In bici sulla higway to hell

L’anno pre-elettorale, si sa, è sempre il migliore per i cittadini. Indipendentemente dal colore della giunta, improvvisamente è tutto un pullulare di iniziative. A voler essere ottimisti, è perché i frutti di quattro o cinque anni di lavoro cominciano a vedersi; a voler essere pessimisti, è perché il timore di non essere rieletti spinge gli amministratori a darsi una mossa.
A Bologna, nella fattispecie, stanno improvvisamente sorgendo piste ciclabili promesse in effetti alcuni anni fa. La pista ciclabile – quella vera: cioè un percorso esclusivamente adibito per i ciclisti, e non una striscia gialla per terra – è un segnale di civilità e quindi ben vengano. Solo, si ricordino, gli amministratori, che non è che un ciclista può fare cinquanta metri di pista, e poi trovarsi disperso nel traffico caotico a sei corsie dei viali. Una pista deve avere un punto di partenza preciso, e uno d’arrivo. A che servono pistarelle a singhiozzo buone solo per un depliant per turisti? Avrebbe senso un’autostrada Milano Bologna che si interrompe a Piacenza e dopo centinaia di chilometri si giungla e sterrato rimprende a Modena? Non avrebbe senso alcuno (anche se, ripensando alla Palermo – Messina…)
Cari ingegneri, la pista deve essere una passerella per attraversare la città silenziosamente e senza inquinare, non il trampolino di lancio per l’inferno…

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