Il tocco della sposa, di Nevio Manente

Cominciamo col dire che l’inserimento del romanzo “Il tocco della sposa” nella categoria “Mistery” da parte della casa editrice è quantomeno fuorviante. Ci troviamo infatti di fronte ad un romanzo che trae i suoi spunti da quella ricca narrativa umoristica e popolare (nel senso migliore del termine, cioè non elitaria) che va da Guareschi a Calvino fino al più recente Vitali.
Una narrativa leggera, quindi, fresca, talmente piacevole da leggere che un po’ ci dispiace essere arrivati in fondo. L’autore è bravo nella scelta dei tempi e nel tratteggio divertito di quadretti rappresentati con cura lessicale (il mio preferito è il dibattito tra i novelli Don Camillo e Peppone sul nome da dare al paese).
? un’opera prima e come tale preserva quella spontaneità e quell’inventiva (magari qualcuno dirà anche un po’ di ingenuità) che fanno di questi lavori una categoria a sè stante.
La storia è quella di due coppie, una di giovanissimi adolescenti alle prese con i primi approcci con l’altro sesso, l’altra appena un po’ più grande di ventenni universitari. Sullo sfondo, un paese che dopo aver conquistato l’autonomia comunale vuole riscrivere la sua identità, a cominciare dal suo nome. La sposa del titolo è una donna che ha vissuto un amore travagliato in quel paese e di cui si racconta una leggenda che qui non è il caso svelaree che lascio ai fortunati lettori di questo romanzo.

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