Le croci italiane

L’Italia annuncia che non approverà la seconda fase del protocollo di Kyoto, rinuncia ancora una volta a seguire un cammino unitario europeo e si accoda fedele e servile al gigante nordamericano. In due parole questo significa contestare i limiti che alcuni paesi stanno cercando di dare all’inquinamento atmosferico e non. Abbiamo una cultura del fare, noi, fosse anche quella del fare fumo tossico. L’importante è fare. Mi domando: ha senso chiamare ministro dell’ambiente uno che sostiene che i vincoli di Kyoto limitano troppo lo sviluppo industriale? Chiamiamolo ministro dell’industria, mi sembra più coerente. Sembra quasi una beffa che in questa Italia che vuole tornare a inquinare, che vuole accorciare i tempi della prescrizione, che taglia una fettina di tasse e si prende una fettona di soldi (bolli, tasse locali, aumenti dei costi dei servizi pubblici), in questa Italia mai così male dal dopoguerra, in questa Italia qui, resti a consolarci il crocifisso, che può ufficialmente restare nelle nostre aule scolastiche.
Almeno fino a quando ci saranno aule scolastiche in Italia.

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