Caramel

Abituati come siamo a immaginare le commedie ambientate a Roma, Londra o New York, potrebbe risultare a qualcuno sorprendente l’idea di vederne una girata a Beirut.
Una Beirut che per una volta non è macerie, morte e miseria, ma sfondo a suo modo romantico delle vicende che girano intorno ad un salone di bellezza. C’è la bella mora che vive un amore impossibile con un uomo sposato (scommettiamo che si ravvederà e scoprirà il vero amore?), c’è l’anziana donna che sacrifica tutta la sua vita alla cura di una madre inferma. E c’è la clinica che ridona la verginità a chi l’ha persa sulla strada del matrimonio.
Ma ci sono anche tematiche, come dire, più occidentali, come la ricerca del facile successo televisivo (tra i momenti più divertenti del film ci sono i protagonisti di una donna che non vuole accettare lo scorrere del tempo) o la negazione forzata della propria omosessualità. Il tutto intriso, va detto, di sapiente cinematografia francese che alterna con un montaggio accurato le varie storie e riesce a tenere viva l’attenzione con una fotografia colorata e una sapiente gestione della sceneggiatura, con la battuta simpatica al momento giusto.

Divertente e consigliabile. Onde evitare equivoci: il caramello del titolo non è la solita leccornia post Chocolat per conquistare gli uomini con la gola, ma un impasto che le donne orientali usano al posto della ceretta.

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