri, nel caso qualcuno avesse voluto usarlo come righello (l’ingegnosità di una volta!). Poi sono arrivate le carte di credito, che però gli italiani tengono, quando le hanno, chiuse in cassaforte; molto più spesso invece si teneva il bancomat. E fin qui, tutto normale. Poi qualcosa è accaduto. Non lo so, forse è crollato il prezzo dei supporti di plastica. Forse la mania di raccogliere dati ha coinvolto tutti (capisco che il supermercato sia interessato ai miei acquisti, ma la lavanderia? Cosa mai può coprire una lavanderia, che tendo a sporcarmi facilmente il fondo dei pantaloni e le maiche della giacca? Ci fanno del marketing incrociato con questi dati?). Insomma, hanno cominciato a riempirci di card: quella della catena di noleggio dvd (la paeggiore, perchè il giorno che la prestate alla vostra ragazza scopre un buon numero di film che non ricroda di aver visto con voi, e quasi tutti dello stesso genere), quella del centro commerciale, quella della libreria, quella del cinema, quella del parrucchiere, quella da socio Coop, e ancora quella del circolo sportivo,del ristorante, del bar, del corso serale e dell’outlet. Giuro, non invneto niente, per ognuna di queste categorie almeno uan tessera è transitata per il mio sventurato portafogli. Senza contare quelle più tradizionali, come il tesserino sanitario, quello dell’ordine, del sindacato o del codice fiscale. Ogni volta che prendo un caffé devo cercare tra una ventina di card diverse per avere diritto al 5% di sconto, o per vincere dopo tre milioni di spesa un trita agrumi. Basta. Dateci un taglio. Il grande fratello era un incubo, tanti grandi fratellini sono una rottura di scatole…

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