Come si scrive una fiction – seconda puntata

Eccoci al secondo appuntamento semi serio sulle tecniche di scrittura poliziesca per la tivù. Come si sceglie il protagonista? Intanto sarà un uomo, non di discute.
 Ci sono stati è vero casi di donne detective ma fanno poco audience, il pubblico televisivo italiano è quello che è il protagonista lo vuole maschio. Magari con qualche assistente donna più furba di lui, più intelligente di lui, più onesta di lui, ma sempre una spalla, che l’ispettore, il maresciallo, il commissario o chi per lui ha da essere maschio.
La paternità, e la familgia in generale, mal si addice al nostro eroe. Sciami di donne infatti devono cadere ai suoi piedi durante ogni puntata, e al pubblico perbenista piacciono i maschi ruspanti che hanno una donna per ogni puntata, a patto che non sia sposato. Per cui, il protagonista è un maschio, età tra i trenta e i quaranta, può avere una donna, che anzi servirà come file conduttore tra le puntate a riempire i vuoti e a metterci quel po’ di soap opera che tanto piace, ma non deve essere sposato.
Uno dei temi chiavi della fiction è che l’eroe è dedito al suo lavoro e non ha tempo per la famiglia; per una scappatella per ogni indagine, invece, sì. Non deve avere idee politiche troppo di parte ma essere imbevuto di buon senso facile facile tipo credere che i politici sono tutti corrotti, che i ricchi si drogano e non lavorano mai, che la povera gente è quella legata ai veri valori. Non importa se la realtà è un po’ più coplicata di così, se c’è una zona in cui un po’ di sano classismo è sopravvissuto, quello è proprio nella scrittura delle fiction.
E il vostro protagonista non farà eccezione: a meno che non stiate pensando ad un telefilm da trasmettere di notte su MTV.
Ma allora trovatevi un nome d’arte americano o giapponese altrimenti nemmeno leggono il vostro copione.

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