Giornalismo interpretativo

Accessibile come un convento di clausura arroccato sul monte, usabile come certe caffettiere chic che ti ustionano le mani, coerente come le prese di posizione di certi politici, graficamente elegante come il volantino di una svendita per chiusura locale, il nuovo sito di Repubblica.it ha rappresentato una pagina mediocre di giornalismo. Si perché di fronte a centinaia, forse migliaia di utenti che protestavano  e giudicavano brutto l’intervento sul sito la redazione ha pubblicato un articolo in cui affermava che l’evoluzione “è stata accolta con umori alterni” e che “sono tanti quelli che hanno manifestato apprezzamento”. Si tratta di un bellissimo esempio di interpretazione della realtà così forzata da poter risultare addirittura mistificazione. Se, faccio un esempio, in 100 (sono tanti) dicono che il sito è bello, e in 2000 dicono che è brutto, è corretto scrivere che in tanti apprezzano? Non è falso, certo, ma non è quello che mi aspetto da un giornale serio. Per chi non ha ancora capito a cosa mi riferisco (sveglia!Meno male che domani non si lavora, eh?) sto parlando della nuova veste grafica di Repubblica.it che ha introdotto il blu per i titoli degli articoli, razionalizzato alcuni spazi in vista – sospetto – di una integrazione con kataweb ma tutto senza grande rispetto delle minoranze, visto che il sito non è visibile dai Macintosh e mette in difficoltà alcuni browser per disabili e gli utenti privi di un computer potente e aggiornatissimo. Forza ragazzi, tutti sbagliano ogni tanto. L’importante è ammetterlo

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